LA SPETTACOLARE MOSTRA: “KEITH HARING” PRESSO IL MUSEO DI ROMA PALAZZO BRASCHI, RENDE OMAGGIO ALL’OPERA DEL PIU’ ICONICO PROTAGONISTA DEL XX SECOLO.

“L’arte è vita. La vita è arte. L’importanza di entrambe è allo stesso tempo esagerata e fraintesa. L’arte non ha un significato perché ne ha molti, infiniti. L’arte è

diversa per ogni individuo, ed è definibile solo dal singolo individuo. Non esistono risposte fisse, solo domande”.

 

Keith Haring (1958-1990) è stato un artista statunitense, uno dei protagonisti basilari della Street Art americana nonché celebre attivista dell’emancipazione dei diritti degli omosessuali e sostenitore della lotta all’Aids.

 

Nato e cresciuto in Pennsylvania, Haring si trasferisce a New York dove manifesta il suo potenziale artistico. Partecipò alla vita bohemien newyorkese collaborando con personaggi dell’arte rilevanti quali Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat. Dal 1980 l’artista cominciò a riempire gli spazi vuoti della metropolitana della Capitale americana con i suoi disegni, nello stile che lo determinerà in tutta la sua carriera.

 

Dal 1982 ebbe una risonanza totale: le sue opere erano ovunque ottenendo commissioni da tutto il mondo, dagli ambienti pubblici alle esposizioni internazionali, dalle personali nei musei alle illustrazioni. Nel 1986 aprì il Pop Shop in cui vendeva del merchandising con le riproduzioni dei suoi lavori.

 

Nel 1988 gli fu diagnosticato l’Aids. Istituì la Keith Haring Foundation per sostenere gli enti nella lotta di tale malattia. Haring fu influenzato dai cartoni e dai fumetti nonché dalle opere di Henry, Dubuffet, Alechinsky, Burroughs, Gysin, Warhol e Basquiat e da quelle del mondo primitivo e tribale.

 

L’artista si spense a New York a 31 anni di Aids, nonostante la sua morte prematura la sua sfera creativa divenne un linguaggio visuale universalmente riconosciuto del XX secolo.

 

Le sue composizioni caratterizzate da uno stile istintivo e festivo sono pervase da personaggi stilizzati e bidimensionali quali: bambini, cani, angeli, mostri, televisori, computer, illustrazioni di cartoon e piramidi. Innovativo è l’uso di colori vivaci e accattivanti che richiamano quelli propri della grafica pubblicitaria, l’utilizzo di una spessa linea di contorno ridotta all’essenziale che delimita le suddette figure.

 

La sua iconografia apparentemente infantile trasmette messaggi semplici, chiari e istantaneamente distinguibili riferiti a differenti gravi tematiche del suo periodo come il capitalismo, il razzismo, l’ingiustizia sociale, l’apartheid, il riarmo nucleare, la droga e l’aids.

 

La poliedricità delle creazioni di Haring oltrepassano i mezzi espressivi classici, egli adoperò qualsiasi elemento avesse a disposizione. Lavorò con supporti non tradizionali iniziando dalla carta e dalla tela per poi sperimentare pareti e muri degli spazi pubblici, capi di abbigliamento, tele viniliche, carrozzerie di automobili, plastica di riciclo, tutto ciò era basato tramite il concetto che l’arte dovesse essere per tutti.

 

Dal 6 ottobre all’11 aprile 2027 il Museo di Roma Palazzo Braschi accoglie l’esposizione “Keith Haring”, uno degli interpreti più significativi del II Novecento. Un artista che ha convertito la linea in linguaggio pubblico, la strada in arte suprema e l’immagine in messaggio universale.

 

“Ospitare questa mostra su “Keith Haring”, con 140 opere e i materiali in prestito dalla Nakamura Keith Haring Collection, la maggiore raccolta al mondo dedicata all’artista insieme a rilevanti prestiti pubblici e privati, è motivo di particolare soddisfazione. Haring è stato un artista che ha trasformato la street art in uno strumento di comunicazione universale affrontando temi politici e sociali. Il percorso scelto a Palazzo Braschi valorizza il materiale espositivo e rappresenta un’occasione per i visitatori a confrontarsi con un artista che ha messo nella sua arte tutta la sua vita”.

Massimiliano Smeriglio, Assessore alla Cultura di Roma Capitale

 

La retrospettiva curata da Kaoru Yanase, Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, coprodotta e organizzata da Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e MondoMostre. Il supporto organizzativo è di Zètema Progetto Cultura.

