IL CIOCIARO E LEONARDO

Quest’anno ricorre il 500° anniversario della morte di Leonardo da Vinci avvenuta il 2 maggio 1519 ad Amboise, cittadina sul fiume Loira nel Centro-Ovest della Francia, a un’ora di treno ad alta velocità da Parigi e dove è sepolto in una cappella del castello reale: infatti è qui che il Genio Unico trascorse i suoi ultimi tre anni di vita, ospite del re di Francia Francesco I in un piccolo castello distante pochi metri dal Castello reale, dedicandosi a tempo pieno alle sue predilezioni: gli studi di ingegneria e geometria, l’architettura, la scenografia e l’organizzazione di grandiose feste per la corte, i disegni di anatomia e di meccanica e di idraulica… La regione attraversata dalla Loira è conosciuta per i suoi magnifici castelli e palazzi e per il suo paesaggio naturale meravigliosamente conservato e valorizzato. E Amboise da sempre è luogo di pellegrinaggio da tutto il mondo in onore di Leonardo. Nel castello da lui abitato si possono ammirare tra l’altro disegni, schizzi, riproduzioni delle opere pittoriche nonché la realizzazione in scala reale di una quarantina di suoi progetti di meccanismi e di mezzi di locomozione e di strutture idrauliche o di difesa da lui previsti o inventati e perciò quasi si tocca con mano, ancora di più dopo cinquecento anni, la grandezza e unicità di quest’uomo: la visita e la vista delle sue invenzioni e progetti ma anche della riproduzione di parte delle sue opere pittoriche lascia a dir poco senza respiro e si riesce ad afferrare, in verità solo ad intuire, la molteplicità inaudita dei suoi interessi e soprattutto delle sue intuizioni e premonizioni scientifiche. La rete, a chi ha piacere, fornirà tutti i dettagli e spiegazioni sulla presenza del massimo genio della umanità dall’Italia ad Amboise e, altresì, sulla presenza in Francia della Gioconda e del San Giovanni Battista e della S.Anna.

Ora dobbiamo dare risposta a chi si chiede: ma che cosa c’entra Amleto Cataldi, cioè il ciociaro si cui al titolo, pur se lo scultore di Roma, con Leonardo massimo genio della umanità e, in aggiunta, con Amboise? E si va incontro ad uno di quei casi fuori del comune tipici della storia dell’arte e del collezionismo che sempre ci riempiono di ammirazione e di sorpresa ma anche di ammaestramento. Enrico Garda era un imprenditore ebreo della Repubblica di San Marino, intelligente uomo di affari e di soldi ma anche sensibile e dai vasti orizzonti culturali che ebbe moltissimo anche lui a soffrire a causa delle nefaste leggi razziali e antiebraiche in voga in Europa in quegli anni letali: negli anni venti del Novecento fu nominato console di San Marino a Parigi e proprio nella medesima epoca, nel maggio del 1923, Amleto Cataldi, che a Roma a ragione chiamavano il Parigino a seguito dei legami e interessi che lo legavano alla metropoli francese, esponeva trenta sculture in una nota galleria della città, con notevole successo di critica e di visite. Ed è ben possibile che Enrico Garda, rassicurato dai giudizi entusiasti della stampa, fu in occasione di questa manifestazione espositiva che entrò in contatto con Cataldi col quale gradualmente maturò il progetto della scultura di Leonardo da Vinci, di cui stiamo parlando. Anche se non conosciamo i vari passaggi cronologici che portarono alla realizzazione della commissione, è certo che qualche anno più tardi -Cataldi era ormai deceduto- ed esattamente nel 1935 il Comune di Parigi registrava nei civici inventari il dono di una scultura in bronzo lunga quattro metri dello scultore Amleto Cataldi raffigurante Leonardo da Vinci disteso a guisa di dio fluviale della mitologia, da parte della Repubblica di San Marino quale segno di gratitudine per le attenzioni politiche che la Francia aveva avuto nei riguardi del piccolo Stato in certe vicende della storia europea. La scultura fu sistemata provvisoriamente nel municipio cittadino di Auteuil e dopo alcuni anni nel 1976 trovò intelligentemente la sistemazione ottimale: la Loira, superbo corso d’acqua, quando attraversa la cittadina di Amboise si divide in due rami formando una piccola isola che i francesi sempre pratici e amanti delle loro cose, chiamano l’Isola d’Oro: effettivamente uno smeraldo incastonato tra le acque. E in un angolo dell’isoletta, quasi a toccare il fiume, proprio di fronte al castello dell’amato protettore, il Leonardo di Cataldi disteso sul terreno all’ombra di due alberi secolari con sotto il braccio sinistro la testa della medusa, ha lo sguardo rivolto verso il castello del suo Re dove era vissuto tre anni onorato e rispettato e verso la cappella dove si trovano le spoglie.

Di questa scultura, in verità quasi sconosciuta alla letteratura critica sull’artista, si erano completamente perse le tracce e chi scrive, dopo non pochi tentativi andati a vuoto, quale ultima risorsa ebbe la intuizione di rivolgersi al sindaco di Parigi: dopo due giorni la sua segreteria lo mise al corrente delle tappe principali. Il seguito auspicabile potrebbe verificarsi in occasione delle

manifestazioni in onore di Leonardo che si svolgeranno durante l’anno e cioè che l’Isola d’Oro di Amboise o parte di essa venga intestata al nome di Amleto Cataldi che è già presente a Parigi con due opere, una presso il Museo Nazionale Beaubourg e una presso il Petit Palais.

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