Maria Pia Colella: per un cuore libero. Innamorarsi del nostro amore.

Emozione, dal latino emovère, letteralmente vuol dire portare fuori, smuovere, far fuoriuscire qualcosa dentro da noi, far vibrare una corda del cuore, che come una musica poi fa vibrare tutte le corde e crea una sinfonia magistrale; uno stato di grazia e gioia che tolto da tutte le briglie e le redini che bloccano i nostri stati d’animo, si trasforma in un volo possente e pieno di ilarità.

Proprio perché in sé, nella sua etimologia, ha un significato profondo, che sprigiona il senso più vero dell’anima, il suo picco più alto, l’emozione crea scompiglio, disordine e nel suo disordine poi rimette ordine, e in ciò che era dissonante una musica soave si genera nella dis-armonia e diviene armonia pura e vera.

Avere oggi consapevolezza di quello che siamo, del nostro essere, del nostro io, dove stiamo andando e dove eravamo prima, essere viaggiatori attivi e non turisti passivi, di questo viaggio, breve o lungo che sia, chiamato vita, è un lavoro continuo e costante che ciascuno di noi dovrebbe fare per essere davvero felice ed appagato.

Un vademecum, una guida, un bastone, per un cammino a volte tortuoso e impervio ci è offerto dal volume “Per un cuore libero. Come gestire le emozioni e non esserne schiavi” di Maria Pia Colella, edito da San Paolo.

L’autrice, psicologa-psicoterapeuta e formatrice, non è solo una semplice scrittrice, ma una vera compagna di viaggio; sfogliando le pagine di un volume, di un libro che si fa divorare in pochissimo tempo, sembra di stare in sua compagnia, come il faro della luce che si apre su ogni singola pagina e che con la sua sensibilità e acume illumina ogni riga. Una gettata di inchiostro che, pagina dopo pagina, diviene sempre più radiosa e si fa rischiarare dal nostro sentire unito al suo.

Maria Pia, che ama definirsi una “facilitatrice di evasioni”, nel suo volume illustra i nostri tre stadi, infantile, adolescenziale ed adulto, attraversa ed analizza tutte le emozioni che viviamo da dentro, dalla tristezza, alla paura, dalla gioia, allo sgomento, e svela magistralmente gli inganni e le maschere del nostro tempo; tutti quei segnali d’arresto che ci fanno vivere una vita non nostra ma di altri, che non ci appartiene, ma si fa appartenere, generando ansia e frustrazione.

Ogni giorno dobbiamo non solo dare il giusto nome alle nostre paure, ma combatterle, nominare un no e farlo divenire sì e accarezzare la nostra anima e la nostra parte infantile, per farla risorgere e soprattutto, accudendola nel tempo odierno, dandole il cibo giusto fatto di attenzioni, morbidezza e calore.

Questa si chiama civiltà, questo si chiama evolversi, strutturarsi in modo tale da desiderarsi di desiderare, da amarsi nell’amare, da volere per volersi, mettendo al proprio centro il cuore, come sottolinea l’autrice: solo così avremo e disegneremo un mondo colorato, dove la gioia sarà data dall’amore, da una luce forte, che toglierà ogni tenebra e ogni angolo oscuro del nostro essere.

Tutto questo mondo odierno, fatto di regole ed obblighi, genera apatia, crea afonia, silenzio e quindi abbrutimento; noi, invece, dobbiamo sconfiggere questo muro di gomma dettato da tanti se e da tanti passati ed essere vergini, pronti ad accogliere l’amore, pronti ad accogliere quel senso pulito di libertà, ad accettare sfide importanti e, soprattutto, sogni dolci.

Dobbiamo, in definitiva, esser pronti ad accogliere noi stessi, farci garanti del nostro io e della nostra individualità più vera, che dall’infanzia ci accompagna e che spetta solo a noi ricalcare e far diventare un fiore adulto. Spezzare le nostre catene e spiccare il volo, sempre più in alto.

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