NON PIU’ RESTAURI DEI PALAZZI STORICI ITALIANI.

Il restauro di diversi palazzi storici è stato negato attraverso la legge Finanziaria 2025 che nega di fatto le detrazioni per gli interventi di manutenzione e conservazione imposti dalle leggi di tutela degli edifici vincolati. I prezzi delle ristrutturazioni negli ultimi anni sono triplicati, e queste misure scoraggiano ancora di più i ripristini dei palazzi d’interesse storico collettivo.

 

Nel sud Italia i costi di ristrutturazione sono superiori al valore finale di tali strutture per la maggior parte in abbandono. La finanziaria 2025 li obbliga alla distruzione immobilizzando anche il circuito economico annesso, le fatturazioni dei lavori non daranno alcun vantaggio assecondando il sommerso.

 

La nuova Finanziaria 2027 dovrebbe correggere pertanto le limitazioni per le operazioni di manutenzione e conservazione volute dalle leggi di tutela dei palazzi vincolati. Tale limitazione si aggiunge alla pratica riduzione degli sgravi dei redditi derivanti dagli edifici vincolati che si basava sul principio proprio dall’articolo 42 della Costituzione.

 

La Corte Costituzionale con sentenza 28 novembre 2003, n. 346 sosteneva che: “il beneficio fiscale relativo agli immobili di interesse storico e artistico è calcolato in considerazione del complesso di vincoli e obblighi gravanti per legge sulla proprietà di siffatti beni quale riflesso della tutela costituzionale loro garantita dall’articolo 9 II comma della Costituzione”.

 

La Corte Cass., SS. UU., sentenza 9 marzo 2011 n. 5518 asseriva: “tener conto del fatto che i proprietari debbono affrontare, nell’interesse pubblico alla conservazione dei beni culturali, costi di manutenzione così rilevanti da rendere non sicuramente determinabile il reddito effettivo”.

 

Le detrazioni fiscali del 50% negli Stati Uniti e del 30% in Inghilterra hanno arricchito tali nazioni, nel nostro Paese il sentimento pubblico – privato è minimo, queste limitazioni lo scoraggiano. “Meloni anti Ronchey” delegittima la funzione privata nella crescita culturale italiana come nelle importanti realtà internazionali, sospendendo i molti progetti in itinere legati alla specificità del territorio.

 

I musei creati mediante donazioni modali di collezioni private si stanno svuotando dopo che i Comuni, omologati agli Enti privati del Terzo, hanno investito milioni in modo esclusivo sulle collezioni offerte e accettate in passato.

 

E’ senza dubbio necessario un correttivo della Finanziaria 2025 che tenga conto dei contesti temporali e locali con l’abrogazione dell’articolo 16 ter., per il vantaggio culturale della nostra penisola che inserisce limiti reddituali abolendo le detrazioni delle donazioni delle opere d’arte.

 

                                                                                                                                                                                                                                    

 

 

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