Bolzano, l’estate tra musica, danza, gusto e cammini

Quando l’inverno è un ricordo lontano, Bolzano si lascia vivere in un altro modo. Il verde delle montagne riprende spazio, il clima si fa più mite, il centro storico cambia passo e le giornate invitano a fermarsi più a lungo tra strade, portici, sentieri vicini ed eventi che accompagnano tutta la bella stagione. Basta fermarsi qualche ora in più per accorgersi di quanto la città riesca a tenere insieme vita urbana, paesaggio e movimento. È in questa misura concreta e semplice che Bolzano mostra bene il suo carattere durante tutto l’anno.

La bella stagione, qui, non è una parentesi. Porta con sé un calendario che modifica il modo di stare in città e mette meglio a fuoco alcune sue qualità profonde.

Già il 16 e 17 maggio, alla Fiera di Bolzano, il festival teatrale “Akt 75 – molte voci di tutte le generazioni in un unico atto” apre la stagione culturale da una prospettiva diversa. Nato per il settantacinquesimo anniversario dell’Associazione Teatrale dell’Alto Adige, riunisce sullo stesso palcoscenico molte voci e molte età, dai gruppi per bambini e ragazzi al teatro inclusivo, da quello per anziani al teatro di danza e delle marionette, fino agli spettacoli per adulti. Attorno alle rappresentazioni prendono posto anche programmi per i più piccoli, giochi, momenti di incontro, una piccola fiera specializzata e una mostra dedicata ai settantacinque anni di storia del teatro locale. Poco dopo, dal 4 al 7 giugno, la città ospita la prima edizione del Bolzano Animated Movie Days Bozen, festival internazionale del cinema d’animazione che sceglie spazi pubblici, cinema e centri culturali per rivolgersi a bambini, ragazzi, adulti, anziani, scuole e famiglie. Cortometraggi e film animati provenienti da tutto il mondo si affiancano a incontri con illustratori, laboratori creativi aperti alle scuole e alle famiglie, al primo Concorso Internazionale di Cortometraggi Animati della Provincia Autonoma di Bolzano e a una rete di contatti pensata per offrire ai giovani talenti altoatesini occasioni di confronto con registi, case di produzione e studi di animazione.

Dal 26 giugno al 5 luglio il Südtirol Jazzfestival Alto Adige apre l’estate culturale con un’impostazione che dice già molto del luogo che lo ospita. Da oltre quarant’anni è uno degli appuntamenti che hanno dato a Bolzano un profilo internazionale riconoscibile, e continua a farlo senza irrigidirsi. Il jazz parte dalla città, ma non resta fermo entro poche coordinate urbane: si allarga a prati di montagna, capannoni industriali, piazze di paese, club notturni, spostando ogni volta il rapporto tra musica e paesaggio. Non sembra un festival costruito per fare da sfondo a una vacanza; somiglia piuttosto a una rete mobile che spinge chi partecipa a cambiare prospettiva, a inseguire i concerti, a vivere la città in modo meno prevedibile. Oltre cinquanta concerti, per la maggior parte gratuiti, confermano anche

quest’anno una linea che dal 1982 lega il festival alla curiosità artistica e a una programmazione volutamente fuori dal mainstream.

Pochi giorni dopo, dal 15 al 31 luglio, arriva Bolzano Danza, che riempie teatri e altri spazi con spettacoli, corsi, incontri, laboratori e notti danzanti. Anche in questo caso la manifestazione non resta chiusa dentro il recinto di un cartellone prestigioso. Porta in città professionisti, studenti, curiosi, famiglie e fa della presenza dei corpi un elemento quasi quotidiano. La sua forza sta proprio qui, nell’avere tenuto insieme negli anni la qualità degli spettacoli e il lavoro sulla formazione: laboratori per i più piccoli, incontri con gli artisti, corsi per esperti, lezioni di danza classica, moderna o latin jazz, perfino aperture che vanno dalla danza creativa al flamenco fino all’hip hop. Il 7 agosto il centro storico cambia ancora registro con Calici di Stelle, percorso di degustazione tra i Portici organizzato dall’Azienda di Soggiorno e Turismo di Bolzano, dedicato ai vini tipici bolzanini e ai produttori del territorio, affiancato dai banchi gastronomici dell’Alto Adige. Non è soltanto un appuntamento conviviale: ribadisce con naturalezza il legame tra Bolzano e la sua identità di città del vino. Dal 4 agosto al 4 settembre il Bolzano Festival Bozen distribuisce la musica classica in auditorium, teatro comunale, chiese, castelli, Palazzo Mercantile, università e Parco delle Semirurali. Nel giro di poche settimane la città passa dal jazz alla danza, dal vino alle grandi orchestre giovanili europee, al Concorso Pianistico Internazionale Ferruccio Busoni e al programma Antiqua. Anche qui, però, non conta solo la quantità degli appuntamenti. Il festival vive della presenza di realtà come la European Union Youth Orchestra e la Gustav Mahler Jugendorchester, entrambe legate a Claudio Abbado e stabilmente presenti a Bolzano, così come della scuola di alto perfezionamento dell’Accademia Gustav Mahler. Conta il modo in cui questi appuntamenti entrano in una città che resta leggibile anche quando si riempie.

