Prefazione La Matrix Europea

Quel cecchino non ci perdeva mai di vista, seguiva dall’alto ogni nostro passo. Disteso sul tetto del Marriott Hotel di Copenaghen con il volto coperto. Era il 29 Maggio 2014.

La prima versione di questo libro era da poco andata in stampa.

Quella presenza dall’alto mi rendeva nervoso. Percepivo che lo zoom del binocolo gli permetteva di cogliere ogni dettaglio. Mi sentivo scrutato. I miei gesti erano lenti, facevo attenzione a tenere le mani sempre in vista. Anche chi fa quel lavoro ha i nervi a fior di pelle, soprattutto se è chiamato a proteggere alcuni degli uomini più potenti del pianeta. Nella capitale danese, infatti, si attendeva l’arrivo di 120 uomini appartenenti ai maggiori potentati bancari e finanziari del mondo per l’annuale conferenza del Bilderberg.

Già in quegli anni sentivamo ripetere all’unisono da tutti i media i mantra dell’austerity: i mercati sono nervosi, i mercati ci valutano, i mercati ci investiranno, la colpa è dei mercati.

Frasi pronunciate come se i mercati fossero qualcosa di astratto, intangibile, aleatorio, ma che guidano i destini, le scelte economiche e politiche dei governi; quei mercati-Moloch capaci di investire un Paese fino a trascinarlo nel default. Come un’automobile impazzita che investe pedoni. Con la differenza che in questo caso non sentiremo di certo incolpare l’auto. Non sentiremo dire che un’auto in stato di ebbrezza ha causato un incidente; ma sarà subito identificato l’ubriaco alla guida. Perché, allora, non facciamo la stessa cosa con i mercati? Perché continuiamo semplicemente a ripetere che i mercati rischiano di investire il nostro Paese ? Chi sono i mercati? Chi li guida? Ce lo siamo mai chiesto? Basta solo porsi la domanda per accorgersi che i mercati non sono entità sovrannaturali, ma sono organizzazioni ben definite, formate da uomini. Quindi non è corretto dire che sono i mercati che decidono il destino dei nostri governi, perché sono alcuni uomini, che in realtà, lo fanno. E io proprio quegli uomini volevo guardarli in faccia. Per questo decidemmo di nasconderci fuori dal Marriott Hotel di Copenaghen, come già accadde nel 2011, quando eravamo fuori dal Suvretta House Hotel di Saint Moritz. Anche questa volta l’unica misura di sicurezza che adottammo fu quella di annunciare al web che eravamo in diretta streaming.Vedemmo arrivare i presidenti delle principali banche del mondo, delle maggiori multinazionali, delle agenzie di rating. In pratica gli uomini che creano i mercati, erano proprio davanti a noi, pronti per partecipare a una riunione a porte chiuse.

Se questo libro di inchiesta ha preso forma è perché mi accorsi che molti degli esponenti che partecipavano a quel meeting arrivavano poi ai vertici del Governo in Italia, ma anche negli altri Paesi europei e nelle maggiori istituzioni dell’Unione Europea. L’equazione fu presto fatta: i mercati stavano conquistando i Governi in Europa. Stavamo assistendo alla fase finale della finanziarizzazione dell’economia, al predominio degli interessi della finanza su quelli dei popoli e delle democrazie. Salivano al potere servili tecnici portatori degli interessi di un Cartello finanziario.

Noi, intanto, fuori dal Marriott venivamo scoperti da una pattuglia della polizia locale. Il meno veloce di noi veniva braccato dai poliziotti e allontanato con la forza, mentre si dimenava, chiedendo spiegazioni agli agenti. In realtà non c’era una spiegazione plausibile. La zona era stata transennata con muretti di cemento. Non risultava nessun cartello che segnalasse un “limite invalicabile” né un divieto di transito per i pedoni. Persino commercianti e abitanti della zona non erano stati avvisati di quanto stesse accadendo a pochi metri da loro ed erano stati indotti a pensare che ci fossero semplicemente dei lavori in corso e una deviazione obbligata da fare con le auto. Io decisi, perciò, di telefonare in diretta streaming alla polizia danese per chiedere spiegazioni. Dissi che eravamo turisti di passaggio e stavamo fotografando il Marriott Hotel, quando alcuni agenti avevano portato via uno dei nostri amici.

