Nel vivace crocevia capitolino, a poca distanza dalla stazione Termini, in via Goito, Napoli incontra Roma in un dialogo gastronomico che parla di tradizione e autenticità. Ciro Purpetta, dopo il successo della sede ischitana, approda nella Città Eterna portando con sé non solo ricette, ma un’intera filosofia culinaria.
In questo angolo napoletano incastonato nel cosmopolitismo romano, il tempo sembra rallentare, permettendo ai sapori di esprimersi con quella calma ancestrale che solo la grande cucina partenopea sa offrire. L’atmosfera, vibrante e al contempo accogliente, trasporta l’ospite in un viaggio sensoriale dove ogni portata racconta una storia secolare, custodita e tramandata con la devozione che solo le grandi tradizioni meritano.
Il percorso gastronomico si apre con una sinfonia di antipasti che celebrano l’abbondanza napoletana. La mozzarella di bufala DOP, protagonista indiscussa, si presenta in diverse interpretazioni: ora abbracciata dalla freschezza dei pomodorini e della focaccia all’origano, ora esaltata dal contrasto con le melanzane sott’olio o dalla nobiltà del prosciutto di Parma. Il cuoppo napoletano è un tripudio di fritti dorati che evoca l’allegria delle vie partenopee: crocchè di patate, palle di riso, frittatine di pasta, zeppoline e montanare sfidano i sensi con la loro croccantezza sinfonica. Le polpette di melanzane, servite con l’intingolo di ragù napoletano, sono piccoli capolavori di equilibrio, mentre la mozzarella in carrozza, abbracciata tra due fette di pane casareccio dorata e fritta, è un classico che non delude mai.
Quando si passa ai primi piatti, la tradizione si fa manifesto. La pasta e patate con provola, descritta nel menu come un piatto che deve essere “azzeccato“, ovvero cremoso e mai brodoso, è un abbraccio caldo che sa di casa. Con una nota di convivialità tipicamente partenopea, questo piatto viene servito con un’invitante istruzione: “il formaggio te lo gratti tu!”, trasformando un semplice gesto in un rituale di partecipazione che esalta l’esperienza gastronomica. Gli gnocchi al ragù napoletano e provola affumicata campana rievocano storie antiche: la tradizione narra che furono ideati nel 1600 da un cuoco sorrentino che pensò di unire gli “strangulaprieveti” (così venivano anticamente chiamati gli gnocchi) con pomodoro e mozzarella.
La pasta alla Nerano, con le sue zucchine fritte che si fondono con il provolone del Monaco e il Grana Padano, risale invece agli anni ’50, creata in un ristorante della piccola baia di Nerano per soddisfare le richieste del principe Francesco Caravita di Sirignano detto “Pupetto”. Gli ziti alla genovese, con il loro ragù bianco di carne e cipolle, sono un inno alla pazienza culinaria: questa ricetta dalla lunghissima cottura, che rende le cipolle dolci e cremose, ha origini antichissime, forse legate all’arrivo a Napoli di mercenari ginevrini nel 1400.
Non manca l’irriverente spaghetto alla puttanesca, conosciuto a Napoli anche come “aulive e chiapparielli“, che secondo una delle tante leggende nacque in una casa di appuntamenti dei Quartieri Spagnoli come pasto saporito e veloce per gli ospiti. O ancora gli spaghetti allo scarpariello, la cui leggenda vuole che il piatto sia nato tra gli “scarpari”, i calzolai che lavoravano nelle botteghe dei Quartieri Spagnoli.
I secondi piatti esaltano la robustezza della tradizione meridionale. Le polpette al ragù, profumate di basilico e Grana Padano, sono un classico intramontabile. La carne alla pizzaiola unisce la succulenza del manzo alla vivacità del pomodoro, mentre la padellata di salsiccia e friarielli porta in tavola un connubio di sapori rustici e appaganti. Il baccalà fritto in cassuola si veste di note mediterranee grazie all’abbinamento con pomodorini, olive, capperi, prezzemolo e una cialda di Grana Padano, creando un equilibrio perfetto tra sapidità e dolcezza.
Le pizze, orgoglio partenopeo, trovano qui un’interpretazione fedele ma mai scontata. L’impasto, disponibile anche in versione gluten friendly, accoglie ingredienti selezionati in combinazioni che spaziano dalle intramontabili classiche – come la Margherita con il suo equilibrio perfetto tra pomodoro, fior di latte campano e basilico – a creazioni più audaci. La Neranese, con zucchine fritte e fonduta di provolone del Monaco, è un omaggio alla costa amalfitana, mentre la Ginevrina, con provola affumicata campana e ragù bianco di carne e cipolle alla genovese, racconta secoli di storia gastronomica. La Purpetta è la firma della casa: pomodoro, polpette al ragù, provola affumicata campana, basilico e ricotta all’uscita, un tripudio di sapori che racchiude l’essenza della convivialità napoletana.
I ripieni, da scegliere tra calzone al forno o pizza fritta, celano tesori gastronomici come la combinazione di provola, salsiccia, friarielli e peperoncino, o l’audace accostamento di ragù, ricotta, salame, mimosa di uovo sodo, provola e pepe.
Il percorso si completa con contorni che celebrano la semplicità degli ingredienti: i friarielli in padella sprigionano il loro aroma inconfondibile, le melanzane a funghetto e le zucchine alla scapece raccontano di ricette tramandate, mentre la scarola saltata con olive e capperi offre un contrappunto di amaro e sapido.
In questo tempio del gusto partenopeo, ogni boccone è un viaggio, ogni piatto una storia. Il calore del personale, sempre attento e disponibile, completa un’esperienza che va oltre il semplice pasto, trasformandolo in un incontro tra culture, in un dialogo tra Roma e Napoli che si svolge attraverso il linguaggio universale del cibo. Le recensioni parlano di un’autenticità rara, descrivendo la pizza come “un tuffo nei vicoli di Napoli” e il ragù come “un abbraccio che sa di domenica in famiglia”.
Ciro Purpetta non è solo un ristorante: è un’ambasciata dei sapori napoletani nel cuore pulsante della capitale, dove l’ospitalità è parte integrante del menu e dove Napoli si racconta a Roma con il linguaggio universale della sua cucina, senza artifici ma con tutta la sua inconfondibile, travolgente veracità.
Foto Simone Paris