Questa varietà si ritrova anche nel modo in cui Bolzano sa aprirsi alle famiglie. Per i più piccoli la città tiene insieme storie, scienza e divertimento con la stessa naturalezza con cui costruisce il resto della sua offerta. A Castel Roncolo, raggiungibile in pochi minuti dalla passeggiata lungo il Talvera e arroccato su uno sperone di roccia, gli affreschi medievali con scene cavalleresche e racconti leggendari portano dentro il mondo di Re Artù, dei Cavalieri della Tavola Rotonda, di Tristano e Isotta. L’audioguida pensata per i più piccoli li accompagna tra la famiglia Vintler, giganti e creature fantastiche, mentre gatto, drago e unicorno raccontano la vita quotidiana nei castelli, la moda, i tornei, le leggende medievali e il rapporto speciale tra Roncolo e la storia di Bolzano. La mostra permanente riallestita per i venticinque anni dalla riapertura aggiunge stazioni musicali e animazioni che rimettono in moto le pareti affrescate. In centro, il Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige, ospitato nell’antica residenza urbana di Massimiliano I d’Asburgo, passa dalla storia naturale della regione a un formicaio vivente e a un acquario di barriera corallina da novemila litri, immaginato come una finestra sulle Dolomiti di duecentotrenta milioni di anni fa. Anche qui però l’esperienza non si ferma all’esposizione: ci sono visite che iniziano quando le porte si chiudono e le luci si spengono, notti da trascorrere ai piedi del grande acquario, pomeriggi dedicati a ragni, scheletri e pipistrelli, oltre a conferenze, escursioni e laboratori creativi. Per i bambini e i ragazzi che preferiscono costruire e programmare, il MiniNOI Science Club del NOI Techpark organizza in alcuni sabati workshop in cui si ricerca, si costruisce, si programma e si scopre. Il 9 maggio i bambini dai sette ai nove anni possono cimentarsi con

un laboratorio di robotica; il 16 maggio i ragazzi dai dieci ai quattordici affrontano una LEGO challenge che mette insieme meccanica, elettronica e programmazione.

In una città costruita così, anche l’accoglienza estiva finisce per entrare nello stesso disegno.

I pacchetti pensati per chi arriva in città in occasione dei principali eventi non sembrano formule buone per qualsiasi destinazione; tengono insieme il motivo del viaggio e ciò che Bolzano offre appena fuori da quel motivo. Non nascono per caso: da fine giugno a settembre l’Azienda di Soggiorno e Turismo, insieme a diversi hotel cittadini, costruisce proposte mirate per chi arriva in occasione del Jazzfestival, di Bolzano Danza e del Bolzano Festival Bozen, con agevolazioni per concerti, spettacoli e altri appuntamenti. Per il Südtirol Jazzfestival Alto Adige, in programma dal 26 giugno al 5 luglio, ad esempio, l’Hotel La Briosa lega il soggiorno all’ingresso al Museo Archeologico dell’Alto Adige, la casa di Ötzi, a una visita guidata del centro storico e a un concerto del festival. Per Bolzano Danza, che nei pacchetti collegati alla manifestazione si estende dal 12 al 31 luglio, cambiano durata e impostazione a seconda che si arrivi per frequentare i corsi o per assistere agli spettacoli: per i partecipanti alla formazione è prevista una permanenza di una settimana, mentre per gli spettatori il soggiorno più breve resta accompagnato dalla visita guidata nel centro e da facilitazioni legate agli ingressi. A questa rete partecipano Falkensteiner Hotel Bozen Waltherpark, Hotel La Briosa, Gasthof Kohlern e Stadt Hotel Città. Poi c’è il pacchetto “Bolzano Porta delle Dolomiti”, affidato al Gasthof Kohlern, che nei mesi di luglio e agosto mette in relazione il soggiorno con l’ingresso al MMM Firmian, la visita guidata del centro e la salita verso Obereggen-Oberholz. È un modo molto concreto per dire che il soggiorno non serve soltanto a coprire le ore tra uno spettacolo e l’altro. A Bolzano l’ospitalità viene usata per allargare il raggio della permanenza, per mettere in relazione il centro storico, i musei, il paesaggio, l’altitudine, i percorsi guidati. Anche questo, in fondo, appartiene all’identità della città: la capacità di farsi abitare per qualche giorno senza ridursi a un contenitore di eventi.