“Andate subito via da lì”mi risposero.

“Perché mai? stiamo solo facendo delle foto da turisti” replicai.

“Non posso dirle altro, ma andate subito via”.

Mi sembra di capire che c’è un meeting molto riservato all’interno.

“Esattamente. Ora andate via”. Concluse l’agente, riagganciando.

Noi decidemmo di restare, incitati dalla rete, e di continuare a fare foto. Carluccio fotografò l’entrata di Monica Maggioni, giornalista di Rai News che qualche mese dopo divenne Presidente della Rai senza alcuna obiezione da parte degli organi di Vigilanza. Eppure la Maggioni è membro del Bilderberg e della Commissione Trilaterale, fondate dallo spietato uomo d’affari Rockefeller, risulta, quindi, interna a organizzazioni della finanza speculativa, per loro natura intrinsecamente antidemocratiche. Si riuniscono, infatti, a porte chiuse, impedendo ai partecipanti di raccontare i temi trattati nelle riunioni. A Rai News la Maggioni non farà mai accenno a quella riunione. nonostante il prestigio dei partecipanti e l’importanza delle questioni trattate. Queste lobby nei loro report sono categoriche e non lasciano spazio a dubbi sulla loro natura e sui loro scopi: “la democrazia non è sempre applicabile” fanno sapere i membri della Trilaterale nel loro più famoso report, intitolato “The Crisis Of Democracy”,esortando a frenare quelli che loro definiscono “eccessi di democrazia” fino a fomentare l’apatia degli elettori, quando affermano che “il funzionamento efficace di un sistema democratico necessita di un livello di apatia da parte di individui e gruppi”. I loro potentati bancari di riferimento negli ultimi report hanno fatto sapere che: “in Europa dovremmo stracciare le nostre Costituzioni”; “dire basta al bilanciamento dei poteri”; “ridurre le libertà dei cittadini”. In pratica intimano ai Governi di soffocare i valori democratici come ebbi modo di farmi spiegare nei dettagli in Svizzera da Daniel Estulin ex membro del Kgb ed autore del bestseller mondiale sul Club Bilderberg che io intervistai in esclusiva soprattutto sul coinvolgimento dei media.

Ed è qui che nasce la mia obiezione: la Tv di Stato in una democrazia, dovrebbe essere il megafono di quei valori, la cassa di risonanza dei principi costituzionali. Non voglio fare illazioni, insinuando che l’ascesa della Maggioni alla Rai sia dipesa, in qualche modo, dalla sua vicinanza a questi gruppi di potere, ma non posso non sottolineare l’incompatibilità tra le idee portate avanti dai gruppi internazionali, dei quali la Maggioni è espressione, e la necessaria imparzialità del Presidente della Tv di Stato. Eppure gli organi di Vigilanza non hanno mosso un dito per chiarire l’indubbio e pericoloso conflitto d’interessi, mentre hanno in tutti i modi provato poi a ostacolare alla Presidenza della Rai un giornalista libero e integro come Marcello Foa.

Per gli stessi motivi la mia obiezione conduce a scenari ben più gravi, se pensiamo che Mario Monti era un membro del Direttivo del Bilderberg e addirittura Presidente europeo della Commissione Trilaterale. Ci troviamo difronte a un conflitto di interessi che raggiunge l’apice della sua gravità. Come è possibile essere arrivati ad affidare, senza investitura popolare, la guida di un paese democratico ad un esponente di spicco di gruppi con idee tanto antidemocratiche ? Come è possibile aver permesso di modificare la nostra Costituzione, a chi portava avanti gli interessi di organizzazioni che hanno il dichiarato desiderio di stracciare quella Costituzione stessa perché ritenuta “troppo democratica” ? Come è possibile aver accettato che a risollevare il Paese dalla crisi fosse un tecnico che proveniva da quelle banche d’affari, accusate proprio di averla indotta quella crisi ?

C’è poco da meravigliarsi se un personaggio simile – imposto come capo del Governo – abbia poi inchiodato il Paese all’austerity, rendendolo schiavo della finanza speculativa. Questi passaggi sono ampiamente spiegati nel libro in tutta la loro gravità.

