In Valle d’Aosta, fra le maestose vette e le pure brezze alpine, è situata Les Petits Riens, azienda vinicola che ha assunto la viticoltura artigianale quale arte e manifesto d’autenticità. La produzione cui dà luogo è volutamente limitata, così che ciascuna bottiglia che esce fuori dalla produzione sia l’emblema di una storia di cultura artigianale, come di rispetto per la natura e ricerca d’eccellenza. Il nome scelto non è casuale, ed è evocativo di quei piccoli gesti che, sommati, generano qualcosa di straordinario. Parliamo, in tal proposito, del dettaglio di una vendemmia compiuta a mano, del respiro del suolo lasciato libero da chimica invasiva, del tempo rispettato quale altro ingrediente essenziale.
In questa storia, Stefania e Fabien sono le anime e le menti che si celano dietro il progetto, un progetto trattante un’idea di viticoltura che con innovazione dà continuità alla tradizione. A Les Petits Riens si lavora tenuto conto dei ritmi della natura, con fermentazioni spontanee, lieviti indigeni e un approccio minimalista in cantina, proprio perché il vino debba essere espressione pura del territorio sul quale viene prodotto. Con un vino Les Petits Riens, la montagna si fa sapore, il tempo diviene struttura e la passione diviene vino.
Les Petits Riens, dunque, nasce dall’incontro tra due anime affini. Stefania, milanese d’origine ma valdostana d’adozione, ha trovato nelle montagne un luogo d’elezione, una volta terminati gli studi di Viticoltura ed Enologia a Milano ed essersi formata tra i filari valdostani. Fabien, francese di nascita, ha deciso a un certo punto d’affinare il proprio sapere fra le vigne della Borgogna e della Svizzera, luoghi nei quali si è dedicato alla viticoltura eroica, con tanto d’approccio biodinamico.
Tutta la storia del marchio Les Petits Riens è una storia di passione e condivisione, come dichiarato da Stefania. La passione per le attività praticate e per la soddisfazione del cliente, per fare in maniera tale che possa ricevere emozioni sorseggiando un vino. Sempre Stefania esprime, a nome d’entrambi, soddisfazione ogni qual volta un cliente condivide con loro il racconto di come sia entrato a contatto con la loro realtà, e parla di numerosi clienti che hanno avuto modo di conoscere il loro marchio nei ristoranti, dalle emozioni generate dall’etichetta dei vini Les Petits Riens che li ha inizialmente attratti, e di come gli stessi clienti abbiano poi provato altre emozioni al momento dell’assaggio,
emozioni che hanno poi voluto riprovare ad ogni sorso, una clientela che a partire da quel momento si è fidelizzata.
Per le etichette, anch’esse sono volutamente comunicative, ed esprimenti emozioni, appunto. Allo scopo di creare etichette accattivanti ed originali, che potessero esprimere la passione che si cela dietro il lavoro svolto, c’è la complicità richiesta da Stefania e Fabien ad una loro amica grafica, che ha fatto in modo da esprimere con la sua arte, nelle etichette create per i vini, il loro sentimento, lo stesso sentimento che Stefania e Fabien provano nel momento in cui procedono con l’assaggio del vino appena prodotto. Un lavoro, il loro, che li appassiona al punto tale da non sentire molte volte neppure la fatica, ma solamente un diletto che anima pienamente le loro giornate.
Proprio fra le vette elvetiche, il destino ha voluto far incrociare i loro percorsi. Qui, lavorando fianco a fianco, hanno entrambi maturato la visione d’un vino che potesse puramente esprimere l’essenza del territorio. La Valle d’Aosta è stata poi la scelta inevitabile, in quanto ambiente dalle peculiarità uniche, dove i vitigni autoctoni respirano l’aria alpina e il suolo sabbioso dona alla vigna la propria fine mineralità. E, con dedizione e sensibilità per il lavoro svolto, nasce Les Petits Riens, cantina dove ciascun gesto viene calibrato rispettosamente e consapevolmente. La mission dell’azienda è quella di creare vini, figli della biodiversità e della mano artigiana.
I vigneti di Les Petits Riens hanno un’estensione fra 600 e 800 m sul livello del mare. E qui, l’altitudine e l’esposizione a sud sono i fattori per opera dei quali si dispone di un microclima straordinario. A far mantenere la sanità delle uve ci pensano le brezze montane, mentre al drenaggio necessario provvede un terreno sabbioso e ricco di scheletro, per vini decisamente dal gusto fine. Una ricchezza non materiale del marchio è da rinvenirsi invece nella filosofia produttiva portata avanti, che identifica la vigna quale ecosistema vivo, mai alterato da diserbanti chimici e nutrito da pratiche di sovescio e microrganismi naturali di “Vini di Luce”, a stimolo della fertilità del suolo e della vitalità delle piante.
