LA 61. ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE D’ARTE DELLA BIENNALE DI VENEZIA: “IN MINOR KEYS DI KOYO KOUOH”. LA SPETTACOLARITA’ DELL’ARTE FRA ARCHITETTURA, CULTURA E STORIA.

La Biennale di Venezia 2026, si svolgerà dal 9 maggio al 22 novembre 2026 nelle sedi istituzionali dei Giardini all’Arsenale e in sedi espositive presso il centro storico di Venezia.

Con il completo supporto della famiglia di Koyo Kouoh, la curatrice deceduta il 10 maggio 2025, la Biennale di Venezia ha deciso di attuare la sua Mostra.

La Biennale è affiancata da 100 Partecipazioni Nazionali e 31 Eventi Collaterali, che condividono la loro visione del mondo mediante performance, spettacoli e opere di elevato valore.

Sono 7 i Paesi presenti per la prima volta alla Biennale d’arte: Repubblica di Guinea, Repubblica di Guinea Equatoriale, Repubblica di Nauru, Qatar, Repubblica di Sierra Leone, Repubblica Federale di Somalia, Repubblica Socialista del Vietman, El Salvador.

E’ stata realizzata secondo il progetto della curatrice anche per preservare, valorizzare e divulgare le sue idee e il suo lavoro.

La Biennale è stata eseguita con il contributo del team selezionato da Koyo stessa: Gabe Beckhurst Feijoo, Marie Hélène Pereira e Rasha Salti (advisor), Siddhartha Mitter (editor-in-chief), Rory Tsapayi (assistente alla ricerca).

Con il sostegno di Bulgari, Partner Esclusivo della manifestazione e Main Sponsor Illycaffè, American Express, Bloomberg Philanthropies, Vela-Venezia Unica e Quattro Gatti Gin.

La curatrice ha immaginato come l’ingegnosità e la tensione sperimentale di ognuno si lega con quelle dei molti artisti e movimenti. Minor Keys vuole restituire e sviluppare tale carattere relazionale, creato nel corso di una vita e basato sull’incontro.

Dichiara il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, giornalista e scrittore: E’ una esposizione permeata di spirito, di una sacralità che rimette al centro la persona, un percorso quello di Koyo Kouoh, che recupera i rapporti umani, le piccole cose che sono grandi. La dimensione umana, misura di tutto, una parte di mondo quello più opulento identificato nella parola “Occidente”, da tempo smarrito. Giunge quindi dalla dinamo dell’africa e da una delle sue voci più importanti il sussurro che ci riconduce all’essenziale, che ravvisa nell’uso delle nostre stesse mani la condizione più felice. Una rivelazione che ci porta a terra, al nostro corpo, ai nostri sensi, all’umiltà verso ciò che è più grande e non va spiegato, solo intuito”.

La proposta progettuale è impostata secondo una dimensione più intima e riflessiva, composizioni che esprimono sfumature, relazioni e tensioni sottili inducendo gli spettatori a un’esperienza più edotta e intensa.

Una narrazione sensoriale con pause, analogie tra linguaggi artistici che guardano al nostro tempo con profondità e corrispondenza emotiva.

La curatrice incentra concettualmente motivi non definiti in astratto selezionati ma scelti con opere in grado di coinvolgere anima e intelletto.

L’intreccio di tali fondamenti si traduce in un racconto che è esplicato mediante sezioni, ma per priorità sotterranee: Are che pur dando centralità a due figure maggiori nega l’impostazione retrospettiva; Processioni, meraviglia contrastante al cinismo riguardo il potenziale trasformativo dell’arte.

Spazio al riposo, riposo spirituale e fisico delle oasi, considerate quali tonalità o isole interne rispetto ai singoli universi creativi.

Scuole, manifestazione della sua cura nella esecuzione di istituzioni volte a un obiettivo sociale, le performance collocano al centro il corpo come luogo di conoscenza, memoria e mezzo di resistenza collettiva e guarigione.

Sono 110 i partecipanti, tra artisti duo collettivi e organizzatori giunti da ambiti geografici diversi, non sono sempre figure singole, sono infatti all’interno dello spazio espositivo associazioni, scuole e progetti culturali.