Basta uscire dal perimetro più noto del centro per capire che questa apertura ha radici più larghe. Il sentiero europeo E5, uno dei grandi itinerari escursionistici del continente, entra in Italia al Passo Rombo dopo avere attraversato Bretagna, Svizzera, Germania e Austria, e passa proprio da Bolzano prima di proseguire verso il Trentino e Venezia. È un elemento che allarga subito lo sguardo. Restituisce la città a una geografia di attraversamenti molto più ampia rispetto a quella della sola vacanza urbana. Nel tratto più vicino al capoluogo, l’E5 percorre l’area di Merano 2000, prosegue sull’altopiano di Avelengo, tocca Verano e Meltina, arriva a San Genesio e poi scende nel centro di Bolzano. È un itinerario ben segnato che, in questo tratto in quota, resta accessibile durante tutto l’anno e apre la vista sul gruppo del Tessa, sulle Alpi Sarentine e sulle Dolomiti. Dalla stazione a valle della funivia del Colle il sentiero riparte verso Colle, attraversa il biotopo Totes Moos, alterna boschi e prati fino a Nova Ponente e continua verso il Bletterbach, patrimonio mondiale UNESCO, prima di entrare in Trentino. Che questo itinerario segua tracciati legati in passato ai contrabbandieri e, ancora più indietro nel tempo, ai cacciatori preistorici aggiunge profondità al percorso. Camminare nei dintorni di Bolzano non significa soltanto cercare un bel panorama, che pure non manca; significa entrare in una continuità di passaggi, soste, quote, scambi. La città,

vista da questo lato, si rivela per quello che è sempre stata: un punto di contatto tra il costruito e il percorso, tra la vita urbana e la necessità del movimento. E forse è proprio quando la neve non occupa tutta la scena che questa relazione diventa più evidente.

Nel cuore del centro storico, questo stesso rapporto torna in una forma diversa lungo Via Argentieri. Chi oggi la percorre tra piazza del Grano e piazza delle Erbe vede una delle strade più antiche della città, ma quello che conta non è soltanto l’età del tracciato. Conta il fatto che qui si legga ancora con chiarezza l’origine mercantile di Bolzano. Il nome della via, infatti, non nasce dalla presenza di orafi, come verrebbe spontaneo pensare, ma dalla Silberhaus, la “Casa d’argento” situata all’angolo con piazza del Grano. Il confronto con via Bottai, che conserva nel nome la memoria degli artigiani delle botti attestati in epoca medievale, aiuta a capire quanto questi toponimi dicano ancora del lavoro e della forma della città. La formazione di Via Argentieri corre in parallelo con quella dei Portici attorno al XII secolo, là dove un antico fossato segnava il limite meridionale della cittadella mercantile medievale. Con il tempo quel fossato venne coperto e gli edifici più antichi costruiti sul lato nord finirono per creare un sistema di corti interne e vicoli stretti che ancora oggi dialoga con i Portici sul lato opposto. In questa trama urbana compaiono esempi come casa Eccel Kreuzer, tipica Laubenhaus dal nucleo tardo romanico che si estende dal lato meridionale dei Portici fino a Via Argentieri, e casa Troylio, residenza di commercianti roveretani riconoscibile ancora oggi per la torricella angolare tardo medievale e per gli affreschi di epoche diverse che ne segnano la facciata. Poco più avanti si incontra il Palazzo Mercantile, costruito tra il 1708 e il 1727, unico edificio cittadino in stile barocco-rinascimentale, già sede del Tribunale Mercantile, nato anche sulla base dei privilegi concessi da Claudia de’ Medici nel 1635 per regolare le controversie economiche e commerciali. Oggi ospita il Museo Mercantile. Non è un episodio isolato. È la prova concreta di quanto Bolzano si sia formata come città di scambio, luogo in cui merci, persone, lingue e interessi diversi hanno imparato a convivere dentro regole, spazi e architetture precise. A volte, nelle città molto visitate, la storia resta come una targhetta sul muro. Qui no: continua a influenzare il modo in cui il centro si attraversa, si usa, si percepisce.

