Villa e Palazzo Aminta, la memoria di una casa affacciata sul Lago Maggiore

Quando nel 1886 Giacomo della Torre, detto Santiago, divenne proprietario di una villa sul Lago Maggiore, le diede il nome di sua figlia: Aminta. Lei vi avrebbe abitato con il marito, l’ammiraglio Francesco Capece, fino al 1939. A Stresa, Villa e Palazzo Aminta porta ancora quel nome, anche se nel frattempo la residenza privata si è trasformata in albergo e le sue stanze hanno conosciuto generazioni di ospiti.

 

La costruzione risale al 1872, quando il commerciante Edoardo Horst scelse questo tratto di sponda per la propria dimora. Stresa stava già affermandosi come luogo di villeggiatura: nel corso dell’Ottocento erano sorte ville signorili e strutture ricettive, mentre l’arrivo dei viaggiatori dall’estero avrebbe conosciuto un nuovo impulso con l’apertura del traforo del Sempione, nel 1906. La storia della proprietà attraversa anche questa trasformazione della cittadina. Dopo il passaggio alla famiglia della Torre e i lunghi anni in cui Aminta vi abitò, il 1950 segnò una nuova destinazione per la proprietà, che cominciò ad accogliere viaggiatori. Nel 1966 arrivarono anche Elizabeth Taylor e Richard Burton; il loro soggiorno è rimasto uno degli episodi più ricordati, tanto da aver dato il nome ad alcune suite.

 

Dagli anni Duemila la famiglia Zanetta segue il recupero e la gestione della proprietà. Roberto e Beatrice Zanetta, con la figlia Daniela, sono i riferimenti familiari dell’hotel, che oggi fa parte di The Leading Hotels of the World. Attorno al patio all’italiana si dispongono sale in cui la ricchezza decorativa è ancora ben visibile: pavimenti in seminato veneziano, colonne di marmo, drappi e tessuti alle pareti. L’insieme conserva una certa esuberanza. Il lago è davanti alle finestre, ma le sale hanno abbastanza carattere da trattenere l’attenzione sui colori delle stoffe e sui riflessi del marmo. È un gusto preciso, rimasto riconoscibile anche dopo gli interventi di recupero.

 

Fra quelle superfici così decorate si svolge anche una parte dell’attività più contemporanea dell’albergo. Oggi ospitano incontri e ricevimenti, mentre le terrazze e i ristoranti vengono utilizzati per matrimoni e occasioni private. La Sala Borromeo, affacciata da una parte sul giardino e dall’altra sul lago, conserva stucchi, lampadari e tappezzerie accanto alle dotazioni per conferenze e riunioni. L’accesso diretto dall’esterno facilita l’organizzazione di eventi più articolati, comprese le presentazioni automobilistiche. Durante un ricevimento i saloni possono essere attraversati da decine di invitati; l’ambientazione, con i suoi marmi e i suoi tessuti, resta quella della dimora storica.

 

La varietà degli ambienti prosegue ai piani delle camere. Quelle affacciate sul lago guardano verso le Isole Borromee e le montagne, altre si aprono sul parco o lasciano intravedere l’acqua di lato, tra gli alberi. Arredi e colori cambiano da una sistemazione all’altra, così come il modo di disporre gli spazi: nelle Deluxe vista lago il balcone accompagna la camera, nelle Junior Suite si aggiunge un angolo soggiorno con terrazzo privato, mentre le Belvedere hanno una zona giorno separata dalla camera da letto. Nelle camere che si possono collegare tra loro c’è spazio anche per chi viaggia in famiglia; altrove la disposizione invita a fermarsi più a lungo, concedendosi il piacere di un salotto separato dalla zona notte. Una camera rivolta verso il parco, per esempio, può essere una scelta altrettanto consapevole di quella che apre direttamente sul golfo.

 

Il soggiorno di Elizabeth Taylor, ricordato nella storia dell’hotel, ha lasciato una traccia anche nelle suite che portano il suo nome. La camera da letto è affiancata da una cabina armadio, da uno studio e da un salotto, con tre balconi, due dei quali affacciati sul lago. Più in alto, la suite La Borromea occupa tutto il quinto piano e si raggiunge attraverso un ascensore e una scala privati. Il salotto si trova sotto la cupola; intorno si aprono balconi e terrazze, con una grande vasca idromassaggio all’aperto rivolta verso il Golfo Borromeo. La differenza rispetto alle camere più piccole si avverte nell’indipendenza di questi ambienti: si può restare in terrazza, ricevere qualcuno nel salotto, ritirarsi senza dover attraversare il resto dell’hotel.

