Al Ponte a Gradisca d’Isonzo, una storia di famiglia tra ospitalità e cucina

Il nome era già lì da quasi novant’anni quando, nel 1985, i Rizzotti arrivarono a Gradisca d’Isonzo. Al Ponte lavorava nella ristorazione dal 1898, vicino a quel ponte sull’Isonzo che ancora oggi ne spiega il nome. La famiglia portava con sé un mestiere conosciuto bene, passato attraverso Venezia e poi Peonis, alle porte della Carnia; dodici anni più tardi, nel 1997, a quella storia si aggiunse l’albergo. Da allora la giornata di Al Ponte si muove tra camere, colazioni, arrivi, cucina, sala e cantina, con il parco a tenere insieme gli spazi e la famiglia ancora presente nel lavoro di ogni giorno.

Gradisca accompagna tutto questo con una geografia che cambia in fretta. Gorizia è vicina, il Collio comincia poco oltre, Cormòns si raggiunge in pochi chilometri e il Carso allarga ancora il viaggio. Le tracce veneziane e asburgiche rimaste nella città raccontano una terra abituata da secoli agli incontri e ai passaggi di confine; la cucina ne conserva altre, altrettanto leggibili, fra sapori friulani, richiami mitteleuropei, prodotti dell’Isontino e la vicinanza dell’Adriatico. Quando i Rizzotti arrivano qui, portano con sé la Carnia e trovano tutto il resto già intorno.

L’Hotel Al Ponte è un quattro stelle aperto tutto l’anno, circondato da un parco di circa cinquemila metri quadrati. Le sistemazioni sono quarantadue, comprese quattro suite, con camere spaziose e luminose, alcune affacciate sul giardino o verso la piscina. Aria condizionata, minibar, Wi-Fi, televisione e bagni ampi accompagnano soggiorni che possono durare una notte o qualche giorno; alcune camere hanno anche balcone o terrazza. L’aeroporto di Trieste e il casello di Villesse dell’A4 sono a breve distanza, una comodità evidente per chi arriva per lavoro o durante un viaggio più lungo. La stessa posizione permette però di fermarsi e muoversi con facilità tra Gorizia, il Collio e il Carso, tornando la sera in un albergo che, pur vicino alle principali vie di comunicazione, resta protetto dal verde che lo circonda.

D’estate il parco cambia il passo della struttura. La piscina esterna con acqua riscaldata si apre davanti all’hotel; poco distante rimane il campo da tennis in erba naturale, uno dei tratti più singolari di Al Ponte. Lo volle Fabiano Rizzotti, grande appassionato di sport, e negli anni su quel prato sono passate squadre e atleti arrivati in Friuli per ritiri e appuntamenti agonistici. Il campo conserva anche una piccola memoria sportiva: Al Ponte ha ospitato ritiri di squadre di Serie A e nazionali impegnate in regione, con passaggi rimasti nella memoria locale come quelli dell’Inter di Ronaldo e della Roma di Totti. Un capitolo nato dalla passione di Fabiano e rimasto legato a quel rettangolo d’erba. All’interno il centro benessere comprende sauna, bagno turco e solarium, mentre i massaggi possono essere prenotati durante il soggiorno. Ci sono poi il parcheggio interno e una sala riunioni attrezzata con video e maxi-schermo.

La mattina comincia con una colazione a buffet, dolce e salata, nella quale trovano spazio anche preparazioni fatte in casa. Nei mesi più miti i tavoli si spostano all’aperto. Subito dopo le strade degli ospiti si dividono: qualcuno riparte, qualcuno raggiunge un appuntamento di lavoro, altri prendono la direzione delle vigne o restano in piscina. Le camere si svuotano e si preparano per nuovi arrivi, mentre il giardino continua a essere attraversato nel corso della giornata. È la parte più quotidiana dell’ospitalità, quella che raramente ha bisogno di farsi notare.

Il Ristorante Al Ponte è il punto da cui la vicenda dei Rizzotti a Gradisca è partita. Occupa un edificio di oltre cent’anni, rinnovato nel tempo senza perdere la disposizione delle sue sale. Al salone principale si affiancano due ambienti più raccolti, uno con caminetto; dalla vecchia terrazza è stata ricavata una veranda chiusa da vetrate, affacciata sul parco, con un camino utilizzato per le cotture alla griglia e acceso anche d’inverno. La Carnia portata dalla famiglia ha incontrato qui i prodotti dell’Isontino, il pesce dell’Adriatico e quella parte di Mitteleuropa che a Gradisca appartiene alla storia prima ancora che alla cucina.

Oggi ai fornelli c’è Luca Plet Rizzotti, quarta generazione di una famiglia di ristoratori. È cresciuto tra questi tavoli e questi fornelli, ma per formarsi ha scelto di andare lontano. Partito giovane per l’Asia, è arrivato a guidare il ristorante italiano dell’Hotel Oriental di Bangkok; dopo cinque anni si è spostato negli Stati Uniti, a Kansas City, dove è rimasto per altri due. Quando è tornato a Gradisca aveva imparato tecniche, spezie e combinazioni che prima non facevano parte del suo bagaglio. Le ha riportate a casa senza mettere da parte ciò che aveva imparato molto prima, in famiglia.

