Il Museo dell’Ara Pacis accoglie la mostra “Impressionismo e oltre. Capolavori del Detroit Institute of Arts”, visitabile dal 4 dicembre al 3 maggio 2026, è curata da Ilaria Miarelli Mariani, direttrice dei Musei Capitolini e Claudio Zambianchi, docente di Storia dell’Arte contemporanea all’università la Sapienza di Roma.
l’evento rappresenta un’opportunità straordinaria per contemplare opere dei maggiori artisti dell’arte moderna europea fra Ottocento e Novecento, capolavori giunti dal Detroit Institute of Arts.
L’Istituzione museale (DIA), creata alla fine del XIX secolo ospita attualmente una raccolta di oltre 65.000 composizioni che spaziano dall’arte antica a quella contemporanea.
Già nei primi decenni del Novecento divenne un rilevante punto di riferimento per il collezionismo delle avanguardie artistiche europee negli Stati Uniti.
La rassegna è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, coprodotta e organizzata dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e da MondoMostre, con il supporto di Zètema Progetto Cultura.
“I dipinti esposti individuano una fase di cambiamenti senza precedenti nella storia dell’arte, sono quadri di autori che contribuiscono a ridefinire il linguaggio pittorico moderno”, illustra il curatore Claudio Zambianchi.
Le 52 composizioni costituiscono un insieme eccezionale di opere europee attuate tra gli anni Quaranta dell’Ottocento ed i primi decenni del Novecento, alcune acquistate poco dopo la loro realizzazione e raramente visibili in Italia.
La retrospettiva descrive le trasformazioni basilari della storia dell’arte moderna, dalle prime ricerche impressioniste alle avanguardie del primo dopoguerra.
Le prime tre sale trattano l’evoluzione dell’arte francese, mentre la quarta esplora l’avanguardia tedesca, prima e dopo la prima guerra mondiale.
Dopo la metà del XIX secolo, i realisti e gli impressionisti seguendo le astrazioni di Charles Baudelaire, si rivolgono alla vita moderna e alla luce naturale: la pittura è indagine diretta del vero.
Oltre ai maestri Edgar Degas, Paul Cézanne e Pierre-Auguste Renoir, si evidenziano Camille Pissarro, Alfred Sisley e il tedesco Max Liebermann.
Al termine dell’impressionismo, circa nel 1886, la ricerca muta. La pittura di Cézanne è più tangibile e costruttiva, quella di Renoir meditativa, Vincent Van Gogh sviluppa il potere espressivo del colore.
Si forma il Post-Impressionismo liberando l’arte dal vincolo diretto con la realtà, individuandola come “armonia parallela del vero”, Roger Fry.
Nei primi decenni del Novecento Parigi è il cuore delle Avanguardie. Pablo Picasso e Henri Matisse interpretano i due orientamenti prevalenti: il primo sovverte la forma mediante il Cubismo, il secondo esprime la libertà del colore e il potere della luce.
Juan Gris e Maria Bianchard creano un lessico sintetico e determinato, Amedeo Modigliani e Chain Soutine rappresentano l’essere umano attraverso una nuova intensità emotiva.
Il percorso della mostra si conclude con l’avanguardia tedesca che manifesta l’inquietudine spirituale e i turbamenti del dopoguerra: le tele di Wassily Kandisky, di Max Pechstein, di Lyonel Feiniger e di Emil Nolde.
Oskar Kokoschka e Max Beckmann sottolineano la forza dell’Espressionismo, fluttuante tra dramma, misticismo e ricerca di senso.
“La ricerca della verità, propria degli artisti moderni, che li rende capaci di vedere la natura e riprodurla come appare allo sguardo esatto e puro, deve spingerli ad adottare quasi esclusivamente l’aria come il loro mezzo artistico, o almeno ad abituarsi a lavorare in essa liberamente e senza costrizioni”. Stéphane Mallarmé, 1876.
