Una vita nel giornalismo, una nuova sfida a Pantelleria: Italo Cucci e il Parco Nazionale

In quasi settant’anni di giornalismo, Italo Cucci ha attraversato redazioni, stadi, sale stampa e continenti, inseguendo le storie prima ancora dei risultati. Ha raccontato il calcio quando la cronaca sportiva non si esauriva nella partita, ma diventava anche ritratto di un Paese, dei suoi entusiasmi e delle sue contraddizioni. Oggi la sua scrivania guarda un’altra scena: quella di Pantelleria, isola scelta molto prima che un incarico istituzionale legasse il suo nome al Parco Nazionale. La nomina a presidente dell’Ente, disposta con decreto dell’8 maggio 2026 dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, dà continuità a un percorso iniziato nell’estate del 2023, quando Cucci ne era diventato commissario straordinario. L’incarico durerà cinque anni; il rapporto con l’isola, invece, viene da molto più lontano.

Cucci frequenta Pantelleria dal 1989 e vi risiede stabilmente dal 2011. Non vi è dunque arrivato attraverso la porta di un ufficio pubblico. L’ha conosciuta nel tempo, ne ha osservato i cambiamenti e ha imparato a misurarsi con il vento, le distanze, i collegamenti difficili e quella convivenza fra bellezza e fatica che impedisce di ridurla a una destinazione estiva. La sua Pantelleria comprende i campi, i terrazzamenti, le contrade, le emergenze e le esigenze di chi sull’isola vive tutto l’anno. Prima dell’amministratore, insomma, c’è stato il residente.

Nato a Sassocorvaro nel 1939 e cresciuto nella Rimini di Federico Fellini, Italo Cucci ha iniziato a scrivere nel 1958. La sua formazione porta i nomi di Severo Boschi, Gianni Brera, Aldo Bardelli ed Enzo Biagi, ma nel corso della carriera ha costruito una voce tutta sua, colta e popolare insieme. Ha diretto in più periodi il Guerin Sportivo, poi il Corriere dello Sport-Stadio, il Quotidiano Nazionale, Autosprint e Master. Ha seguito dodici edizioni dei Mondiali di calcio e sei Olimpiadi, lavorato in Rai e collaborato con Pupi Avati alla realizzazione del film Ultimo minuto. All’attività nelle redazioni ha affiancato quella didattica, insegnando per otto anni alla Scuola di Giornalismo della LUISS e tenendo corsi in diversi atenei italiani. Ha inoltre scritto numerosi libri ed è ancora direttore editoriale dell’agenzia Italpress, continuando a raccontare lo sport.

Il passaggio alla guida di un Parco Nazionale poteva sembrare insolito. Il curriculum di Cucci non era quello di un biologo, di un geologo o di un agronomo. Lui stesso non provò a presentarsi come uno specialista dell’ambiente. La funzione che ha cercato di assumere è stata diversa: coordinare, aprire relazioni, portare i progetti fuori dagli uffici e rendere comprensibile il lavoro di chi possiede le competenze scientifiche e tecniche. Il giornalismo, da questo punto di vista, non è rimasto alle spalle. È diventato uno degli strumenti con cui interpretare il nuovo incarico.

Istituito nel 2016, il Parco Nazionale Isola di Pantelleria è stato il primo parco nazionale della Sicilia. La sua peculiarità sta nell’impossibilità di separare nettamente la natura dalla presenza umana. Colate laviche, crateri, fumarole, il Lago Bagno dell’Acqua e i boschi della Montagna Grande convivono con muretti a secco, dammusi, vigne e coltivazioni modellate nei secoli per resistere alla scarsità d’acqua e alla forza del vento. Proteggere questo territorio significa perciò occuparsi anche del lavoro che lo ha reso abitabile, senza cancellarne il carattere.

Il giardino pantesco è forse l’immagine più immediata di questo equilibrio. È un recinto costruito in pietra lavica, spesso circolare, nato per custodire un solo agrume. Le mura lo riparano dalle raffiche e contribuiscono a trattenere l’umidità necessaria alla pianta. Sull’isola ne sono stati censiti più di quattrocento. Non sono semplici manufatti rurali: raccontano una conoscenza minuziosa del clima, dei

materiali e dell’acqua, maturata molto prima che parole come sostenibilità entrassero nel linguaggio comune.