E in cantina? In questa sede l’approccio che avviene segue una logica uguale per il rispetto e il non intervento con mezzi fuori dalla tradizione. Le fermentazioni, come citato, avvengono in spontaneità e con lieviti indigeni, onde preservare quella che è l’impronta autentica del prodotto. L’affinamento, poi,
viene calibrato su ogni singolo vino. Abbiamo quindi acciaio per custodire l’essenzialità, legno per la complessità, giare in grès per un’evoluzione sotto controllo e in armonia. Vengono aggiunti dei solfiti, ma nel minimo indispensabile, e per il resto non si procede con la filtrazione, e i travasi seguono le fasi lunari. Del resto, a Les Petits Riens, il vero maestro è dato dai vini naturali.
Ma passiamo ad esporre le qualità di alcuni vini, particolarmente rappresentativi del marchio. Il Petit Bout de Lune è un vino bianco che gioca su un equilibrio fra la struttura e la freschezza, un incontro tra la ricchezza dello Chardonnay e la verticalità dell’Erbaluce. Si procede, per esso, all’affinamento in botte grande di rovere non tostato, così da esaltarne la complessità e farne venir fuori una trama morbida e avvolgente, e provvista di tensione minerale (come tradizione vuole per i grandi vini di montagna). Al sorso di rivela avvolgente e setoso, intriso di note agrumate, di nocciole e di fiori bianchi, e dalla vibrante freschezza, con un lungo finale sapido.
Troviamo poi, nell’offerta vinicola, L’Essence de la Forêt, che è ricavato dal Cornalin, un vitigno autoctono di forte personalità. L’affinamento in gres prosegue per 24 mesi, e ne tutela la purezza aromatica dalla quale si possono percepire i sentori di frutti di bosco, erbe alpine e spezie dolci. Il vino è dal carattere indomito, e si sublima col tempo.
Andiamo avanti con il vino ricavato dal Gamay, che è un vitigno originario della Borgogna, ma che ha trovato anche in Valle d’Aosta una confortevole dimora. Il vino in questione, denominato L’Esprit Pourpre, è un rosso dal profilo fragrante e speziato con delicatezza, affinato anch’esso in gres per 24 mesi di modo da mantenerne inalterata la vivacità. Al naso si può percepire un bouquet di piccoli frutti rossi, pepe nero e lievi note floreali. La sua acidità è vibrante, e il finale è armonioso, invogliante a sorseggiare da subito un altro bicchiere.
C’è poi Ici et Maintenant, ovvero “qui e ora”, un vino dal nome simbolico, che invita a vivere il presente, derivante dall’unione fra Syrah e Mondeuse, due varietà francesi che si esaltano reciprocamente nel connubio. In dettaglio, la speziatura che contraddistingue la varietà Mondeuse s’incontra con la profondità a livello balsamico del Syrah, per una nuova avvolgente prelibatezza. L’affinamento è sempre di due anni esatti, ma avviene per metà in barrique e per l’altra metà in gres, per una rotondità che non appesantisce il
vino. La chiusura all’assaggio si protrae nel sapore, con note di liquirizia, pepe nero e sottobosco.
Si qualifica come un rosso dal doppio volto, invece, l’Entre Terre et Ciel, ad unione fra la potenza e la struttura del Petit Verdot e del Cabernet Franc, da una parte, e la finezza del Pinot Nero e del Gamay dall’altra, l’incontro fra la corposità da un lato e la leggerezza dall’altro (da qui il nome). Il risultato creato è un vino sofisticato, dotato d’aromi di frutta nera matura, grafite e spezie orientali. Molto vellutato al sorso, e il finale sapido è a richiamo del territorio d’alta quota.
Citiamo ancora un altro vino della casa, dal nome Au Coin du Feu. Lo stesso è proposto come rievocativo del classico Torrette, derivato dalla combinazione di Petit Rouge, Vien de Nus, Fumin, Pinot Nero e vino Dolcetto. Riguardo l’affinamento, si ha in barrique per 24 mesi allo scopo d’arricchirne la struttura che diviene d’una dimensione affumicata quanto avvolgente. Si possono distintamente sentire in esso profumi di frutti rossi maturi, tabacco, cuoio e spezie dolci, e al palato una freschezza di montagna che si contrappone ad una generosa corposità. È nella sostanza un vino che invita alla riflessione, da mettere in tavola per lunghe serate dinanzi al camino.