“Le frequenze minori sono un’idea ricca di cosa vuol dire il mondo e spetta ai protagonisti restituirla, come sciamani o mediatori tra noi e l’invisibile. E’ giunto il momento di dare ascolto alle tonalità minori”.            Koyo Kouoh

I padiglioni italiani nella Biennale sono: Padiglione Venezia ai Giardini, e Santa Sede nel complesso di Santa Maria Ausiliatrice.

Il Padiglione Italia all’Arsenale, Tese delle Vergini, denominato “Con te con tutto”, è determinato da un’istallazione unica che trasforma l’architettura in un paesaggio. Chiara Camoni lavora con ceramica, disegno, scultura e video, utilizzando materiali domestici.

Il progetto tratta di ecologia, co-creazione, amicizia femminile, i suoi riferimenti sono la scultura italiana arcaica, etrusca, il Novecento e l’Arte povera.

Nei Giardini la coreografa Florentina Holzinger, pervade il padiglione austriaco “Seaworld Venice” con un componimento colmo di corpi e ambiguità creando uno shock visivo.

Nel Padiglione inglese “Predicting History: Testing Traslation” (Giardini), Lubaina Himid, ha enfatizzato in maniera considerevole il ricordo e la resilienza coloniale.

Nell’Arsenale Nella Tomba Torre di Palmira, Sara Shamma ripropone l’architettura funeraria della città per celebrare la sua memoria e la sua perdita.

La Bosnia ed Erzegovina con il progetto “Domus Diasporica” dell’artista Miaden Bundalo a Palazzo Malipiero, attraverso un’indagine critica sulle dinamiche identitarie contemporanee detiene uno sguardo aperto tra dimensione locale e spazio globale.

Anish Kapoor presenta 70 progetti a Palazzo Manfrin, interprete eccellente di una esposizione rivolta alla dimensione monumentale e processuale delle sue rappresentazioni scultoree.

Contigua a “Discesa nel limbo”, che resterà permanentemente nel Palazzo e “At the Edge of the World” creata per il capoluogo veneto in una versione nera, con una vernice affine al Vantablack, saranno incluse opere inedite tra cui un ambiente immersivo concepito con siliconi e pittura in una saturazione di accumuli e pose cromatiche.

Per i progetti speciali della Biennale di Venezia, nella polveriera Austriaca a Forte Marghera Temitayo Ogunbiyi, Uriel Orlow e Fabrice Aragno portano in terra ferma motivi concettuali di “In Minor Keys” con progetti che invitano al movimento libero, al gioco, all’interazione, al riposo.

La scultura ondulante di Ogunbiyi distesa sul prato antistante alla Polveriera permette di abbandonarsi e riflettere; le mappe botaniche di Orlow si rivolgono alla Biennale attraverso il prisma delle piante.

Aragno mostra una reinterpretazione radicale del film The Image Book di Jean-Luc Godard offrendo l’effigie in movimento su tre dimensioni.

Il Padiglione delle Arti Applicate all’Arsenale nelle sale d’Armi Gala Porras-Kim, l’artista vagliata dalla curatrice, è attuato in collaborazione con il Victoria and Albert Museum di Londra.

Partecipante fuori concorso, sonda il rapporto complesso tra artefatti culturali, pratiche museali e convenzionali istituzionali che identificano e riconoscono la loro funzione nella storia.

Il catalogo ufficiale, dal titolo “In Mirror Keys”, è formato da due volumi, il I è dedicato alla Mostra Internazionale di Koyo Kouoh, il II volume è rivolto alle Partecipazioni Nazionali e gli Eventi Collaterali.

La curatrice ha dato a Wolff Architects (Città del Capo), il piano di allestimento richiedendo allo studio di lavorare sul potenziale trasformativo della soglia come apertura nella direzione di configurazioni di conoscenza ed esperienza.

Ne nasce un’architettura munifica verso gli universi creativi degli artisti incentrata sulla dimensione sensoriale dei numerosissimi progetti.

A Venezia arte, architettura, cultura e storia si intrecciano attraverso un complesso itinerario: edifici storici, spazi contemporanei e contesti urbani danno risalto alla città internazionale.

In musei, palazzi, fondazioni e contesti indipendenti l’arte si insedia in ogni luogo, a livello teorico la manifestazione è spettacolarità, estemporaneità e genio.

 

 

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