Soltanto oggi, però, quanto da me previsto nel 2012, mentre questo libro si costruiva, trova pieno riscontro nei fatti. E stiamo vivendo sulla nostra pelle le conseguenze drammatiche per aver affidato il destino del nostro popolo a chi quel popolo lo disprezza.

Noi intanto continuavamo la nostra inchiesta fuori dal Marriott Hotel, aspettando l’arrivo dei vari partecipanti.

A quei tempi in Francia il Ministro dell’Economia Arnaud Montebourg era diventato il capo della corrente «antitedesca» dentro il Governo Valls e da mesi, ormai, professava a gran voce l’unica cura possibile per rilanciare l’economia del proprio Paese e di ogni altro Paese europeo che voglia affrancarsi dal dominio del Cartello finanziario: basta austerità, basta riduzione del deficit; sì al rilancio della domanda.

Montebourg si era spinto anche oltre, proponendo quelle soluzioni che, con ogni probabilità, hanno segnato la sua condanna e la fine improvvisa del suo mandato. Voleva “una grande banca pubblica per rilanciare l’industria con politiche espansive”. Lo definiva “patriottismo economico”. I membri del Cartello finanziario, invece, con ogni probabilità definirono quelle parole “ frasi di uomo da rimuovere dall’incarico”.

Le conseguenze e i destini delle due scene sopra descritte saranno, infatti, destinate ad incrociarsi.

Stava per fare il suo ingresso nell’Hotel danese anche un giovane politico francese; era di bell’aspetto, elegante, ma con un atteggiamento dannatamente arrogante: il suo nome era Emmanuel Macron. Aveva tutti gli ingredienti per diventare degno rappresentante del Cartello stesso: ex spregiudicato banchiere d’affari proprio nella banca Rothschild, prima di affacciarsi alla politica nazionale, senza mai passare attraverso un voto. Vi ricorda qualcuno? Cosa ci faceva quel giovane in quel meeting, dove i rappresentanti politici invitati sono solitamente quelli che potranno favorire le politiche e gli interessi del Cartello finanziario ossia i Ministri dell’Economia dei vari Paesi. La risposta è facilmente intuibile: nel 2014 la Francia aveva un Ministro dell’Economia che predicava i mali della globalizzazione e di un’Europa che doveva invertire rotta, “con un rilancio keynesiano”, altro che l’austerity da esaltare in quelle censurate stanze. Montebourg cercava alleati contro le politiche della Merkel, per questo era inviso a quegli ambienti.

Ma allora- pensammo noi – quel Macron è destinato a essere il futuro…..

Zitto ! non lo dire – suggerì il mio collaboratore -siamo in diretta streaming, meglio raccontare solo quello che vediamo e non quello che prevediamo.

Quel meeting terminò dopo 3 giorni, il 1°luglio 2014.

Il 26 Agosto 2014 meno di due mesi dopo quella fatidica riunione, in seguito a un rimpasto di Governo, Emmanuel Macron viene nominato Ministro dell’Economia e delle Finanze nel secondo Governo Valls, sostituendo proprio Arnaud Montebourg.

Proprio così. Il Governo Hollande mise in scena il teatrino di una crisi di Governo. Stesso teatrino visto in Grecia con Papademos anch’egli membro del Bilderberg, della Trilaterale e proveniente dalla Goldman Sachs.

Stesso teatrino visto in Italia con Monti nel 2011, anch’egli membro del Bilderberg, della Trilaterale e proveniente dalla Goldman Sachs. Presente anche alla riunione del 2014 con Macron.

In pratica, in Francia avvenne quello che noi preferimmo non anticipare in streaming per non essere tacciati di complottismo. Stessa cosa accadde in Italia, Spagna, Grecia.

Les jeux sont faits.

Macron diventerà poco dopo Presidente della Repubblica francese e si dimostrerà un degno rappresentante del Cartello finanziario speculativo dal quale proveniva. Quelli che odiano i popoli, che disprezzano i lavoratori, che dicono che la democrazia non è sempre applicabile e che vorrebbero stracciare le Costituzioni europee. Quelli che vogliono che il costo del lavoro sia sempre più basso. Lo Stato sociale sempre più assente. I lavoratori sempre più schiavi.

