Tra avenue de la Madone e il mare ci sono appena un centinaio di metri, ma una volta oltrepassato il cancello il ritmo cambia quasi da sé. Il giardino smorza la presenza della strada, la facciata rimane un poco arretrata e bisogna avvicinarsi per cominciare a leggere l’età dell’edificio. A Mentone, Villa Genesis porta ancora nelle proporzioni, nei decori e in certi ambienti la traccia dell’Hôtel Aiglon, costruito nel 1885, quando questa parte di Costa Azzurra aveva già iniziato ad attirare aristocratici e viaggiatori da tutta Europa. Oggi le camere sono trenta e dal novembre 2024 sulla facciata sono arrivate cinque stelle. Dentro, però, la villa continua a conservare una scala molto più vicina a quella di una residenza che a quella di un grande albergo.
È anche da qui che parte il lavoro di Daniela Rousseva, direttrice generale di Villa Genesis. La sua esperienza nell’hôtellerie della Costa Azzurra viene da lontano: già nel 2013 era direttrice d’esercizio del Boscolo Plaza di Nizza. A Mentone si è trovata davanti a una struttura diversa, più piccola, dove ospiti e personale finiscono inevitabilmente per incrociarsi più volte durante la giornata e dove persino un servizio impeccabile rischierebbe di pesare se diventasse troppo cerimonioso. Nelle parole con cui Rousseva parla dell’hotel tornano spesso la tranquillità, la sensazione di sentirsi protetti, la possibilità di vivere il soggiorno senza che ogni momento venga sottolineato dalla presenza del personale. Per una direttrice abituata agli standard dell’alta ospitalità, qui il lavoro sembra passare anche dalla capacità di dosarli.
La storia dell’edificio aiuta a capire perché. L’antico Hôtel Aiglon appartiene alla Mentone della Belle Époque, una città che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento vide cambiare il proprio volto insieme alla fama internazionale della Riviera. Il clima mite attirava lunghi soggiorni invernali e con i nuovi ospiti arrivarono alberghi, ville e giardini che ancora oggi fanno parte del paesaggio urbano. In questa stagione si inserisce Hans-Georg Tersling, architetto danese formatosi a Copenaghen e poi approdato in Francia. Dopo l’incontro professionale con Charles Garnier e il lavoro al Casinò di Monte-Carlo, scelse questo tratto di costa e vi rimase a lungo, lasciando edifici che ancora accompagnano la strada tra Mentone e Cap-Martin.
Il suo nome è legato a Villa Cyrnos e Villa Les Rochers, commissionate dall’imperatrice Eugenia, e al Casinò Municipale di Mentone, oggi Palais de l’Europe. Villa Genesis appartiene allo stesso clima architettonico. Gli ornamenti richiamano gli stili Luigi XV e Luigi XVI, mentre volumi, modanature e altezze conservano l’eleganza di una costruzione nata alla fine del XIX secolo. È una storia presente, ma non viene messa sotto vetro. Negli interni la memoria dell’edificio convive con colori più freschi, linee contemporanee e materiali scelti per riportare gli spazi alla vita quotidiana di un hotel.
Quando l’attuale proprietà acquistò la struttura nel 2015, l’albergo esisteva già. La ristrutturazione successiva ha lavorato proprio su questa convivenza, mantenendo ciò che poteva ancora appartenere alla casa e intervenendo sul resto. Le trenta camere, comprese due sistemazioni accessibili alle persone con mobilità ridotta, si distribuiscono tra Cosy, Deluxe, Deluxe Privilège, Junior Suite e soluzioni pensate anche per le famiglie. Il blu compare in sfumature diverse, il marmo ritorna nei bagni, alcune finestre guardano verso il Mediterraneo mentre altre lasciano entrare il verde del giardino. Sono stanze curate, luminose, senza quella tentazione di trasformare ogni riferimento alla Riviera in una decorazione dichiarata.
Anche il passaggio alle cinque stelle è avvenuto senza cambiare queste proporzioni. Ha richiesto piuttosto un lavoro sui servizi e sull’organizzazione, quello che spesso l’ospite vede soltanto nel momento in cui ne ha bisogno. La conciergerie segue prenotazioni e richieste, il room service accompagna l’intera giornata, il parcheggio privato è affiancato dal servizio di vetturiere e sono previsti trasferimenti da stazioni e aeroporti. Poi c’è la piscina esterna di quattordici metri, raccolta nel giardino e aperta durante la stagione più calda, mentre il bar può essere frequentato anche da chi non soggiorna in hotel. La colazione si prende negli spazi della villa oppure in camera, magari senza avere fretta di scendere.
È proprio nei momenti più ordinari che Villa Genesis lascia capire meglio la propria natura. Le distanze sono brevi, il salone non conduce a una sequenza interminabile di ambienti e il giardino si raggiunge in pochi passi. Chi lavora qui impara presto a riconoscere gli ospiti e per Rousseva questa vicinanza richiede sensibilità: esserci quando serve, ricordare una preferenza, risolvere una richiesta, ma anche sapersi togliere dalla scena. Sono sfumature difficili da inserire nella descrizione di un servizio eppure, in un hotel di trenta camere, fanno molta parte del soggiorno.
