Riaperti dopo oltre 40 anni i Civici di Domodossola

Hanno riaperto lo scorso giugno dopo oltre 40 anni, i Musei Civici di Domodossola (VCO) a Palazzo ”Gian Giacomo Galletti’ e fino a fine dicembre sarà fruibile una mostra su San Francesco.

Si apprende infatti dal comunicato stampa che grazie alla collaborazione con la Diocesi di Novara e alcune collezioni private, tra le navate della chiesa-museo, il visitatore sarà accolto fino al 31 dicembre da un’esposizione temporanea divisa in tre sezioni che punta a dare risalto alla storia del Palazzo, dall’origine francescana alla creazione dei musei, con un excursus sulla ritrattistica del fondatore e di altri protagonisti e con un Focus su San Francesco d’Assisi, dove l’assoluto protagonista è il San Francesco riceve le stimmate di Guercino, la grande pala d’altare custodita presso la Cattedrale di Novara. La riapertura è frutto di un ingente lavoro di restauro, recupero dei beni e allestimenti, coordinato da Antonio D’Amico, che ha visto coinvolti architetti, restauratori che sono intervenuti su 63 dipinti, 23 sculture lapidee, 287 reperti archeologici, 29 suppellettili sacre, circa 40 arredi lignei ottocenteschi, 20 sculture lignee, oltre a vetri dipinti, numerosi intagli, più di 2000 animali impagliati e altrettanti minerali.

I Musei Civici racchiudono vari aspetti della cultura e della storia ossolana, spaziando dall’archeologia all’arte sacra, passando per i pittori vigezzini fino ad arrivare alle scienze naturali con una ricchissima selezione di animali tassidermizzati, minerali, botanica, entomologia, malacologia, e tanto altro. Inoltre, il piano terra è dedicato alle esposizioni temporanee. Dopo molteplici vicissitudini e usi, Palazzo San Francesco si mostra nel pieno del suo splendore con una rinnovata veste, a seguito di un accurato restauro e di un riallestimento museografico durato diversi anni. Sotto la direzione dell’Architetto milanese Paolo Carlo Rancati hanno lavorato diverse maestranze e ditte, ognuno nel loro specifico ambito professionale, tenendo sempre in considerazione l’identità del territorio ossolano. L’architettura del Palazzo, ex chiesa, unica nel suo genere, e le raccolte civiche dialogano tra loro in perfetta simbiosi, offrendo al pubblico una sinergica visione tra storia, arte e contemporaneità.

Il percorso di Palazzo San Francesco si snoda su tre livelli espostivi che mettono in evidenza peculiarità multidisciplinari e, soprattutto, una geografia del collezionismo ossolano, sollecitato dalla Fondazione Galletti che acquista il palazzo alla fine dell’Ottocento, e concepito da uomini e donne che hanno viaggiato e donato ai musei opere d’arte e manufatti provenienti non solo dalle valli, ma anche e soprattutto da diverse parti del mondo. Si svela un patrimonio intrigante e di alto profilo che, dopo svariati decenni di oblio, torna adesso a raccontare storie segrete ed affascinanti.

Al piano terreno la duecentesca chiesa francescana è dedicata a mostre temporanee, al primo piano c’è il Museo di Scienze Naturali e al secondo la Pinacoteca, la sezione Archeologica, l’Arte Sacra e una selezione di disegni dalla fine del Cinquecento al Novecento.

È in questa forma che Palazzo San Francesco riapre dopo circa quarant’anni di attese, grazie alla preziosa partnership con la Fondazione Ruminelli. I Musei Civici sono frutto del lavoro di un progettista e direttore dei lavori, l’architetto Paolo Carlo Rancati, e di un ingente campagna di restauri e recuperi che ha visto coinvolti 15 restauratori di diverse tipologie che sono intervenuti su 63 dipinti, 23 reperti lapidei, 287 reperti archeologici, 29 suppellettili sacre, oltre 40 arredi lignei d’epoca, 20 sculture lignee, oltre a vetri dipinti e intagli, oltre a 2000 animali impagliati e altrettanti minerali.

Il Palazzo, eretto a inizi Ottocento sull’antica chiesa francescana, torna ad essere un polo culturale, proprio com’era agli albori del Novecento, svelando l’identità storico artistica e naturalistica

dell’Ossola, un territorio di confine con continui scambi, aperture e suggestioni, e con artisti che meritano di essere riscoperti, come racconta Antonio D’Amico, direttore e conservatore dei Musei Civici Gian Giacomo Galletti: “Palazzo San Francesco è l’insieme di molti musei che raccontano la storia di un territorio di frontiera, che da una parte guarda all’Italia e dall’altra ai paesi limitrofi, in particolare la Svizzera e la Francia.

Entrare all’interno di Palazzo San Francesco, soprattutto in questo preciso momento storico, vuol dire immergersi in un osservatorio privilegiato dove riscoprire la storia e l’identità culturale dell’Ossola, ma anche un luogo che è una fucina di idee per costruire il futuro e guardare lontano. Dai bambini agli anziani, tutti, possono trovare qui una suggestione, una ripartenza, un incontro con tantissimi ambiti del sapere e del vivere umano. Palazzo San Francesco è lo specchio di ciò che deve essere un Museo Civico, ossia uno spazio senza confini dove sentirsi a casa e trovare un po’ di sé stessi”.

Palazzo San Francesco e Gian Giacomo Galletti. Palazzo San Francesco viene costruito dalla famiglia Belli entro il primo decennio dell’Ottocento lasciando al suo interno l’antica chiesa francescana, una delle prime costruite in Ossola, già attiva a metà Duecento. Entrando, ci si immerge nel cuore del Medioevo con una vasta navata centrale e due laterali, separate da colonne con capitelli scolpiti, tra cui l’affascinante rilievo del fiore dell’Apocalisse, e campate arricchite da affreschi che dalla seconda metà del Duecento conducono all’età di Carlo Borromeo.

Le vicende di Palazzo San Francesco si legano a quelle della Fondazione Gian Giacomo Galletti che lo acquista nel 1881 dalla famiglia Belli. La Fondazione nasce per volere di Gian Giacomo Galletti, un piemontese di umili origini che fece fortuna nella “fabbricazione degli ori, degli argenti e degli smalti” e, accumulato un ingente patrimonio, divenuto deputato al parlamento italiano, nel 1869 istituisce una fondazione a suo nome con lo scopo di “provvedere nel tempo all’istruzione ed educazione morale, all’incremento dell’industria, a fini di beneficienza e in generale al miglioramento delle condizioni economiche degli abitanti dell’Ossola”. Nei suoi intenti filantropici vi era la creazione a Domodossola di scuole professionali, di una biblioteca, del teatro e dei musei. Così la Fondazione Galletti, rispettando le volontà del fondatore, intraprese un’impegnativa attività storico culturale che è arrivata fino a noi. La Fondazione cessa di esistere nel 1984 e tutti i beni mobili e immobili passano al Comune di Domodossola

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