Brunelleschi e l’armonia matematica di un’architettura calcolata

Osservando le opere progettate da Filippo Brunelleschi, architetto e scultore, a colpire immediatamente lo spettatore è senza dubbio la perfetta armonia degli spazi: con lo Spedale degli Innocenti, la Cappella Pazzi in Santa Croce, la Sagrestia Vecchia in San Lorenzo realizzata per Giovanni di Bicci (per citare solo alcuni esempi), si entra in uno spazio misurato e misurabile, perfettamente razionale, frutto di precisi calcoli matematici.

In effetti Brunelleschi ha sempre manifestato un approccio per così dire scientifico al suo fare artistico: a lui dobbiamo lo studio della prospettiva lineare centrica, quella che ispirerà a Leon Battista Alberti (che a Brunelleschi dedica la versione in volgare del suo De Pictura) la celebre formulazione del quadro come base di piramide, con le linee diagonali che partendo dagli angoli culminano nel centro geometrico – e spesso concettuale – del dipinto, il punto di fuga; lo studio degli edifici antichi, condotto nel corso del viaggio che fece a Roma insieme al collega scultore Donatello, gli permise poi, una volta tornato a Firenze, di elaborare una struttura autoportante che finalmente potesse consegnare a Santa Maria del Fiore la tanto agognata Cupola.

Ma non solo. La matematica, disciplina razionale per eccellenza, è connaturata ad ogni suo progetto; si parla infatti di architettura modulare. Partendo da una data misura, un dato astratto ma preciso come sono i numeri, Brunelleschi costruiva di conseguenza tutti gli elementi concreti: l’altezza delle colonne, la lunghezza di un muro, la larghezza di un capitello, gli intercolumni, erano tutti multipli o sottomultipli di quella data misura. La metà di X, il doppio, un quinto, un decimo.

In questo modo si veniva a creare un’equazione architettonica nella quale ogni elemento aveva con tutti gli altri una precisa rispondenza numerica, e proprio da questo deriva l’armonia, squisitamente aritmetica e razionale, che regna sovrana negli ambienti da lui progettati.

Proprio per sottolineare questa sua precisa e coerente costruzione numerica, per esaltare la geometria esatta che costituiva l’anima dei suoi progetti, Brunelleschi utilizza un particolare tipo di bicromia.

All’intonaco bianco dei muri contrappone, in corrispondenza di stipiti, colonne, archi e lesene, una pietra arenaria grigia, la pietra serena, che evidenzia la geometria del disegno architettonico come aveva fatto, al momento dei calcoli e della progettazione, la matita sul foglio.

In questo modo Brunelleschi vuole esaltare, materializzando nell’edificio la costruzione geometrica calcolata dalla mente umana, la mente umana stessa, l’attività intellettuale che nel Rinascimento è considerata pressoché onnipotente. Non più il misterioso progetto delle cattedrali dominate da dio, come nei secoli passati, ma la mente umana con la sua chiarezza e le sue capacità.

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