L’Oasi di Ninfa, dove storia e natura si fondono per dare vita ad un regno fatato

La Primavera è finalmente arrivata, non solo per il calendario, ma anche per il meteo. Un sole più tiepido inizia finalmente ad accarezzare le giornate e le ore di luce ci tengono la mano più a lungo. È tempo di gite, di scoperte, di uscire dal letargo. È tempo, per il Giardino di Ninfa, di riaprire i suoi cancelli e permettere a visitatori da ogni angolo del mondo di godere della sua bellezza, tenuta a riposo – come ogni anno – dall’inizio di Novembre al primo week-end di Aprile.

Quello di Ninfa non è soltanto “Il giardino più romantico del mondo”, come lo ha definito il New York Times. È un posto unico nel suo genere, dove storia e natura si fondono e creano un piccolo regno che sembra essere uscito dalle favole. Tutto è avvolto da un’aura di bellezza e armonia, e pare in attesa che l’ultimo gruppo di visitatori si allontani per popolarsi di creature magiche.

Passeggiando per il giardino, infatti, piante rigogliose e fiori colorati avvolgono gli antichi ruderi della cittadina che vi sorgeva secoli prima. Arbusti forti e alberi maestosi fanno ombra nelle giornate più calde e scandiscono il percorso dei turisti. Ogni zona del parco ha una particolarità, un aneddoto da rivelare, addirittura uno specifico microclima, che permette a piante provenienti da diverse e lontanissime zone del mondo di crescere rigogliose a pochi metri di distanza le une dalle altre. Meli e ciliegi tingono i sentieri di rosa, specie diverse di aceri giapponesi rendono gli angoli simili a tavolozze di tempera rossa, iris palustri decorano le rive dei corsi d’acqua. Ogni stagione regala una visione diversa, nuova e ricca di curiosità, ma è nel pieno della fioritura, a cavallo tra la fine della primavera e le prime avvisaglie estive, che l’oasi dà il meglio di sé, rivelandosi in tutto il suo raggiante tripudio di colori e vita.

Tutto questo, grazie soprattutto ad una gestione illuminata che se ne prende cura con attenzione e rispetto, facendo fronte con determinazione alle possibili problematiche sia naturali che organizzative: la Fondazione Caetani, oggi guidata dal presidente Tommaso Agnoni.

La storia di Ninfa, il cui territorio è situato al confine tra la cittadine di Norma e Sermoneta, affonda le sue radici in epoca romana, e deve il suo nome ad un tempio costruito nei pressi dell’attuale giardino e dedicato alle divinità delle acque. Nel VIII secolo entrò a far parte dell’amministrazione pontificia e si susseguirono alla sua guida diverse famiglie nobiliari. La sua importanza politica ed economica crebbe in maniera esponenziale, al punto che nel 1159 è nella sua chiesa di Santa Maria Maggiore che il cardinale Rolando Bandinelli viene incoronato come Papa Alessandro III. Nel 1298 Benedetto Caetani, noto come Papa Bonifacio VIII, acquista Ninfa ed altri territori limitrofi per suo nipote, dando il via alla presenza della stirpe più famosa e longeva che abbia abitato il territorio pontino. Con il Grande Scisma che investe la Chiesa, nel 1382, Ninfa viene saccheggiata e distrutta da parte delle truppe sostenitrici dell’antipapa e mai più ricostruita, anche causa della malaria che infestava le zone limitrofe, spesso impaludate. I pochi abitanti rimasti la abbandonano, lasciandosi alle spalle i ruderi di una città fantasma, e gli stessi Caetani si spostano Roma e in altri possedimenti dello Stato Pontificio.

Bisogna aspettare la fine dell’800 per vedere i Caetani ritornare stabilmente nei dintorni di Ninfa. Ada Bootle Wilbraham, moglie di Onoraro Caetani originaria del Regno Unito, con due dei suoi sei figli, Gelasio e Roffredo, decide di occuparsi di quel terreno e di crearvi un giardino in stile inglese, ovvero privo di qualunque schema geometrico prestabilito, in cui elementi naturali e artificiali vengono accostati per creare un percorso mai omologato e dove non c’è una visione di insieme rigida, ma si segue un indirizzo libero, spontaneo, informale, guidato dai sentimenti personali.

Ada e i suoi figli bonificano le paludi, estirpano gran parte delle piante infestanti che ricoprivano i ruderi e iniziano a innestare cipressi, lecci, faggi e rose. Restaurano alcune rovine, fra cui il palazzo baronale (sede dell’antico municipio), che diventa la casa di campagna della famiglia. Marguerite Chapin, moglie di Roffredo Caetani, introduce nuove specie di arbusti e rose, ma è soprattutto negli anni Trenta del Novecento che il giardino si apre al mondo, iniziando ad ospitare il circolo di letterati ed artisti legato alle

riviste letterarie da lei fondate. L’ultima erede e giardiniera è Lelia, figlia di Roffredo Caetani. Donna sensibile e delicata, cura il giardino come un grande quadro, essendo lei una pittrice, accostando colori e assecondando il naturale sviluppo delle piante, senza forzature, ed evitando l’uso di sostanze inquinanti. Insieme alla madre Marguerite, introduce numerose magnolie, prunus, rose rampicanti, e realizza il rock garden, chiamato anche “colletto”, per completare al meglio la sua idea di «giardino dal disordine organizzato», come ama definirlo. Donna Lelia istituisce la Fondazione Roffredo Caetani nel 1972, cinque anni prima della sua morte, al fine di tutelare la memoria del Casato Caetani, e di preservare il giardino di Ninfa e il castello di Sermoneta.

Oggi della Ninfa che fu rimangono i ruderi di cinque chiese, i cui affreschi furono distaccati nel 1971 per essere meglio conservati nel castello: san Giovanni, san Biagio, san Pietro fuori le mura, san Salvatore e Santa Maria Maggiore. Ma soprattutto, si contano oltre 1300 piante che, attraverso la costruzione del giardino, hanno restituito dignità ai resti del paesino originario. Da ogni parte del mondo giungono migliaia di visitatori ogni anno e, ne siamo certi, le anime degli abili commercianti e dei volenterosi artigiani che un tempo riempivano le strade della Ninfa medievale di vita e operosità, ne sono assai contente.

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