Cuaròn, il cinema delle persone

Al termine di una settimana che ha visto la presentazione nei cinema italiani dell’ultima fatica di Alfonso Cuaròn (Gravity, Y tu mamà tambien), Roma, ci sembra opportuna una riflessione sul film, o meglio, sul personaggio protagonista, Cleo.

Fin dagli esordi, e dal suo capolavoro Y tu mamà tambien, il regista messicano pone al centro delle sue pellicole l’umanità dei personaggi, le loro debolezze e fragilità, la loro delicatezza e finanche la loro ingenuità. Oggi, come un Dostoevskij contemporaneo, Cuaròn tematizza l’idiota, cioè il semplice e l’umile. Cleo è questo: il ritratto della semplicità. La grande Storia passa alle sue spalle e sopra le sue teste, e lei neanche se ne accorge. Si trova coinvolta in vicende più grande di lei, come un mare in cui non sa nuotare. È spaesata, maltrattata, sballottata dalla cruda violenza degli eventi, eppure proprio la sua innocenza e fragilità le permette, semplicemente, di essere umana. Semplicemente, di abbracciare i bambini.

Alfonso Cuaròn ha dichiarato di essere uno di quei bambini abbracciati: nel film racconta la storia della sua umile governante meticcia. Una storia piccola, con la s minuscola, e che quindi riesce a toccare chiunque, a commuovere le persone in quanto tali, nella loro fragilità. Cloe, che all’inizio del film non sembra nemmeno la protagonista ma solo una comparsa, entra in punta di piedi nella scena e continua la sua vita, dopo, per strade a noi ignote. Quello che conta non è quello che le succede, o quello che succede al Messico del 1970, che resta sullo sfondo, l’unica cosa importante per Cuaròn, ma le persone stesse, nel loro nucleo ineliminabile di bellezza e di luce. Una luce così ben dipinta in una fotografia spettacolare, esaltata e sottolineata da un bianco e nero pieno di bianco, delicatissimo, sfolgorante.

Roma è un capolavoro, imperdibile in sala, tanto da far pagare due biglietti (come al sottoscritto), eppure, per una strana scelta di produzione, ormai disponibile su Netflix. Come se la semplicità della storia motivasse una diffusione vasta, popolare, anche sui piccoli schermi dei computer. Certamente la resa è minore, ma l’estetica, magnifica, addirittura non è l’essenziale. L’essenziale, semplicemente, sono le persone.

Related Posts

di
Previous Post Next Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 shares