 

Il parco conduce a un’altra parte dell’ospitalità, Villa Amintina, dove le camere Deluxe hanno un patio privato e una vista parziale sul golfo. Il giardino è subito fuori e questa vicinanza ha anche una funzione pratica: nelle sistemazioni della villa possono soggiornare cani di taglia media e grande, mentre nel corpo principale sono accolti quelli piccoli e medi. La struttura ha previsto per loro cuccia, acqua, un piccolo kit di benvenuto e un menu dedicato; su richiesta del concierge sono disponibili ulteriori servizi. Possono seguire i proprietari anche nella hall e sulla terrazza del ristorante, al guinzaglio. L’accesso diretto al giardino evita di dover attraversare ogni volta l’albergo per uscire con il proprio cane, un particolare semplice che cambia concretamente la permanenza.

 

Nel parco crescono palme, camelie, azalee e rododendri, e il lago rimane vicino anche quando ci si allontana dagli ambienti interni. Il giardino arriva verso la riva, dove l’hotel dispone di una spiaggia privata e di pontili da cui possono partire escursioni in motoscafo verso le Isole Borromee. Sull’Isola Bella e sull’Isola Madre il viaggio continua fra palazzi e giardini storici; l’Isola dei Pescatori ha invece il carattere più raccolto di un borgo sul lago. Per visitare Stresa e i dintorni si possono usare le biciclette o la navetta prevista dalla struttura; poco oltre si aprono i percorsi culturali e naturalistici di questa parte del Lago Maggiore. Nelle giornate più lunghe si può proseguire verso altri giardini del lago o scegliere un itinerario in montagna. E quando si rientra, la passeggiata può finire sotto le piante del parco, a pochi passi dalle camere.

 

Il rapporto con l’acqua prosegue negli spazi dedicati al benessere, dove alla piscina panoramica si affianca la Grotta Camelia. Nella grotta si trovano il bagno turco e l’Aromarium, insieme alle docce sensoriali e scozzesi e all’idromassaggio con idrocromoterapia. C’è anche una zona relax in cui interrompere il percorso fra un trattamento e l’altro. All’esterno il solarium e il giardino estendono la pausa fino alla riva. La Grotta Camelia è aperta anche a chi desidera trascorrere una giornata di benessere senza soggiornare in albergo. Dalla quiete degli ambienti interni si può poi tornare in giardino, vicino alla piscina o alla riva, e lasciare alle ore un andamento meno programmato.

 

La stessa vista accompagna il pranzo e la cena al ristorante Le Isole, dove il lavoro della cucina prende le mosse dalla tradizione italiana e regionale, utilizzando materie prime fresche e locali. È la sala più ampia, aperta sul Golfo Borromeo, e ospita anche la colazione a buffet, tra prodotti del territorio, torte preparate in casa e proposte più leggere. I Mori, con 35 coperti, ha invece una terrazza panoramica e una cucina legata ai sapori italiani; la dimensione raccolta lo rende adatto anche a una cena privata. La sala più grande accompagna la quotidianità dell’albergo, dalla colazione ai pasti principali; la terrazza di I Mori consente invece di scegliere un ambiente più appartato, pur restando di fronte alle isole.

 

La carta di Le Isole supera le 450 etichette e l’interesse per il vino trova uno spazio dedicato nella Vineria, dove alle degustazioni si affiancano formaggi e prodotti locali. Il Bar I Principi accompagna invece le ore più informali, dal caffè all’aperitivo fino al dopocena con piano bar. La provenienza degli ingredienti è uno degli aspetti concreti del rapporto con il territorio. La gestione più recente comprende inoltre impegni in materia ambientale: l’hotel ha ottenuto la certificazione GSTC Industry Criteria for Hotels, riferimento internazionale per un turismo responsabile, e dispone di una stazione di ricarica per auto elettriche. Il riconoscimento riguarda il lavoro meno visibile di una struttura che ogni giorno deve tenere in funzione camere, cucine, sale e spazi verdi.

 

Chi si ferma per una settimana conoscerà la villa in modo diverso da chi arriva per una cena o per un ricevimento. Le stanze nate per un’unica famiglia accolgono ormai abitudini, soste e occasioni che cambiano di continuo. Il patio continua a mettere in comunicazione gli ambienti, mentre oltre le finestre rimangono le Isole Borromee. Fra quei due punti, la casa ha ancora molti modi di essere vissuta.

www.villa-aminta.it

 

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