Poi c’è Mentone, che dalla villa non rimane mai davvero sullo sfondo. Rousseva la considera una città ancora capace di sorprendere anche chi conosce bene la Costa Azzurra, soprattutto perché conserva un carattere meno esposto rispetto ad altre destinazioni vicine. Monaco è a pochi chilometri, il confine italiano ancora più vicino, ma fermarsi a queste coordinate significherebbe perdere buona parte di ciò che succede intorno all’hotel. I giardini, le architetture della Belle Époque, il centro storico, il mercato, la presenza degli agrumi e quell’entroterra che cambia il paesaggio appena ci si allontana dal mare restituiscono una città con più livelli di quanto faccia immaginare la sola passeggiata sul lungomare.
La conciergerie lavora anche su questo. Tra i luoghi suggeriti compaiono il Jardin Serre de la Madone, il Palais de Carnolès con la sua collezione di agrumi e i luoghi legati a Jean Cocteau. Al Domaine des Colombières può essere organizzata su prenotazione una visita privata accompagnata da una guida, un dettaglio che dice qualcosa in più rispetto al consueto elenco di attrazioni. Basta poi spostarsi di pochi chilometri per raggiungere Saint-Agnès o Sospel, oppure seguire la costa verso Monaco e Saint-Jean-Cap-Ferrat; dall’altra parte, Ventimiglia ricorda quanto il confine italiano faccia parte della quotidianità di Mentone.
La villa non cerca quindi di trattenere necessariamente chi soggiorna. Una mattina può cominciare con la colazione in giardino, proseguire fuori tra mercato e centro storico e finire di nuovo all’interno dell’hotel, magari al bar. Da quest’anno c’è anche un motivo in più per rientrare — o, per chi abita a Mentone, per varcare il cancello senza aver prenotato una camera.
Nel 2026 ha infatti aperto Rogina, il ristorante di Villa Genesis, nato nel giardino e pensato fin dall’inizio anche per la clientela esterna. È un passaggio importante perché fino ad allora la parte gastronomica dell’hotel si concentrava soprattutto sulla colazione, sul bar e sul room service. Rogina cambia il rapporto con la città: a tavola possono sedersi gli ospiti della villa, ma anche chi vive nel quartiere o arriva semplicemente per cena.
Gli spazi progettati dall’architetto Nikyar Neshat rimangono molto vicini al verde, con grandi aperture che alleggeriscono il confine tra sala e giardino. In cucina, lo chef Nicola Pagano guarda al Mediterraneo con una certa libertà. La Francia e l’Italia restano vicine, com’è inevitabile qui, ma arrivano anche richiami greci e orientali, mezzé da condividere e piatti in cui il brasero lavora carni, pesci e verdure. Gli agrumi entrano naturalmente in alcune preparazioni e il limone di Mentone trova il proprio spazio senza essere chiamato a ricordare, a ogni portata, dove ci troviamo.
Rogina ha portato nella villa una voce nuova senza cambiarne il tono. È forse la parte più evidente di un movimento che negli ultimi anni ha interessato tutto l’hotel: prima il lungo recupero dell’edificio, poi il riconoscimento delle cinque stelle, ora un ristorante capace di vivere anche oltre gli orari e le abitudini di chi soggiorna. Il bar era già aperto agli esterni; con il nuovo ristorante il legame con Mentone diventa ancora più quotidiano, fatto di persone che entrano per una cena e magari scoprono per la prima volta ciò che si trova dietro quel cancello di avenue de la Madone.
Daniela Rousseva accompagna questa fase senza trasformarsi nel personaggio unico della storia. La villa viene da molto prima di lei e porta con sé un passato che sarebbe difficile ignorare; il suo compito è farla funzionare nel presente, tenendo insieme ciò che un cinque stelle richiede e ciò che un edificio così piccolo rischierebbe di perdere se il servizio diventasse troppo formale. La sua esperienza torna utile proprio nei dettagli meno appariscenti: una squadra che conosce la città, una richiesta risolta con discrezione, l’ospite che ritrova qualcosa senza doverlo chiedere due volte.
Sono aspetti che difficilmente entrano in una fotografia, mentre le cinque stelle, la piscina o una Junior Suite sono molto più semplici da mostrare. Eppure Villa Genesis finisce per affidarsi soprattutto a ciò che accade tra una cosa e l’altra: il tempo trascorso nel giardino, una conversazione al bar, il ritorno in hotel dopo una giornata fuori, il personale che ha imparato quando avvicinarsi e quando lasciare che la casa faccia il resto.
Fuori dal cancello Mentone riprende quasi subito, con il mare poco più avanti e l’Italia appena oltre il confine. Dentro, l’antico Hôtel Aiglon continua a cambiare con una certa calma. Dal 1885 sono cambiati il nome, gli ospiti, il modo di viaggiare e perfino ciò che ci si aspetta da un albergo. L’edificio, intanto, continua a fare quello per cui è stato pensato più di un secolo fa: accogliere chi arriva, lasciandogli il tempo di sentirsi un po’ meno di passaggio.
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