E Macron quel disprezzo lo griderà in faccia agli operai licenziati, che protestavano per la nuova legge sul lavoro che limitava i diritti dei lavoratori, rendendo più facili i licenziamenti: “se non volete che la Francia sia bloccata smettete di bloccarla” disse. Eppure Macron in Italia è continuamente esaltato dal Pd e da quasi tutta la sinistra italiana. Quella dei vari radical chic, dei vari radical vip (very ignorant people), dei tuttologi dell’ipocrisia che affollano le nostre Tv. Quelli che fingono di battersi per i diritti di immigrati che non ospiterebbero mai, dei più deboli che non frequenterebbero mai. E intanto esaltano chi è stato messo al posto di comando da chi odia lavoratori e popoli. Da chi ha contribuito a produrre crisi, fallimenti, drammi sociali.

Saviano è corso a incontrare Macron all’Eliseo, descrivendo quella giornata in Francia come un miracolo. Lui che si professa a favore degli ultimi, dei poveri, dei dimenticati. Corre alla corte di chi presenzia con orgoglio alle riunioni di chi vorrebbe mettere il potere nelle mani dello 0,1% dei potenti. Saviano, che dice di battersi per i migranti e contro chi li espelle dal proprio Paese, poi va con il cappello in mano da chi a Ventimiglia quei migranti li ha fatti respingere a manganellate, da chi ha fatto trascinare fuori dal treno una donna incinta,come testimoniano le immagini che hanno scosso il web.

Il problema è che queste organizzazioni, come un vero e proprio Cartello, hanno dichiarato guerra ai popoli e alle democrazie. L’Unione Europea è il loro quartier generale; l’euro la loro arma. L’entrata nella moneta unica, il cambio Lira/Euro, l’adesione ai vincoli europei senza garanzie, sono state portate avanti da personaggi come Romano Prodi che, guarda caso, proveniva da quelle stesse organizzazioni che hanno perseguito solo gli interessi del capitalismo speculativo. Prodi proveniva dal Commitee del Bilderberg, comeMonti, Draghi e il greco Papademos; dalla Trilaterale come Monti, Draghi e Papademos; dalla Goldman Sachs (che ha indotto la crisi sui mercati) come Monti, Draghi e Papademos. Anche le privatizzazioni selvagge furono iniziate da Prodi in qualità di Presidente dell’Iri che fu smembrato e ceduto. Draghi, invece, era Direttore Generale del Tesoro durante gli anni delle privatizzazioni, per poi passare alla Banca d’Italia, che intanto era diventata indipendente dal Ministero del Tesoro, proprio a causa di Beniamino Andreatta, (il guru di Prodi) e di Ciampi provenienti dalle medesime organizzazioni internazionali. Poi fu privatizzata con il il contributo di Giuliano Amato che continuerà le privatizzazioni selvagge per diventare poi Presidente del Consiglio e poi membro della Corte Costituzionale. Così come Romano Prodi diventerà Presidente del Consiglio e verrà messo a capo delle maggiori istituzioni europee. Così come Ciampi diventerà Presidente del Consiglio tecnico (non eletto) e poi Presidente della Repubblica, seguendo tutti lo stesso copione nel sistema rodato di “porte girevoli” come premio per il lavoro servile svolto in nome della finanza internazionale. Il testimone passerà poi a Giorgio Napolitano che favorirà il saccheggio finale delle nostre sovranità, incoronando prima Monti Presidente del Consiglio tecnico e non eletto, poi Enrico Letta, che prima sostituirà Monti al Bilderberg in America nel 2012 e poi al Governo del Paese, anch’egli non eletto da nessuno.

Come vedete coloro che si sono resi responsabili del completo svuotamento delle sovranità del nostro paese e della svendita dei nostri gioielli ai potentati internazionali appartengono tutti alle medesime lobby sovranazionali e quasi tutti provengono da quel centro-sinistra, che è nato come l’avamposto del Cartello finanziario in Italia. Ed, infatti, gli intrecci anche in ambito internazionale sono palesi: Draghi si alternerà con Trichet alla Banca Centrale Europea, che intanto si alternerà con Monti alla Presidenza della Trilaterale e a quella della lobby belga Bruegel. Trichet è Presidente del Gruppo dei 30 (i 30 banchieri più importanti del mondo)del quale fa parte Mario Draghi. Capite perché lo chiamo Cartello! Chi comanda nel 2018 le principali istituzioni europee? Juncker come Presidente della Commissione Europea e Donald Tusk come Presidente del Consiglio Europeo che sono gli unici organi che contano. Tutti membri delle medesime organizzazioni e se andiamo a leggere la lista dei firmatari del Trattato di Lisbona, quello che ha inchiodato i paesi all’Unione Europea, li troviamo entrambi insieme a Prodi. Tutto torna. Se la cantano e se la suonano.