A insegnargli molto è stata nonna Maria. I cjarsons seguono ancora la sua ricetta e tornano in una carta dove compaiono anche orzo e fagioli, gnocchi ripieni di fichi o susine, goulash di manzetta con gnocchi di pane alle erbe, carni accompagnate da vini e frutti del territorio. Il pesce segue maggiormente il pescato del giorno e porta in tavola l’altro volto di una regione che dalla montagna arriva al mare in poco spazio. Le esperienze asiatiche di Luca riaffiorano soprattutto nell’uso delle spezie e negli accostamenti; non occupano la scena a forza, entrano quando il piatto le chiama. La base resta friulana, con quella libertà in più guadagnata viaggiando.

Accanto ai piatti che appartengono alla memoria di famiglia, la carta continua a muoversi con la stagione. Tra le preparazioni segnalate più recentemente compaiono la battuta di Pezzata Rossa friulana con burro di malga, il nido di polenta con fonduta di formadi frant e ricotta affumicata, i ravioli fatti a mano con ricotta di pecora e lo stinco di vitello al forno. Piatti che tengono la materia prima friulana in primo piano e mostrano come il repertorio di Al Ponte continui a cambiare senza rinunciare alle sue coordinate.

Accanto a Luca continua a lavorare zia Olga; in sala ci sono Adriana e Armando, insieme al nipote Marco. Adriana Rizzotti, sommelier e Donna del Vino, segue gli abbinamenti e si occupa anche del pane, dei dolci, delle salse e delle mostarde. Sono compiti diversi che, in una famiglia abituata a lavorare fianco a fianco, finiscono spesso per toccarsi. Nei passaggi fra cucina, sala e albergo si riconosce una continuità costruita più sul lavoro condiviso che sulle dichiarazioni di principio.

Uno dei gesti rimasti più riconoscibili è il carrello dei bolliti. Una ventina di tagli di carne vengono accompagnati da altrettante salse e mostarde e il servizio si completa davanti al tavolo, mantenendo una consuetudine che richiede preparazioni lunghe e presenza in sala. Accanto a questo repertorio arrivano i piatti di pesce, le cotture alla griglia del camino e preparazioni più personali. La cucina cambia tono nel corso dello stesso pasto senza perdere il proprio lessico, quello imparato in famiglia e poi allargato negli anni da Luca.

Dal 2017 il ristorante fa parte dell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo. Il piatto scelto per rappresentarlo sono le seppioline “in tecia” e sedano rapa. La tecia è la casseruola della tradizione domestica friulana e veneta: un termine quotidiano rimasto nel nome di una preparazione che unisce le seppie a una crema di sedano rapa. Il piatto compare ancora nell’edizione 2026 della guida del Buon Ricordo, quasi dieci anni dopo l’ingresso di Al Ponte nell’associazione.

La cantina segue lo stesso movimento della cucina. Oltre quattrocento etichette costruiscono un percorso che parte dal Friuli Venezia Giulia, con una presenza importante dei vini del Collio e dell’Isonzo, e si allarga alle altre regioni italiane e a selezioni straniere. Negli anni è cresciuta anche una collezione di grandi formati. Adriana conosce quella selezione e la porta al tavolo partendo dal piatto e da chi ha davanti. Molti produttori si trovano a pochi chilometri da Gradisca: una bottiglia bevuta la sera può diventare con facilità una cantina da raggiungere il mattino successivo.

Il territorio entra così nel soggiorno senza bisogno di programmi complicati. Dal parco di Al Ponte si parte in pochi minuti verso le colline del Collio, si raggiungono Cormòns, Gorizia e il confine sloveno oppure si cambia direzione verso il Carso. Gradisca stessa merita tempo, con le mura, i palazzi e una storia segnata a lungo dalla posizione sull’Isonzo. Le distanze restano contenute e in una sola giornata possono cambiare paesaggio, vino e cucina più di una volta.

La presenza dell’hotel ha ampliato dal 1997 una storia che era già cominciata a tavola. Oggi camere, parco, piscina, centro benessere e ristorante fanno parte della stessa ospitalità senza che uno debba diventare il complemento dell’altro. C’è chi arriva soltanto per cenare e chi, dopo una giornata fuori, attraversa il giardino per raggiungere il ristorante; chi si ferma una notte e chi usa Al Ponte come base per conoscere questa parte del Friuli Venezia Giulia. La famiglia continua a muoversi dentro entrambe le attività con la naturalezza di chi le ha viste crescere insieme.

La sera le vetrate della veranda guardano verso il parco e il camino torna al lavoro; nelle camere qualcuno rientra dopo una giornata nel Collio, mentre in cucina finiscono preparazioni iniziate ore prima. Al mattino sarà di nuovo il turno delle colazioni, delle partenze e dei nuovi arrivi. In mezzo, i Rizzotti continuano a fare quello che li ha portati qui nel 1985: stare tra le persone, la cucina e l’ospitalità, lasciando che Al Ponte cambi quanto serve senza perdere la memoria da cui è partito.

www.albergoalponte.it

 

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