Ma il centro non conserva soltanto tracce mercantili. A questo stesso tessuto appartiene anche un patrimonio artistico meno esibito, che affiora quasi di lato e proprio per questo resta memorabile. Qualche anno fa, durante la demolizione di un hotel vicino alla stazione, dall’atrio dell’edificio è riemerso un bassorilievo di Lucio Fontana, poi rimosso e passato in asta internazionale. In una cappella laterale della Chiesa dei Domenicani si conserva invece una pala del Guercino, la Visione di Soriano, dipinta per i frati domenicani di Bolzano e dedicata alla discesa miracolosa dell’effigie di San Domenico a Soriano Calabro, con l’apparizione della Vergine Maria affiancata da Maddalena e santa Caterina d’Alessandria. Anche il Museo Civico, dopo una storia complessa fatta di spostamenti e chiusure dovute alla guerra, alla ricostruzione della torre tra il 2003 e il 2006 e ai più recenti adeguamenti di sicurezza, ha ripreso dall’ottobre scorso un filo espositivo centrato sui ritratti di famiglia, sui ritratti individuali e sui ritratti e autoritratti di artisti, riportando in vista opere di figure decisive per la storia cittadina, alcune restaurate o acquisite di recente. Ancora di ritratti parla la mostra Volti di mercanti al Palazzo Mercantile, costruita attraverso prestiti di

istituzioni pubbliche e soprattutto di collezionisti privati per restituire il volto di quei mercanti che tra Settecento e Ottocento hanno contribuito a rendere Bolzano ricca e influente. Nei dipinti di artisti come Carl Henrici, Martin Knoller, Giuseppe Tominz e Friedrich Wasmann questi uomini compaiono con lettere, libri commerciali e oggetti del mestiere, spesso accanto alle mogli, in una rappresentazione molto precisa di quella aristocrazia mercantile che ha dato forma alla città.

Messi insieme, questi piani restituiscono un profilo estivo di Bolzano più chiaro. Non perché la città abbia bisogno di dimostrare qualcosa fuori stagione, ma perché nei mesi miti si vedono meglio alcune sue qualità meno ovvie. Il centro storico si lascia vivere a passo lungo; i Portici e le strade antiche tornano a essere una soglia quotidiana più che un’immagine da cartolina; il calendario culturale richiama pubblici diversi senza appiattire la città in un unico formato; i sentieri e gli altipiani vicini ricordano che il paesaggio non è un fondale distante ma una presenza immediata. Anche il vino, nel caso di Calici di Stelle, rientra in questo disegno come parte di una relazione storica tra Bolzano e il territorio, non come semplice richiamo gastronomico. È questo intreccio, più del singolo evento, a rendere interessante la stagione calda. Qui la città non cambia pelle per inseguire un effetto. Lascia semmai vedere meglio alcuni suoi meccanismi: la capacità di tenere insieme quote diverse, il rapporto serrato tra urbanità e rilievo, la memoria commerciale che ancora struttura il centro, la possibilità di passare in poco tempo da un concerto a una salita, da una visita guidata al museo, da una strada medievale a un itinerario europeo di lunga percorrenza.

Ridurre Bolzano a una meta invernale finisce per essere una lettura corta. La neve appartiene alla sua immagine pubblica e continua ad avere un peso evidente, ma quando si ritira non lascia un vuoto da colmare. Resta una città pienamente praticabile, attraversata da appuntamenti solidi, da una storia urbana leggibile, da un paesaggio che entra quasi dentro le giornate. Nei mesi più verdi, Bolzano non cerca effetti speciali: lavora sulla continuità tra ciò che offre e ciò che è stata, tra il passo lento del centro e la spinta dei percorsi che la superano, tra una tradizione di scambi e una capacità molto attuale di accogliere. Forse è proprio questa la sua qualità meno vistosa e più solida. Non chiede di essere guardata soltanto nel momento più fotogenico. Regge anche quando cambia luce, quando il calendario si infittisce, quando la montagna torna verde e il centro ricomincia a respirare più a lungo. Lì, in quel passaggio che non ha nulla di spettacolare, la città si lascia capire meglio.

 

 

http://www.bolzano-bozen.it/

 

 

 

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