La prima sezione presenta opere emblematiche come le cinque tele di Edgar Degas e il famoso Bagnanti di Paul Cézanne.
Il dipinto di Gustave Coubert, 1845, Nudo dormiente presso un ruscello, rivisita la visione del nudo trasformandolo in una scena reale e quotidiana.
La donna addormentata presso il corso d’acqua non è una figura mitologica ma una modella ritratta nella sua naturale intimità. La pittura densa riflette l’attenzione dell’artista per la materia e per autenticità del mondo contemporaneo, anticipando la svolta realista.
Il quadro di Pierre-Auguste Renoir, 1874, Donna in poltrona, riproduce una giovane donna seduta con naturalezza e informalità. Le pennellate veloci e luminose del suo sguardo lieve e distratto modellano il volto e la sua effige, esaltando l’immediatezza e la libertà, caratteristiche della prima fase impressionista.
Accanto vi sono due opere più tarde di Pissarro e Alfred Sisley e il dipinto di Max Liebermann.
Alfred Sisley con la Chiesa di Monet dopo la pioggia, 1894, rappresenta la chiesa di Monet-sur-Loing dopo la precipitazione, analizzando come la luce naturale e le condizioni atmosferiche trasformino l’architettura e il paesaggio. La composizione unisce osservazione dal vero e severa costruzione, fondamenti della sua arte en plein air.
L’itinerario continua con le ricerche avutesi dopo il 1886, anno dell’ultima esposizione impressionista, quando nella pittura francese vi è l’esecuzione più persistente dello stile e una trasformazione del colore in componente espressiva autonoma.
Nel 1910 con il critico inglese Roger Fry nasce il vocabolo Post Impressionismo, movimento diretto alla costruzione della realtà con forme e colori espressivi e strutturati.
Nella Montagna Sainte-Victoire, 1904-1906, il paesaggio è determinato da piani e volumi che anticipano il Cubismo, l’arte di Paul Cézanne influenzerà generazioni di artisti.
Le opere di Renoir sono essenzialmente condizionate dalla rilettura della tradizione. Il suo Pierrot bianco, 1901-1902, ritrae il figlio Jean vestito da Pierrot, una rappresentazione di innocenza e malinconia. Il dipinto è fragilità della giovinezza e espressione della poesia silenziosa della pittura.
Paul Gauguin e Vincent Van Gogh attuano emozione e simbologia nella loro arte. Nella Natura morta con garofani, 1886, la materia pittorica del maestro olandese è densa e vibrante.
Ancora con il dipinto Rive dell’Oise a Auvers, 1890, ritrae il paesaggio in un dinamismo fluente, le barche, i riflessi e le figure si integrano nel ritmo della natura circostante.
“Oggi la moltitudine chiede di vedere con i propri occhi; e se l’arte nostra più recente è meno gloriosa, intensa, e ricca, in compenso ha più verità, semplicità ed è dotata di un carattere infantile”. Stéphane Mallarmé, 1876.
La parte centrale dell’esposizione è rivolta alla Parigi dei primi decenni del Novecento quando la città si distingue come centro artistico mondiale vedendo emergere protagonisti come Pablo Picasso e Henri Matisse.
I sei lavori di Picasso presenti restituiscono la complessità del suo percorso: un dipinto del periodo rosa, due della fase cubista e tre ritratti di donne sedute, tele effettuate dopo il 1920 che sottolineano le tappe fondamentali della sua maturità.
“Solo Picasso vede qualcos’altro, un’altra realtà. Le complicazioni sono sempre facili ma una visione diversa da quella del mondo intero è molto rara. Per questo i geni sono rari, complicare le cose in un modo nuovo è facile, ma vedere le cose in modo nuovo è veramente difficile, tutto si oppone”. Gertrude Stein, 1938.
La Bottiglia di Anis del Mono, 1915, è una composizione in cui Picasso realizza una natura morta mediante piani semplificati e forme leggibili proprie del Cubismo sintetico. La bottiglia può riferirsi all’artista medesimo, l’uccello blu evoca una nota intima legata al ricordo della sua compagna Eva Gouei.
