Il tempo: immagine mobile dell’eternità.

Come si vive il tempo? E’ simbolo di chi affronta la vita, i momenti, le difficoltà. Tutti in modi diversi ci rivolgiamo al tempo con scadenze, presi dai ritmi frenetici del lavoro, dai doveri. Ma perché non poniamo il tempo in termini di “chi siamo” invece di “che cosa facciamo”?

Sottrarsi a questa domanda sarebbe comodo, per evitare di esporci al nostro pesante giudizio, dedicandoci del tempo, sì, quello che non abbiamo mai. Noi oggi siamo “fretta” e così il tempo che dovrebbe essere la durata misurabile di ciò che è, si tramuta. La filosofia sostiene che esso, cioè il tempo, è misura di ciò che cambia secondo un prima e un poi, quindi riproponendo la mia domanda: chi siamo?

La dimensione e la qualità, le relazioni e le nostre azioni, questo siamo. Il tempo è oltre le mode, è l’originalità di ogni istante, come di fronte allo spettacolo del mare, ogni onda è unica, essa stessa dipinto di sé. Così come la prosa delle onde, la vita procede per reiterazione ed esprime la sua bellezza segreta di un mondo che cambia. Tutto si arresta e poi come un lento sospiro, regola il nostro oggi, incosciente come nel sonno, invadente quando si è svegli. Il tempo è un rumore, come l’orchestra che amplifica i suoni, è musica, come supremo flusso di note che diventano eminentemente parole, come infinito dialogo.

Noi siamo i narratori del nostro tempo, diamo una forma al tutto con la narrazione che diventa eco del nostro vissuto. Ma il tempo possiede un suono? Sì, nel mutare delle cose, nell’evoluzione dello spirito e dei sentimenti, prende le loro voci, impossibile dare sempre una definizione del loro carattere di chi la emette, perché solo lui può capirne la mimesi del suo tempo e del suo segreto, onda dopo onda.

Il tempo scorre in modo perpetuo e sempiterno, rispecchiandosi nella propria immagine, dell’incessante divenire delle cose. Questa vita, apparentemente sempre uguale e sempre diversa, è l’immagine stessa dell’esistenza e il segreto del creato. Vorrei dissuadervi dal solito pensiero delle lancette, con ostinazione voler scendere verso un punto invisibile della psiche, che non deve essere sopraffatta dalla moralità comune ma galleggiare in superficie fra le onde iridescenti della nostra felicità. Sento che la dimensione tempo altera le percezioni, è l’enigma dei nostri gesti, il mistero del poi, di un futuro che sia tutto o nulla, un’onda può dilavare la terra, un volto, forse la lingua, la capacità di espressione ma non può sottrarre il tempo nel compiere la suprema genesi della nostra natura.

La vita non ci sottrae il tempo, ci consente di vivere gli stimoli e con essi creare un’opera, che palpita come il giorno dopo la notte e la notte dopo il giorno. Testimonianza del nostro cammino di chi nasce e di chi muore. Onoriamo il tempo con la vita, con un futuro, sì, sconosciuto ma poco importa. Il vero valore è riflettere il cielo stellato sopra di noi, per dire questo momento, ora, non dopo, non mai, adesso.

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