Sì TAV? No TAV? Come ne esce il governo?

Eppure, in fin dei conti, parrebbe essere solo un treno come tanti. Un Treno ad Alta Velocità come quelli che già collegano buona parte d’Italia senza che un singolo lamento sia stato sollevato in proposito. Sulla tratta Torino-Lione, invece, molto è stato detto negli ultimi anni. Quasi a voler rimarcare una dicotomia di fondo che con il treno in sé, spesso, poco ha a che fare. Un dualismo tra investimento e spreco, tra autorità e antagonismo, tra progresso e ambientalismo, tra intrallazzi e trasparenza. A volerla dire tutta, è difficile che una tratta ferroviaria possa rivestire un’importanza simile, ma talvolta è il simbolismo a contare più del pragmatismo.

Per il governo, la TAV è una questione spinosa come non mai; tanto che la soluzione cercata consiste nel ridurre il giudizio definitivo sulla Torino-Lione alla bontà logica del progetto: l’analisi costi-benefici, che però appare fortemente viziata nel momento in cui se ne cambiano i dettagli per assestare detto giudizio in base all’oscillante opinione a riguardo dei partiti al potere. E allora – ci si potrebbe chiedere – quali costi, e quali benefici, dal momento che si riesce a dimostrare tutto e il contrario di tutto?

Per il Movimento 5 Stelle, il problema TAV è quanto mai importante: l’opera va annoverata, nell’ideologia pentastellata, tra i terribili sprechi voluti dai governi precedenti, perdipiù assimilata a crociata da alcune schiere di “delusi”, velleitari rivoluzionari che dei grillini hanno costituito la prima, vera base elettorale. Una vita intera a dire “no” a tutto ciò che è establishment, contrario al nuovo che avanza. E ora, nel momento di maggiore difficoltà nel consenso per il M5S, come riuscire a mantenere l’interesse di governo e avere allo stesso tempo il coraggio di dire no ai fedelissimi? Così i costi e i benefici cambiano di giorno in giorno.

Salvini, a fermare la Torino-Lione, non ci sta; e il premier Conte sembra essere con lui, per quanto possa in questo caso operare il suo consueto ruolo di equilibrio tra i due poli magnetici del governo. Il patron della Lega, i cui interessi programmatici potrebbero naturalmente favorire l’opera, diversamente dai Cinque Stelle, potrebbe anche star ragionando su piani molteplici: uno, in particolare, consiste nell’affossare definitivamente il consenso popolare dell’alleato di governo, per renderlo ancor più succube della sua dominanza ministeriale e mediatica e garantirsi un futuro elettorale più roseo.

Chi la spunterà? Cosa sarà, infine, del progetto Torino-Lione? Nonostante questo appaia il momento storico in cui la TAV appare maggiormente compromessa – o, per meglio dire, “meno condivisa” dalle parti chiamate a deciderne – è lecito ritenere che la costruzione continuerà. Pur chiamando in causa ogni tipo di costo o beneficio del mondo, sembrerebbe essere la scelta razione. E non solo: questa sembra anche equivalere alla posizione del muscolo più potente coinvolto nel braccio di ferro di governo.

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