“ALBERT WATSON. ROMA CODEX”, LA GRANDE RETROSPETTIVA FOTOGRAFICA DELLA ROMA PIU’ AUTENTICA A PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI.

“Albert Watson. Roma Codex” è la retrospettiva ospitata a Palazzo delle Esposizioni la più prestigiosa del fotografo scozzese, visitabile dal 29 maggio al 3 agosto.

Promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo, prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo con lo Studio F.P., la rassegna è curata da Clara Tosi Pamphili e celebra scatti fotografici intensi e intuitivi sulla città di Roma.

Nell’ampio spazio espositivo momenti umani intimi e immediati sono relazionati alla maestosità architettonica e storica della Capitale in un rapporto di alternanze tra essa e i suoi abitanti che la qualificano.

L’artista influenzato dal dinamismo della città imprime la sua vivacità nei suoi volti, le sue architetture e i suoi movimenti, rintracciando l’essenza più veritiera per un approfondimento fotografico della dialettica tra la grandezza culturale e l’esuberanza usuale.

Scrive Clara Tosi Pamphili, la curatrice: “Albert Watson ha raccolto indizi, prove, documenti, scatti di giorno e di notte in situazioni estreme e periferiche o in aristocratiche ambientazioni producendo quello che chiama Roma Codex. Sceglie la parola codice per intitolare questa mostra perché vuole dimostrare apertamente di aver trovato il suo codice di lettura della Città Eterna”.

La mostra è un atlante stratificato della verve e l’energia di Roma, un luogo in incessante trasformazione sin dai tempi più antichi, crocevia di civiltà e mondi differenti.

“E’ un gioco sorprendente di iconografie che eleva anche gli aspetti più quotidiani della città e mitologia grafica. Questo approccio iconografico è uno dei punti di forza del lavoro di Watson ed è un piacere da osservare anche per chi Roma la vive e la fotografa da sempre. Non gli interessa la naturalezza dello scatto ma piuttosto la libertà di giocare con gli elementi della composizione o i suoi raffinati processi di post-produzione per esplorare e reinventare le molteplici realtà che si possono costruire all’interno e all’esterno dell’Urbe”. Marco Delogu, presidente Azienda Speciale Palaexpo.

“Non ho voluto osservare Roma con idee preconcette o con la pressione di dover immortalare ciò che il pubblico si aspetta di vedere. La città trabocca di storia ma io ero interessato a ciò che accade tra i monumenti, all’energia delle sue strade, ai suoi volti, al suo movimento. Ho fotografato in modo istintivo passando da scuole di danza a club underground, da studi d’artista a caffè notturni. Alcuni momenti erano pianificati molti altri sono stati frutto del caso. E’ questa la magia di Roma, si svela strato dopo strato se si ha la pazienza di guardarla”. Albert Watson

La retrospettiva propone duecento fotografie in bianco e nero e a colori, anche di grande formato allestite nelle prime tre grandi principali sale di Palazzo delle Esposizioni.

Le effigi sono distribuite mediante un criterio non tematico con una ricezione libera e contemporanea. L’itinerario elude la linearità e le rappresentazioni sono disposte secondo logiche non evidenti, si ripercorrono età presenti e passate e identitarie della città.

Il suo stile è dominante e a volte crudo non crea attrattiva ma la imprime, sotto il punto di vista tecnico manifesta una padronanza totale della sua arte, la luce presente è quasi scultorea e il colore quando è esplicato è contenuto, il bianco e nero primeggia con moderazione.

Le raffigurazioni sono eccezionali come quella di Afred Hitchcock con un’oca, con il volto popolare e iconico, il ritratto di Kate Moss nuda a Marrakesh nel giorno del suo diciottesimo compleanno rappresentata come una Venere moderna, il particolare della nuca di Mike Tyson.

Keith Richards in una nuvola di fumo, Prince con la camicetta a pois, la foto di Uma Thurman che illustra il poster di Kill Bill di Quentin Tarantino e lo scatto di Steve Jobs in bianco e nero per la rivista Fortune.

Tra i vari interpreti immortalati: Paolo Sorrentino, Valeria Golino, Isabella Ferrari, Luca Zingaretti, Toni Servillo, Roberto Bolle, Riccardo Scamarcio, Pierfrancesco Favino, Pietro Ruffo, il Gran Maestro dell’Ordine di Malta, il sindaco Roberto Gualtieri.

“Artigiani, registi, attori, nobili e barboni sono tutti artisti come sono tutti artisti i romani, personaggi e protagonisti di uno spettacolo continuo dove cercano spazio e visibilità fra memorie storiche o cinematografiche troppo grandi”. Clara Tosi Pamphili

Riprodotti i quartieri come Porta Portese, le architetture distintive come la Cripta dei Cappuccini, il Colosseo rappresentato in movimento dal finestrino dell’automobile di Watson in un giorno di pioggia.

Tra i paesaggi urbani il Foro romano che è accostato a Porta Portese, il Gianicolo alla via Appia Antica, San Pietro uno scatto notturno e Villa Medici, dedicato a Balthus, il pittore francese che dimorò in tale residenza.

La foto entusiasmante della Pietà di Michelangelo in Vaticano e ancora la Fontana di Trevi, l’Ara Pacis, l’Altare della Patria, ma anche ambiti e monumenti meno convenzionali come Cinecittà Studios, Campo de’ Fiori, il Parco archeologico di Ostia Antica, il Jazz Image Festival, l’Imperial Circus.

Albert Watson nasce nel 1942 ad Edimburgo e le sue opere sono mostrate in musei e gallerie di tutto il mondo. Studiò nella Rudolf Steiner School e nella Lasswade High School, al Duncan del Jordonstone College of Art & Design e al Royal College of Art di Londra.

Fra le pubblicazioni di moda europee e americane menzioniamo: Harper’s Bazaar, Mademoiselle, GQ e molte altre riviste celebri del settore.

I suoi ritratti, i paesaggi e le nature morte fanno parte delle collezioni permanenti del Metropolitan Museum of Art, Getty Museum, Smithsonian, National Portrait Gallery. E’ stato insignito dell’Ordine dell’Impero britannico (OBE) e del Lifetime Archievement Award dalla Royal Photographic Society.

I suoi scatti sono in oltre cento copertine per Vogue e in campagne per Chanel, Prada, Levi’s, Gap e in manifesti di film come Kill Bill e Memorie di una Geisha.

“Molte delle mie foto sono conflittuali e controllate, non sono osservative o voyeuristiche. Miro a creare qualcosa che sia forte, potente, memorabile, interessante e tecnicamente corretto”.

L’artista è uno dei fotografi più influenti degli ultimi cinquant’anni, dal 1970 attua opere eccelse unendo arte, moda e fotografia commerciale con una polivalenza e profondità impareggiabile realizzando iconografie contemporanee e internazionali proiettate nel futuro.

Il pubblico sarà immerso nell’evento in una dimensione naturalmente surreale mediante l’imponenza di Roma, i ritratti, paesaggi e volti sono tra le sue raffigurazioni più rare e preziose.

“L’esposizione non genera elementi nuovi, non fonde passato e futuro ma vuole dare uno strumento di lettura a coloro che la ammirano. Il suo incantamento va oltre la documentazione del luogo, con “Codex” mette a disposizione dei visitatori la sua straordinaria capacità di osservazione di un mondo fatto di personaggi prima che di persone”. La curatrice, Clara Tosi Pamphili.

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