Per arrivare al bunker del Castello di Spessa bisogna scendere settanta gradini. Diciotto metri sotto la collina di Capriva del Friuli, nelle gallerie costruite alla vigilia della Seconda guerra mondiale, oggi affinano i vini della tenuta. La temperatura rimane intorno ai quattordici gradi. La scala collega il bunker alle cantine medievali e, più sopra, alle sale della residenza.
Intorno, il paesaggio si distende verso la Slovenia, seguendo le colline fra vigneti, boschi e piccoli centri abitati. Secondo le ricostruzioni, già in epoca romana vi sorgevano una torre di avvistamento e una fornace. Il maniero nacque invece nel XIII secolo e nei secoli passò dagli Ungrispach ai Rassauer, fino ai della Torre Valsassina, che lo conservarono per oltre trecento anni. Nel 1773 vi soggiornò Giacomo Casanova, invitato da Luigi Torriani. La permanenza durò poche settimane, movimentate dalla relazione con una giovane donna di servizio, Sgualda, e dal litigio che ne seguì con il padrone di casa. Qualche anno più tardi arrivò Lorenzo Da Ponte, librettista di Mozart. Il loro passaggio è ricordato ancora nelle sale e nelle passeggiate del parco; a Casanova è dedicata anche un’etichetta della tenuta.
La torre merlata e le bifore in pietra policroma, che oggi danno al castello il suo profilo riconoscibile, appartengono a una stagione molto successiva. Fra il 1879 e il 1880 la proprietà fu acquistata da Rodolfo Voelkl, commerciante di spezie orientali, che affidò la ristrutturazione all’architetto triestino Ruggero Berlam. I lavori si conclusero nel 1901, dando all’edificio quell’impronta neogotica che lo distingue ancora oggi. Con gli Economo di San Serff arrivò poi la sistemazione del parco. Il bunker fu scavato nel 1939 e rimase nascosto fino ai lavori del 1987, quando venne riscoperto sotto il maniero. Oggi le visite conducono anche lì, dove la funzione militare originaria è riconoscibile nelle gallerie e la presenza delle bottiglie racconta ciò che ne è stato fatto in seguito.
La storia più recente porta alla famiglia Pali, che acquistò il complesso alla fine degli anni Ottanta. Loretto Pali conosceva già il mondo della viticoltura per aver investito nella tenuta La Boatina di Cormòns, nell’area della DOC Friuli Isonzo. A Spessa trovò i pendii del Collio e la possibilità di lavorare su due territori vicini, ma diversi per suoli ed esposizioni. L’azienda indica oggi un patrimonio di circa novanta ettari vitati distribuiti fra le due denominazioni. La pianura isontina segue ritmi di maturazione differenti rispetto alle colline di Capriva e, quando le uve arrivano in cantina, la loro provenienza continua a contare. L’ospitalità si è sviluppata negli anni intorno a questo nucleo agricolo, allargando la vita della proprietà alle camere, ai ristoranti, al golf e al benessere.
Un passaggio importante per i vini arrivò nel 2014, quando Pali coinvolse l’enologo Enrico Paternoster in un nuovo indirizzo produttivo. La vendemmia avviene nelle ore più fresche, spesso all’alba, con i grappoli selezionati a mano. Le uve dei diversi vigneti vengono vinificate separatamente, mentre la scelta fra acciaio e piccoli fusti di rovere francese accompagna le caratteristiche di ciascuna varietà. Per i bianchi si ricorre a pressature delicate; i rossi destinati alle riserve affrontano affinamenti più lunghi in legno. La ricerca di freschezza e capacità di evoluzione passa così attraverso un lavoro paziente, da adattare ogni anno alla maturazione dei grappoli e alle caratteristiche dei singoli appezzamenti.
Sui pendii del Collio le radici incontrano la ponca, un’alternanza di marne e arenarie nate dai sedimenti di antichi fondali marini. Le Prealpi Giulie proteggono le colline dai venti più freddi e la vicinanza dell’Adriatico rende il clima più mite. Qui il paesaggio viticolo continua oltre la frontiera, verso il Brda sloveno, e conserva abitudini agricole comuni a territori divisi più volte dalla storia. Fra le varietà coltivate, il Friulano e la Ribolla Gialla hanno una lunga tradizione, accanto a Sauvignon, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Pinot Nero e Merlot. La gamma della tenuta comprende vini bianchi e rossi, spumanti e distillati, con etichette come Rassauer Friulano, Yellow Hills Ribolla Gialla, Segrè Sauvignon, Santarosa Pinot Bianco e Joy Pinot Grigio Ramato. Fra i rossi, Casanova Pinot Nero e Torriani Merlot riportano alla mente gli antichi ospiti e proprietari. Per conoscerli più da vicino si può seguire una visita guidata che parte dalle cantine medievali e raggiunge le gallerie del bunker, dove le bottiglie vengono custodite durante l’affinamento. Nelle degustazioni trovano posto anche i distillati ricavati dalle vinacce, e le differenze fra i vini si comprendono meglio dopo aver conosciuto le vigne e i modi in cui vengono lavorate le uve.