Anche gli ultimi gravi fatti di cronaca sono riconducibili alle scellerate scelte fatte dai membri di questi Gruppi.

Se analizziamo le fasi della privatizzazione di Autostrade per l’Italia ci rendiamo conto che quando era in mano statale era di proprietà dell’Iri (Istituto per la ricostruzione industriale). Lo storico Presidente dell’Iri è stato Romano Prodi che l’ha guidata per circa 10 anni, dando il via al suo totale smembramento e svendita.

Chi era, invece, Presidente dell’Iri ai tempi in cui si organizzava la cessione di Autostrade per l’Italia alla Atlantia Spa dei Benetton?

Era Gian Maria Gros-Pietro. In questo libro è citato perché nel 2001 fu convocato alla riunione del Bilderberg in Svezia e indovinate insieme a chi ? insieme a Draghi e Monti. Ci tengo a precisare che la sporadica partecipazione al Bilderberg non è per forza indice di appartenenza al Gruppo, ma esprime vicinanza con quegli ambienti spesso ostili ai valori democratici. Gros Pietro nel 1994 diviene membro della Commissione per le Privatizzazioni, istituita indovinate da chi ? da Mario Draghi.

In futuro Gros-Pietro presiederà il Comitato scientifico della società di studi economici Nomisma indovinate di chi ? di Romano Prodi.

Coloro che fanno parte di queste organizzazioni sovranazionali sono tutti in qualche modo collegati. Il Cartello finanziario speculativo è una grossa piovra che allunga i tentacoli ovunque.

Quello che accade nel 2002 è veramente degno di nota. Gian Maria Gros-Pietro, andrà a presiedere per quasi 10 anni indovinate cosa ? la Atlantia S.p.a, ossia la società alla quale solo tre anni prima, come Presidente dell’Iri, società di Stato, aveva svenduto la gestione dei servizi autostradali italiani.

Ovviamente cedere un’azienda strategica con un fatturato in crescita esponenziale e soprattutto con introiti certi è una follia dal punto di vista economico, ma soprattutto è una follia dal punto di vista della sicurezza. Non avere controllo pubblico su una azienda di interesse nazionale ceduta ad un privato, vuol dire che la ricerca del profitto diventa l’unica mission aziendale a discapito della manutenzione e della messa in sicurezza. Quello che scrivo ha trovato un triste riscontro nel tragico crollo del Ponte Morandi a Genova.

Non spaventa e non sorprende che anche la finanza speculativa abbia delle “associazioni di categoria” che si riuniscono per fare i propri specifici interessi. Non spaventa e non sorprende che di organizzazioni ne abbiano più di una (Bilderberg, Trilateral, Cfr, Ria, Gruppo dei 30, etc.). Non sorprende e non spaventa che i loro interessi siano diametralmente opposti a quelli dei popoli, dei lavoratori e delle democrazie. Anzi è una cosa scontata. Lo scrivono nei loro report. Non credo neppure che siano i padroni del mondo come spesso definiti dai teorici del complotto, ma sono semplicemente persone spietate che perseguono i loro interessi.

Parliamoci chiaro: se i lavoratori raggiungessero conquiste sociali e salariali le multinazionali rappresentate in queste organizzazioni perderebbero profitti; se il diritto tornasse a prevalere sull’economia e la moneta tornasse al servizio del bene comune e della piena occupazione, avrebbe fine la finanziarizzazionedell’economia, necessaria alla sopravvivenza del Cartello finanziario. Se lo Stato avesse potere di controllo sulle aziende cedute in concessione ai privati, diventerebbe difficile favorire gli interessi e gli amici del Cartello stesso.

Quindi, pur non condividendo il loro operato dal punto di vista etico, non può sorprendermi l’accanimento delle oligarchie finanziarie contro i popoli e le democrazie, viste come ostacoli ai loro obiettivi.