I tre dipinti di Henri Matisse eseguiti tra il 1916 e il 1919, attestano un’evoluzione eccezionale, dal rigore geometrico delle prime ricerche ad una pittura più dilatata.
Nella Finestra, 1916, Matisse riproduce una finestra aperta limite fra interno ed esterno, elemento frequente della sua poetica. Le forme sono semplificate, colore e struttura si equilibrano prive di naturalismo e frammentazione cubista.
“Quello di cui vado in cerca, soprattutto, è l’espressione. (…) L’intera organizzazione del mio quadro è espressiva: il luogo occupato dalle figure, gli spazi vuoti attorno a esse, le proporzioni, tutto ha la sua parte. La composizione è arte di sistemare in maniera decorativa i diversi elementi e il controllo del pittore nell’esprimere i propri sentimenti”. Henri Matisse, 1908.
Completano tale panorama parigino i lavori cubisti di Maria Blanchard, unica artista donna presente nella selezione proveniente dal DIA, e di Juan Gris, insieme alle opere espressioniste di Chaim Soutine e Amedeo Modigliani.
Menzioniamo Ritratto maschile, 1916, e Ritratto di giovane con il cappello, inizi del XX secolo, dell’artista livornese.
Presenti rappresentazioni di Max Pechstein e Wassily Kandisky.
Studio per dipinto con forma bianca, 1913, del maestro russo testimonia il processo verso l’elaborazione dell’astrazione pura, pur mantenendo caratteristiche riconoscibili Kandisky traduce il non visibile in pura energia di forme e colori.
Sono oggetto dei grandi movimenti d’anteguerra: Die Brucke e il Blaue Reiter.
La maggior parte delle opere risale infatti al dopoguerra restituendo la drammaticità della Germania sconfitta descritta tramite la durezza di interpreti come: Erich Heckel e Karl Schmidt-Rottluff e con i lavori intensi di Emil Nolde, Oskar Kokoschka e Max Beckmann.
Emil Nolde con Girasoli crea grandi corolle gialle che si piegano verso la terra, immerse in un cielo di un profondo blu. I fiori, metafora di luce e vitalità celebrano il ciclo della vita, la fugacità e la rinascita.
Oskar Kokoschka con veduta di Gerusalemme, 1929-1930, ritrae essa abbracciandola con il paesaggio limitrofo in una unica visione organica. La città in lontananza irradia luce ed è raffigurazione immateriale, evidenziando la sua maturità meditativa.
Max Beckmann con Autoritratto in oliva e marrone, 1945, si presenta con una espressione ferma e rigorosa contraddistinta dalla sofferenza e dalla esperienza. Dinanzi al cavalletto ricalca la propria sensibilità di pittore e testimone. Il suo autoritratto riflette la sua incertezza profonda e del suo Paese nel difficoltoso periodo successivo al conflitto.
La mostra è strutturata per essere accessibile tramite percorsi multisensoriali, visite integrate, laboratori creativi. I dispositivi di accessibilità e i video LIS sottotitolati sono posti all’interno del suo itinerario.
“L’espressionismo tedesco e anche quello russo vanno intesi come un risveglio morale e culturale della vera natura dell’uomo e come un impegno politico e sociale. Essenzialmente l’espressionismo deve essere visto come movimento rivoluzionario, come bisogno di comunicare con le masse”. Oskar Kokoschka, 1971.
“L’evento è un’occasione unica per apprezzare uno degli snodi artistici più importanti della storia pittorica. Passaggi delle arti figurative che hanno cambiato
per sempre il modo di intendere la raffigurazione, la luce e i colori. L’espressionismo è una evoluzione artistica che ha sfidato convenzioni e canoni creando un movimento di maestri dotati di una sensibilità visiva fino ad allora sconosciuta”. Afferma Massimiliano Smeriglio, assessore alla cultura di Roma Capitale.