Per chi decide di fermarsi, il castello ha quindici camere e suite che conservano arredi d’epoca, con le finestre affacciate sul parco e sui vigneti. Altre sistemazioni sono distribuite negli edifici della proprietà, e cambiano anche le abitudini del soggiorno a seconda di dove si sceglie di dormire. La Tavernetta al Castello, ricavata da un’antica casa colonica ai piedi del maniero, ha dieci camere di gusto country chic, con un carattere diverso rispetto a quello più formale della residenza storica. Il Casale in Collina guarda verso il castello e il campo da golf; la Casa di Caccia è vicina al bosco. Negli Appartamenti nelle Vigne, con cucina e soggiorno, ci si può organizzare con maggiore libertà, magari in famiglia o durante una permanenza più lunga.
Alla Tavernetta si torna anche per la cucina, che attinge alla tradizione friulana e si concede accostamenti meno prevedibili. Fra le preparazioni che ne raccontano l’impronta compaiono ravioli alle erbe di campo con aglio orsino e melissa, oppure gnocchetti di ricotta con pesto di sclopit alla brace, caviale di aringa e kefir. Lo sclopit, un’erba spontanea familiare nelle cucine del Friuli, si ritrova così accanto a ingredienti che arrivano da altre abitudini gastronomiche. La stessa curiosità si riconosce nella sella di coniglio servita con bisque d’astice, spinacino e finocchietto. La carta cambia con le stagioni, seguendo la disponibilità dei prodotti, e alla figura di Casanova è stato dedicato anche un percorso degustazione. Per gli abbinamenti si può attingere ai vini della tenuta, dai bianchi del Collio alle etichette rosse.
Qualche passo più in là, presso il campo da golf, l’Hosteria del Castello invita a una sosta più informale. Si può arrivare dopo una partita, oppure scegliere un tavolo per il piacere di pranzare fra i vigneti. La cucina privilegia ingredienti stagionali e preparazioni immediate, in un ambiente che lascia spazio al paesaggio circostante. La Tavernetta lascia più spazio al percorso gastronomico e agli abbinamenti; l’Hosteria conserva il piacere di un pranzo meno impegnativo, magari fra una visita alle cantine e una passeggiata.
Dalla vigna arrivano anche alcuni ingredienti impiegati nei trattamenti della Vinum SPA. In circa duemila metri quadrati trovano posto rituali a base di uva, vinaccioli, mosto e grappa, compresa la Grappaterapia, che può terminare con un assaggio del distillato ottenuto dalle vinacce aziendali. Sauna finlandese e bagno turco si affiancano al percorso Kneipp con pietre dell’Isonzo, alle docce emozionali e alla cascata di ghiaccio. Per trattenersi ancora ci sono la piscina interna con idromassaggi e gli ambienti dedicati al relax. D’estate il Summer Club accoglie anche chi arriva per una sola giornata, con la piscina all’aperto e gli spazi dove fermarsi all’ombra o per un aperitivo.
Fra i vigneti, gli ulivi e gli specchi d’acqua passa anche il tracciato a diciotto buche del Golf & Country Club Castello di Spessa, che segue le pendenze naturali della collina. Ogni buca porta il nome di un vino della proprietà, mentre l’Academy permette di avvicinarsi al gioco o perfezionarlo. Poco distante, il Teatro di Verzura riprende nei gradoni i terrazzamenti tipici del Collio, mentre la buca d’orchestra richiama la forma di un piccolo stagno. Lo si raggiunge attraverso il parco storico, fra gli alberi secolari e la passeggiata dedicata a Casanova, e ospita spettacoli e appuntamenti culturali all’aperto.
Le sale del castello ospitano anche matrimoni, ricevimenti e incontri di lavoro. La Sala degli Specchi, la Sala Verde, la Sala Rosa e la Sala delle Cineserie conservano caratteri diversi, così come gli ambienti più antichi, e consentono di organizzare ricevimenti raccolti o occasioni con numerosi invitati. Con la bella stagione, terrazze e giardini diventano parte degli eventi; gli alloggi e i ristoranti permettono agli invitati di prolungare il soggiorno e magari dedicare il giorno dopo alle cantine o a una passeggiata nel parco.
Chi desidera esplorare il territorio trova Cormòns e Gorizia a breve distanza e, oltre il confine, le colline del Brda sloveno, legate al Collio da vitigni, cucina e tradizioni comuni. A Spessa, nel frattempo, il lavoro nei vigneti continua a seguire le stagioni. Dopo la vendemmia arrivano le vinificazioni, poi gli affinamenti, mentre nel castello si succedono soggiorni, visite e ricevimenti. Sotto la collina, nelle gallerie del bunker, alcune bottiglie rimarranno ancora a lungo.