La vite ad alberello esprime la stessa capacità di adattamento. La pratica agricola pantesca, riconosciuta dall’UNESCO nel 2014 come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, conserva gesti trasmessi nelle famiglie e tecniche calibrate su un suolo vulcanico esposto al vento. Difenderla vuol dire mantenere vivo il paesaggio e rendere ancora possibile il lavoro nei campi. Nel 2026 il Parco ha destinato 98 mila euro all’iniziativa Pantelleria vitata e sostenibile, rivolta alla viticoltura eroica dello Zibibbo e al contrasto dell’abbandono dei terrazzamenti. Una misura concreta, perché un’area protetta non può limitarsi a conservare ciò che resta: deve sostenere anche chi continua a prendersene cura. Quando i terreni vengono lasciati a sé stessi, infatti, si interrompono saperi costruiti in generazioni e aumentano la vulnerabilità agli incendi e il rischio di dissesto.

Durante gli anni da commissario Cucci ha insistito sull’idea di un Parco vivo, formula usata anche nelle audizioni parlamentari che hanno preceduto la nomina a presidente. Nella sua visione, la tutela deve tradursi in una presenza riconoscibile per la comunità e non restare confinata negli atti amministrativi. Fra i temi portati all’attenzione delle istituzioni figurano il sostegno all’agricoltura, la destagionalizzazione, l’educazione ambientale, il completamento del Piano e del Regolamento del Parco e il recupero del faro di Punta Spadillo, che l’Ente intende restituire alla collettività come spazio culturale. È un progetto che si lega al vicino Museo Geonaturalistico, dove vulcanologia, natura, archeologia e memoria del territorio convivono in uno dei luoghi più riconoscibili dell’isola.

Anche La Voce del Parco, periodico bilingue voluto durante la gestione di Cucci, nasce dal bisogno di accorciare la distanza fra l’Ente e le persone. Nelle sue pagine trovano spazio ricerche, tradizioni, itinerari, agricoltura e vita della comunità. Il punto non è produrre una vetrina turistica, ma spiegare che cosa viene fatto e con quali obiettivi. Qui la precedente esperienza professionale di Cucci incontra in modo evidente il nuovo ruolo: i tecnici producono conoscenza, la comunicazione deve aiutarla a circolare senza banalizzarla.

La ricerca scientifica dimostra quanto Pantelleria abbia ancora da rivelare. Nel 2025, durante i monitoraggi sugli insetti impollinatori, sui rilievi di Montagna Grande e Kúddia Attalora è stata individuata la Micropterix vulcanica, una microfarfalla fino ad allora sconosciuta alla scienza e, sulla base delle osservazioni disponibili, presente soltanto sull’isola. La scoperta è piccola nelle dimensioni dell’animale, non nel suo significato: ricorda che la biodiversità pantesca non è un inventario concluso e che la tutela comincia dall’osservazione paziente di ciò che ancora non conosciamo.

Una particolare attenzione è riservata anche al Lago Bagno dell’Acqua, conosciuto come Specchio di Venere. La sua importanza, però, va ormai ben oltre la protezione di un ecosistema fragile. Uno studio condotto dal CNR insieme all’INAF, all’Università della Tuscia e alla Sapienza Università di Roma ne ha rivelato il valore come laboratorio naturale per le ricerche sull’origine della vita. L’alcalinità delle acque, le sorgenti termali, la varietà dei minerali e la presenza di microbialiti ricordano alcuni ambienti che potrebbero essere esistiti sulla Terra primitiva e nell’antico passato di Marte. Utilizzando l’acqua e i materiali del lago, i ricercatori sono riusciti a ottenere basi azotate, componenti del PNA e brevi catene di RNA, molecole legate alle prime fasi dell’evoluzione chimica. A più di centocinquant’anni dall’intuizione con cui Charles Darwin immaginava la vita nascere in un piccolo stagno caldo, Pantelleria offre così un luogo reale nel quale studiare ciò che potrebbe essere avvenuto prima della comparsa dei primi organismi. Non la scoperta di un brodo primordiale già formato, dunque, ma la prova che in quelle acque esistono condizioni capaci di favorire alcuni dei processi chimici dai quali la vita potrebbe aver avuto inizio. Le analogie con i sedimenti e gli antichi bacini marziani fanno inoltre dello Specchio di Venere un riferimento prezioso per l’astrobiologia e per la ricerca di tracce di vita passata sul pianeta rosso.

