L’arte relazionale di Rocco Salvia

Rap e Trap a Roma 110×200 tempera 2019

Indugiate pure su quel ragazzo a sinistra e la tigre a destra, in mezzo canne immobili a dividere la scena immaginata come una quinta teatrale: misura 110×200 e titola “Pensare e sentire” questo disegno a tempera su tela. Oppure soffermatevi su un fiore, un albero e il fuoco che incendia la foresta, vissuta come un ente superiore agli uomini, che in questo caso però viene attraversata e quindi diventa il simbolo di una prova superata. Una prova di crescita. Una prova di maturazione, ma protagonista insieme agli altri elementi nella più recente mostra capitolina “Giardino, Bosco, Foresta”. Sono tuttavia solo due dei tanti momenti che possono fermare il tempo davanti alle numerose opere che costellano la produzione di Rocco Salvia, artista nato a Picerno (Pz) nel 1953 ma che vive e lavora a Roma dal 1970. Ed proprio nella capitale che è recente la sua presenza al Museo di Arte Contemporanea, Macro Asilo, dove delle tre opere il protagonista era proprio l’albero-foresta. In quel caso, si trattava di una esecuzione a più mani dove la centralità della forma verde ha preso corpo attraverso alcuni prototipi in cartoncino realizzati in formato 50×70 e successivamente 30 x25. Poi, i tre prototipi migliori dell’ultima serie sono stati disegnati, tagliati da un artigiano in pasta di legno, e poi laccati dal laccatore. “La forma iniziale è stata replicata in 16 forme più piccole e con queste è stato realizzato l’albero. Il disegno e il prototipo stesso sono diventati parte integrante dell’opera. Per le forme più piccole ho usato diverse gradazioni di verde e giallo per rendere la varietà”, ha raccontato l’estroso Salvia. Anche se la peculiarità era proprio nella natura relazionale di queste opere, annidata nella parte superiore dell’opera che può essere composta in modi diversi: “Li ho già realizzati e fotografati e si possono vedere su una camera digitale”, ha spiegato l’artista, iscritto all’albo professionale degli Artisti. Ma la sua creatività lo accompagna da sempre, tanto d’esser stato il fondatore nel 2014 del gruppo “Paesaggi della mente”. Ad oggi collabora con lo Studio RO.MI, ma negli anni Ottanta è stato esponente dell’“Astrazione Povera”. Socio Fondatore di Studiaperti & Artisti Associati (2000-2006), tra le più recenti partecipazioni Rocco Salvia vanta la presenza nella Fondazione Binga – Menna con “Astrazione Povera” e la presenza tra gli artisti per la FITL, con un’asta di Arte Contemporanea nella Sala Uno. Impossibile ovviamente elencare qui le sue presenze e mostre, perché Rocco Salvia ha vissuto d’arte sin dai suoi primi vagiti. “Tutti sanno che mettere a punto un linguaggio semplice per comunicare meglio non è affatto facile, richiede tempo e lavoro”, ha detto l’artista che da tempo ha avvertito l’esigenza di spostarsi nel minimalismo. Lui, prima di altri, come ha avuto modo di confermare, in una recente intervista: “Che l’arte del prossimo decennio sceglie forme semplici lo abbiamo capito da parecchio, è un idea che circola nell’aria, nelle mostre e nelle fiere”. Ma Rocco Salvia lo aveva scritto anni fa, delineando questo concetto in modo puntuale, soffermandosi sulla storicizzazione proprio di questo cambiamento: “Il sistema dei musei delle fiere e delle mostre ha visto l’entrata in scena della Germania in Europa, ma allo stesso tempo la perdita del predominio sui mercati dell’Europa stessa con l’ingresso della Cina, dei paesi arabi e del Sudamerica. Gli antecedenti di questo cambiamento si possono rintracciare in due mostre realizzate una al Centre Pompidou, “Sensation” del 1989, e l’altra al Reina Sofia di Madrid, “Cocido y crudo” del 1995. Per l’arte di questi anni sono state definite alcune categorie di comprensione e spiegazione. Si è parlato di posthuman, di postconcettuale, di arte relazionale e di arte pubblica. È ricomparsa quindi la nozione di “post” questa volta riferita al concettuale e non all’ecclettismo degli stili come negli anni Ottanta”. E il dibattito potrebbe continuare, soffermandosi sui puntini colorati di Hirst come sulla sua creatività contagiosa, se solo si avesse il piacere di incontrarlo di persona. Spesso Salvia lo fa, semplicemente aprendo il suo studio e contrapponendo il manufatto al messaggio. Ma anche gli argomenti di cui parlano le immagini”, dice Rocco, ricominciando a parlare di arte, di stili, di multimedialità, di tecniche e di realtà e finzione. In una parola… ricominciando a parlare del suo mondo.

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