Ciò che mi spaventa e mi sorprende è il fatto che membri di spicco (non i semplici invitati) di queste organizzazioni della finanza speculativa – che con ogni evidenza hanno formato una sorta di vero e proprio Cartello – riescano da anni ad arrivare nei posti chiave del Governo dei Paesi oggetto dei loro interessi. E’assurdo che ciò avvenga nel silenzio generale e, nella maggior parte dei casi, proprio a causa di manovre speculative sui mercati messe in essere dalle organizzazioni e dai potentati bancari a cui essi stessi appartengono. Questo è inaccettabile. Ma è quanto accaduto in Italia negli ultimi 30 anni, dove vedremo che esponenti di primo piano di organizzazioni ordoliberiste sono stati messi nelle posizioni chiave da poter firmare trattati e vincoli in nome e per conto del popolo italiano, inchiodando il Paese all’austerity e rendendolo ostaggio di quelle lobby delle quali essi stessi, in qualità di membri di spicco, portavano avanti gli interessi.

A settembre 2018, durante una sua conferenza a Roma, lo stratega di Donald Trump, Steve Bannon ha dichiarato che in Italia siamo stati schiavi di alcune organizzazioni della finanza speculativa. Ha fatto il nome di Davos, del Bilderberg, dicendo che i membri di queste élite hanno operato in maniera ufficiale e alla luce del sole e ci hanno costretti come criceti a correre su una ruota, intesa come metafora di una crisi senza via d’uscita. In pratica lo stratega della Casa Bianca ha ufficializzato le denunce riportate già nel 2014 in questo libro.

Il risultato sono i paradossi che inchiodano al palo la nostra economia: il debito pubblico italiano non è cresciuto con il crescere della spesa – come i tecnocrati europei sostenuti dai disinformatori vorrebbero farci credere – bensì con il crescere degli interessi sul debito.

L’avanzo primario -la differenza tra tutte le spese e tutte le entrate di uno Stato- che l’Italia ha realizzato negli ultimi 20 anni ci rende uno dei paesi più virtuosi in Europa. Quell’indice resta positivo fino a quando non si conteggiano gli interessi sul debito pubblico.

Dal 1982 al 2008- anno dello scoppio della crisi- avevamo già pagato di interessi una cifra espressa in miliardi di euro che si vicina al totale dell’attuale debito pubblico. In pratica il debito italiano che sta asfissiando il Paese si è formato quasi completamente a causa degli interessi sul debito stesso. Questo è folle, ma nessuno potrà smentirlo.

Per questo motivo, quello che dovrebbe monopolizzare l’attenzione mediatica, quello che dovrebbe essere posto sotto esame dai tecnocrati europei, quello che dovrebbe essere oggetto di dibattiti quotidiani, quello che dovrebbe coinvolgere l’opinione pubblica e che invece, tutti tendono a nascondere è la risposta a queste semplici domande: cosa ha fatto realmente impennare così vertiginosamente il debito pubblico a partire dal 1982? Cosa rende quell’impennata inarrestabile anche durante i periodi in cui abbiamo adottato le politiche di maggiore austerity? Cosa genera una spirale di interessi di fatto inestinguibili e totalmente svincolati dalle voci di spesa di uno Stato anche difronte a un virtuoso avanzo primario (più entrate che uscite). Nel libro ho riportato le risposte a queste domande, dimostrando che il Cartello finanziario formato da potentati bancari, tecnocrazie europee; membri di organizzazioni della finanza speculativa, che punta il dito contro il debito dell’Italia, è lo stesso che ha causato l’impennata del debito in Italia. Il Cartello finanziario che finge di voler ridurre il debito italiano è l’unico che ci guadagna dal debito italiano.

Nel 1980 il rapporto debito/pil era al 58%, raddoppierà in soli 10 anni. Se oggi ci dicono che è stato il “Whatever it takes” – ossia la decisione di acquistare titoli di Stato a qualsiasi costo- della Bce di Draghi a far scendere i tassi e lo spread, ci dovrebbero spiegare allora perché quel “Whatever it takes” lo vietarono alla Banca d’Italia dal 1981 in poi. Anzi, sarebbe più preciso dire che intimarono alla Banca d’Italia di non farlo più, anche se avrebbe potuto scegliere di continuare. La Banca d’Italia, invece, dopo il divorzio dal Ministero del Tesoro, non acquistò mai più i titoli rimasti invenduti, lasciando il Paese in balia dei mercati finanziari e delle banche che

trovarono conveniente fare Cartello per costringerci a pagare interessi sempre maggiori per collocare i nostri titoli.