 

La rassegna si apre con una sezione rivolta al rapporto tra Haring e l’Italia che anticipa il suo riconoscimento internazionale. Nel 1983 presenta la sua prima personale italiana nella Galleria Lucio Amelio di Napoli.

 

L’anno seguente è a Roma con la mostra Arte di frontiera, attua sulla facciata di Palazzo delle Esposizioni una memorabile performance con un dipinto che purtroppo fu cancellato quasi subito per i lavori di restauro del Palazzo, dominato dai toni del rosso e dalle ripetizioni delle sue figure tra cui il cane, uno degli idiomi più riconoscibili del suo repertorio.

 

Un altro lavoro si rivela sulle barriere antirumore di Ponte Nenni in cui la metro attraversa il Tevere: un’opera di circa 6 metri x 2.

 

“Street Art & Art in Transit” è la sezione in cui si esplica l’essenza della pratica urbana dell’artista, il segno si sviluppa come atto veloce, diretto, quasi performativo. Accanto al Subway Drawing (Nativity), Untitled Subway Drawing (Free South Africa) e Subway Drawing (TV dog) – i sette pannelli Untitled (FDR Drive #10-#16) sono tra i nuclei più intensi dell’evento: lamiere dipinte a spray nel 1984 lungo la grande arteria dell’East Side di Manhattan a New York.

 

Creati in un ambito interamente urbano tra traffico, velocità, muri e superfici industriali riconsegnano tutta la vitalità del segno di Haring oltre i confini tradizionali della tela.

 

La sezione “Political & Social Resonance”, dall’impegno politico contro l’apartheid, l’antirazzismo, la lotta all’apartheid, il disarmo nucleare, la prevenzione dell’aids, i diritti LGBTQ+, la violenza, la droga e la tecnologia risaltano nelle composizioni come USA 19-18, Untitled (Man with Six Arms), Free South Africa, Crack Down!, Safe Sex!, i poster per ACT-UP e AIDS Hotline e The Blueprint Drawings, pubblicato poco prima della morte dell’artista.

 

Attraverso la semplicità apparente delle effigi è espresso un linguaggio altamente politico, la mostra rappresenta tali fondamenti con composizioni e poster legati alle grandi battaglie della sua età.

 

“Radiant Eros – Celebrate Life” indaga il corpo, il desiderio e la gioia di essere vivi tramite il movimento, il colore e l’energia. I lavori principali sono: i cinque Untitled (1983), le tavole Bad Boys, il Poster for the Legend of Lily Overstreet e il maestoso Untitled (1984). In tale opera il corpo diviene metafora di libertà, interdipendenza e celebrazione.

 

Numerose rappresentazioni eseguite con pigmenti fluorescenti e colori Day-Glo sono conseguite con luce nera, ricreando l’atmosfera vibrante originariamente concepita da Haring.

 

Segue la musica, i club newyorkesi, la danza e una spiritualità che fonde simboli cristiani, arte africana e precolumbiana, serpenti, croci, angeli e piramidi.

 

La sezione finale “Symbolic Imagery & Religion” svela il nucleo più emblematico e spirituale: piramidi, totem, icone e figurazioni apocalittiche evidenziano l’attenzione dell’artista per segni antichi, culture non occidentali, religioni, morte e trasformazione. Tra le opere e le serie presentate: Growing 3, Growing 5, Apocalypse, Totem, Pyramid, Chocolate Buddha, Icons, Andy Mouse e Altarpiece: The Life of Christ (1990) realizzata poco prima della morte dell’artista.

 

Keith Haring ritiene che l’arte deve essere accessibile a tutti, senza distinzione di età, provenienza o condizione sociale. In tutta la sua carriera artistica porta il suo linguaggio in musei e gallerie, all’interno di scuole, ospedali, parchi giochi e ambienti pubblici, lavorando con le comunità a cui era rivolta.

 

L’esposizione è accompagnata da un vasto programma didattico per giovani e scuole, ideato per avvicinare le nuove generazioni alla sua forma immediata e partecipativa e da visite guidate per il pubblico adulto che ripercorrono la street art newyorkese, l’impegno civile e il carattere pubblico e globale della sua produzione.

 

La retrospettiva del Museo di Roma restituisce la complessità dell’artista, autore di raffigurazioni e idiomi che hanno fatto della strada, del corpo, della musica e dell’impegno civile tratti universalmente manifesti.

 

La sua eredità è nelle differenti e molteplici istallazioni, creazioni e capolavori. L’evento coglie tutti gli aspetti della sua opera, riuscendo a restituire una descrizione tanto complessa quanto sorprendente di un eccezionale artista.

 

                                                                                                                                                                                                                

 

 

 

Related Posts

di
Previous Post Next Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 shares