Palazzetto Venezia: la demolizione e ricollocazione in funzione del Vittoriano

Piazza Venezia è uno dei luoghi più rappresentativi, a Roma, della storia moderna e contemporanea. Dal punto di vista urbanistico è un’area che è stata più volte risistemata. Le più evidenti, che ancora oggi caratterizzano l’assetto della Piazza, sono due.

La più conosciuta, ossia la creazione della Via dell’Impero, poi Via dei Fori Imperiali, che parte dal Vittoriano e arriva fino al Colosseo; una sciagura per la ricchezza archeologica andata perduta, calpestata a suon di marcia in virtù dell’egocentrico nazionalismo di un’Italia fascista, violenta, bellicosa ed imperialista della quale siamo felici di poter festeggiare, tra qualche giorno, l’avvenuta Liberazione.

L’altro intervento, più datato, risale al 1910-13, quando si decise di spostare il Palazzetto di Palazzo Venezia, fino a quel momento addossato all’angolo esterno della torre, in modo tale da creare una scenografia adeguatamente sgombra per l’appena inaugurato (sebbene non ancora terminato) Monumento a Vittorio Emanuele II, anche noto come Vittoriano o Altare della Patria oppure, specialmente presso i romani, macchina da scrivere / torta nuziale.

Opera dell’architetto Giuseppe Sacconi, il Vittoriano (da non confondere con il Vittoriale) doveva trovarsi al centro ideologico, in posizione raccordante e trionfante, tra la Roma antica, a due passi da lì nella sua vetusta bellezza con Foro Romano, Fori Imperiali, Campidoglio e Palatino, e la Roma moderna, la capitale del Regno d’Italia retto appunto, in quel momento, dal re Vittorio Emanuele II di Savoia.

A bloccare la visuale da Via del Corso, però, c’era il Palazzetto, costruito come il resto di Palazzo Barbo, poi Venezia, a partire dalla metà del XV secolo su committenza del pontefice Paolo II ai tempi nei quali era ancora cardinale, come visibile anche in alcune delle decorazioni nel cortile. Il Palazzetto si trovava infatti all’angolo esterno della torre, sporgente, appunto, sull’attuale Piazza Venezia. Così lo si vede, per esempio, in una veduta settecentesca di Giovan Battista Piranesi.

Il Palazzetto venne dunque demolito e ricostruito (non esattamente come prima) in una nuova posizione, dalla quale non avrebbe occluso l’ampia e lenta prospettiva in direzione della bianca mole, posizione nella quale lo troviamo ancora oggi: addossato alla parete che dà sulla Piazza di San Marco, a sinistra rispetto all’ingresso della basilica omonima, all’angolo opposto rispetto alla torre che un tempo toccava.

Related Posts

di
Previous Post Next Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 shares