A questo bisogna aggiungere che i titoli di Stato (Btp) nelle aste cosiddette marginali vengono venduti con una formula assurda e ingiustificabile che penalizza fortemente lo Stato, favorendo gli intermediari. E chi sono gli unici intermediari a cui è permesso partecipare all’asta dei buoni poliennali del Tesoro italiani? Sono operatori specialisti, ossia un manipolo di speculatori internazionali del calibro di Goldman Sachs che, guarda caso, sono gli stessi che innescano le crisi sui mercati e dai quali provengono politici come Prodi, Draghi, Monti che hanno reso possibili nel nostro Paese queste folli politiche monetarie ed economiche. In pratica il nostro debito pubblico,invece di essere venduto direttamente agli Italiani, per diventare la ricchezza di cittadini e aziende, viene venduto a banche speculative straniere o italiane con azionisti stranieri. Ed è così che finiamo nella mani del Cartello finanziario internazionale, dandogli la facoltà di interferire in ogni scelta politica, economica o sociale, pena la vendita massiccia dei titoli italiani e il rischio default del Paese.

Perché non abbiamo banche pubbliche che acquistano titoli di Stato italiani, quando il Paese è in difficoltà? Nessuno si pone questa domanda tra quelli preoccupatissimi per il debito pubblico? Meglio mostrare la punta del dito o quella luna rischierebbe di eclissare completamente gli interessi del Cartello finanziario. Così il problema dei media e dei tecnocrati europei resta quello zero virgola di deficit e non quei miliardi di euro di debito che potrebbero essere spazzati via, se solo ci fosse la volontà politica di farlo.

Pensate che siano stati tutti errori involontari? Il divorzio tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia; la scelta delle modalità di asta dei BTP; la cessione di sovranità alla Bce; il cambio lira/euro; il pareggio di bilancio in Costituzione. E se fossero, invece, state azioni mirate a fare gli interessi delle lobby della finanza speculativa internazionale, portate avanti da politici e tecnici che provenivano da quelle stesse organizzazioni e dai potentati bancari che le costituiscono? Questo è il tema principale de La Matrix Europea.

Solo chiarendo tali dinamiche potremo capire l’accanimento pretestuoso dei media e dei tecnocrati europei contro il Governo del cambiamento. E perché i “mercati” si appellano a uno zero virgola del deficit per provare a sbarrargli la strada.

In realtà tutti i Governi italiani dal 2012, come dimostrano i dati ufficiali, hanno sempre promesso un rapporto deficit/pil inferiore al 2,4%, ma poi si sono spinti sempre vicini al 3%, andando ben oltre le promesse fatte e ben oltre il 2,4% dichiarato nel Def dal Governo Conte. La prima finanziaria di Padoan nel 2015 era al 2,6% del rapporto defici/pil, eppure nessuno gridava alla catastrofe. Renzi promise addirittura di tenerlo al 2,9%. La situazione europea è ben peggiore, soprattutto quella della “virtuosa” Francia.

Il problema vero è che per la prima volta il Governo non userà quel disavanzo per ricapitalizzare istituti di credito di altri Paesi in crisi, salvando gli interessi dei Paesi egemoni in Europa come la Francia e la Germania; non userà quel disavanzo per creare bond per salvare le banche degli amici del Cartello; non userà quel disavanzo per il MES o per rimborsare in anticipo derivati tossici. In pratica non userà quei soldi per finanziare il Cartello finanziario.

Allora Juncker ha ragione, se i Paesi europei entrano nell’ottica che i soldi vadano spesi per gli interessi dei popoli e in linea con i principi democratici sanciti dalla nostra originale Costituzione e non da quella da loro artatamente modificata, allora è davvero arrivata la fine dell’euro.

Ma soprattutto, stanno venendo a galla i meccanismi che hanno portato alla truffa del debito pubblico. Ecco perché al Cartello finanziario europeo è cominciata a tremare la terra sotto i piedi.

Abbiamo dato un motivo in più a Juncker per barcollare e tanti motivi in più ai lettori per uscire dalla Matrix.

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