Erwin Blumenfeld: l’ uomo che fotografava le donne

Si può definire il fotografo sopravvissuto alle due guerre mondiali, Erwin è un tedesco naturalizzato statunitense, emigrò negli Stati Uniti negli anni 40 dove divenne fotografo di moda.

Prima di arrivare a questo impiego, che lo rese poi famoso, la sua vita fu travagliata e piena di conoscenze che lo influenzarono e lo trasportarono sulla scena artistica.

Nel 1915 iniziò a frequentare i salotti con alcuni amici coetanei , negli stessi anni arrivò la grande guerra e con essa l’ idea di disertare, non era la sua strada egli sapeva già di essere un artista, un fotografo.

Iniziò a dipingere ritraendo se stesso allo specchio, era pazzo chi parlava di complesso di narciso in questi casi , lo specchio è l’ arte secondo Erwin. Tramite il suo riflesso e un lavoro di osservazione interagiva con la sua complessa identità.

Sicuramente i suoi demoni interiori divennero così grandi a causa delle esperienze giovanili, tra queste la deportazione nei campi di concentramento, dove venne condannato a vivere in condizioni disumane.

Il primo ritratto lo raffigura travestito da Pierrot: viso imbiancato e calotta di velluto nero in testa .

La sua fortuna fu la conoscenza di George Grosz, membro dadaista berlinese, i due diventarono amici, in periodo post bellico egli realizza altre opere, specialmente collage che vengono nascosti al pubblico.

Il suo periodo del collage va dal 1913 al 1933 momento in cui lavorava sotto falso nome. Le sue opere, dai tratti particolari e dall’ iconografia innovativa, sono leggibili come un libro.

1920 anno di svolta e cambiamento; Erwin si trasferisce ad Amsterdam, si sposa ed apre un negozio di borse, questo passa in secondo luogo quando sempre più donne andavano lì per farsi fotografare, la stanza al secondo piano della bottega era esposta ad ottima luce e divenne il posto ideale per gli scatti. Le foto venivano poi esposte in vetrina ed osò anche con qualche nudo.

Il negozio e l’ economia iniziano a vacillare , non avendo più nulla da perdere va a Parigi dove sceglie di lavorare unicamente come fotografo professionista in studio.

Da qui lo slancio nella fotografia e in quel mondo artistico all’epoca così estroso e proibito, non fotografava solo donne ma anche il diverso. Nasce il libro con i suoi scatti : le 100 foto più belle, tutte di donne, possiamo così evince in primo luogo la sperimentazione ed il gioco delle luci, per poi arrivare alla donna che diventa ossessione, ricordiamo che fu anche il primo a scattare con una modella di colore , posta sul lato estremo della foto così che potesse essere facilmente essere tagliata.

Negli anni 50, periodo del boom economico, è il primo a sperimentare foto a colori usando soprattutto toni pastello.

Morì a Roma nel 1964 di infarto, probabilmente fu un suicidio; si dice che non prese le sue pasticche ed iniziò a correre in modo frenetico lungo la scalinata di Trinità dei Monti.

Si possono trovare le sue straordinarie foto facilmente, fanno parte dell’ esposizione della photobiennale di Mosca del 2014, tra essi il suo miglior scatto: una ragazza che balla sulla torre Eiffel.

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