Chiudiamo la rassegna con un sorprendente bianco, L’Air des Cimes, prodotto dalla vinificazione in bianco del Petit Rouge e del Gamay, dall’anima fortemente minerale. È fermentato in acciaio per un anno, e il relativo profilo aromatico si snoda fra agrumi, pietra focaia e fiori campestri. Appare al sorso come asciutto, raffinato e sapido, e il suo finale lungo richiama la roccia e la frizzante aria delle quote elevate. In definitiva è un bianco di carattere, perfetto per stupire. Del resto, non vi è vino della casa Les Petit Riens che non sia un momento di sospensione nel tempo, oltre che un piccolo grande gesto dal fascino enologico.
Les Petit Riens ha saputo oltretutto conquistare l’attenzione d’esperti e critici. Il genetista svizzero e alto esperto di vitigni José Vouillamoz ha parlato di quest’azienda come di “una cantina valdostana di prim’ordine”, per riportare le sue stesse parole. Egli ha sottolineato la qualità straordinaria delle micro-vinificazioni. Vi è poi la Gazzetta Matin, giornale che ha elogiato l’intimo legame fra i produttori in questione e la vigna, e che ha descritto i vini prodotti come “fatti con amore”. Subentrato altresì un riconoscimento internazionale, nel
momento in cui testate autorevoli nel campo, all’estero, hanno dedicato articoli alle produzioni di Les Petits Riens.
Reporter Gourmet ha esaltato il Syrah-Mondeuse “Ici et maintenant” come “il vino più interessante della serata”, per potenza e finezza, e Le Verre et l’Assiette ha espresso lodi per la capacità di Stefania e Fabien ad unire l’artigianalità col rigore tecnico, con le parole “un equilibrio tra sogno e capacità tecnica”.
Tutti i vini del marchio sono autentiche gemme di nicchia, disponibili in una selettiva distribuzione che ne valorizza l’unicità. Sul territorio nazionale, le suddette etichette si possono reperire in strutture ricettive stellate, qual è il caso dello squisitamente raffinato Café Quinson a Morgex in Valle d’Aosta, e, sempre in ambito regionale, il Caffè Nazionale di Paolo Griffa e Il Vecchio Ristoro. Fuori dalla Valle d’Aosta, i vini del marchio si possono gustare presso Il Patio (pollone BI) della famiglia Rana, e presso Il Nazionale a Vernante.
In Francia, i vini si possono assaporare in un locale esclusivo quale il Restaurant Gastronomie de Jean Sulpice (Annecy), e anche in Belgio e Stati Uniti i vini sono proposti da ristoranti ed enoteche alla ricerca di prodotti dalla spiccata tipicità e autenticità.
Se si vuole acquistare le bottiglie di Les Petits Riens, esse sono disponibili in enoteche di riferimento quali Cabernet Voltaire e La Vineria nella città di Aosta, ma, per un acquisto da qualunque luogo, si trovano anche su piattaforme online specializzate, come ad esempio Decanto e Mes Vendanges.
Un progetto estremamente interessante è “Adotta un’annata”, opportunità di prenotare in anticipo le bottiglie di una specifica vendemmia. Con questo sistema si accede a prezzi d’occasione, e gli adottanti ricevono aggiornamenti su come procede la cura dell’annata e possono scoprire in anteprima le nuove creazioni di Stefania e Fabien. Un’iniziativa che, inutile dirlo, viene molto apprezzata da collezionisti e intenditori.
Per il futuro, Stefania e Fabien vogliono mantenere l’artigianalità delle produzioni, e non ricorrere mai ad artefatte tecniche industriali per la produzione dei loro amati vini. Ma ciò non toglie, come ammette Stefania, che farebbe loro piacere poter incrementare le varietà con alcuni vitigni autoctoni in più, fra le tante varietà che sono presenti in Valle d’Aosta e che non sono
sempre facili da coltivare, se non con la passione e la dedizione che li connota. Per il resto, Stefania e Fabien, avendo fittato l’azienda che ha dato i natali al marchio di loro proprietà, sono molto grati ai proprietari dell’azienda stessa, i signori Montrosset e Quarello che li hanno supportati, ed esprimono altresì gratitudine per Marie-Thérèse Chappaz, una grande produttrice di vino che li ha fatti incontrare mentre lavoravano in Svizzera. Gratitudine anche verso i loro parenti e amici dai quali ricevono supporto fisico e morale in ogni momento, così come ai clienti che hanno creduto nel marchio e che oggi continuano a conferire a Les Petits Riens dei feedback meravigliosi, uno stimolo prezioso per le loro fatiche e la creatività espressa tramite esse.