Il recupero dell’asino pantesco aggiunge alla conservazione una dimensione di memoria. Dopo circa trent’anni di assenza, alcuni esemplari sono tornati nella terra d’origine; intorno a loro sono nate attività escursionistiche, educative e sociali, oltre al Festival Pantelleria Asinabile. Il progetto prova a ricostruire il rapporto che per secoli ha legato questo animale alla vita dell’isola. Nel 2026 il Parco ha inoltre aderito a un programma quinquennale per la reintroduzione della coturnice di Sicilia, da tempo scomparsa da Pantelleria. Ambientamento, liberazione e monitoraggio richiederanno competenze e continuità: riportare una specie nel proprio habitat non è un gesto scenografico, ma un processo da seguire nel tempo.

La rete dei sentieri attraversa boschi, rilievi, contrade e aree agricole, mostrando una Pantelleria che non coincide soltanto con il mare. I progetti di mobilità sostenibile, le attività con le scuole e l’iniziativa dei Piccoli Ranger cercano di far entrare la tutela nelle abitudini quotidiane e di formare uno sguardo più consapevole fin dall’infanzia. Anche la destagionalizzazione può diventare utile, purché non si traduca nell’ennesima formula promozionale: distribuire le presenze durante l’anno significa alleggerire i mesi più affollati e dare continuità alle attività locali, ma richiede servizi, collegamenti e una misura compatibile con l’isola.

Il futuro del Parco passa dalla capacità di decidere insieme. Il percorso Pantelleria 2030, promosso con il Comune e aperto al confronto con cittadini, associazioni e operatori, prova a costruire una visione comune su agricoltura, mobilità, energia, turismo, servizi e protezione delle risorse. In un territorio insulare ogni scelta ricade sulle altre: l’abbandono di un campo incide sulla sicurezza, un collegamento insufficiente limita il lavoro, una crescita turistica priva di regole consuma ciò che l’ha resa possibile. Il Piano del Parco e gli strumenti di partecipazione servono a evitare che i singoli interventi procedano senza una direzione condivisa.

È qui che l’esperienza di Cucci trova una funzione precisa. Gli permette di stabilire contatti, attirare attenzione e portare Pantelleria nei luoghi in cui si prendono decisioni. Lo ha fatto presentando i progetti dell’Ente in appuntamenti nazionali e internazionali e cercando interlocutori istituzionali per questioni che un’isola non può risolvere da sola. La visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, annunciata per il 28 luglio 2026 in occasione del decennale del Parco, nasce da un suo invito. Sarà, dalla nascita della Repubblica, la prima visita ufficiale di un Capo dello Stato a Pantelleria: un passaggio dal forte valore simbolico, ma anche un’occasione per riportare al centro dell’attenzione nazionale un territorio spesso percepito soltanto attraverso la sua bellezza.

Dopo una vita trascorsa a osservare campioni, allenatori, dirigenti e folle, Italo Cucci si trova ora davanti a una squadra diversa: tecnici, agricoltori, ricercatori, guide, amministratori e cittadini, con competenze e aspettative che non sempre coincidono. Il suo compito non è raccontare Pantelleria al posto dei panteschi né trasformare il Parco in una ribalta personale. È usare l’esperienza accumulata per dare ordine alle voci, aprire canali e sostenere progetti senza tradire la misura dell’isola. Il legame fra il giornalista e il presidente del Parco sta forse qui: una realtà esiste pienamente quando viene conosciuta, ma per raccontarla occorre prima ascoltarla e viverla. Pantelleria gli ha offerto una storia più vasta di qualunque partita. Ora quella storia chiede di essere custodita mentre continua a cambiare.

https://www.parconazionalepantelleria.it/

 

 

 

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