Storia di un (quasi) amore in quarantena Davide Gambardella, Graus edizioni

“Una generazione – scrive Enrico Parolisi nella prefazione – senza nome che raccoglie gli sfaceli di quella immediatamente precedente. Eterni sopravvissuti, estremamente reinventati, pronti a gettare il cuore oltre l’ostacolo per trovare la propria collocazione nel mondo”.

Il libro d’esordio di Davide Gambardella, giornalista napoletano affascinato dalle cronache di periferia e approdato a Roma nel 2013, è il racconto di una storia d’amore ai tempi del lockdown, quasi clandestina e ai limiti della legalità, tra un cronista e una giovane ragazza russa che si conoscono in una chat sui siti di dating e cominciano a frequentarsi quasi per caso. Per vedersi sfidano i divieti imposti dai decreti governativi, cercando una definizione alla loro relazione appena nata, che possa rientrare tra quelle permesse dalla legge.

“Ho voluto raccontare una passionalità in un momento in cui le emozioni negative e le paure vincevano su tutto, lasciando poco spazio a pensieri positivi – spiega l’autore. I protagonisti del libro, invece, sono due nativi digitali che non mandano in soffitta il cuore, ma decidono di vivere concretamente l’amore, credendo che si possa volare sempre, anche in situazioni difficili. Il sentimento è vissuto come una nota di vita, nel buio del periodo pandemico, ed è un simbolo della voglia di scendere in campo e di accettare le sfide che la vita ci pone davanti”.

Ed è proprio con questo animo che i due protagonisti affrontano la noia, l’ansia e il timore dei giorni dell’emergenza sanitaria, decidendo di incontrarsi e vivere fisicamente la loro passione, nata online tra i messaggi in chat. Il racconto di Gambardella, che a tratti è esplicito e grottesco, richiama il realismo americano: l’amore dei due giovani, vissuto tra le mura domestiche anche in maniera volgare, viene ripreso senza filtri e diventa specchio di una realtà che cambia. La protagonista femminile riesce a toccare le corde emotive dell’uomo, che inizialmente affronta la relazione per evadere dalla realtà drammatica della pandemia, scatenandone il lato passionale e accarezzando l’anima.

“La paura ci può salvare, ci può mettere in guardia – commenta Gambardella – e si supera vivendola, cercando di guardarla così com’è e di farci i conti. In particolare in amore le paure vanno ascoltate: se c’è questo sentimento dobbiamo chiedere bene a noi stessi di cosa si tratti. Non dobbiamo combattere il nostro demone, ma affrontarlo perché può rivelarsi il nostro angelo custode”.

Guardando al futuro, l’autore vorrebbe affrontare altri progetti che parlino di storie di vita, in particolare quelle trascorse nelle periferie, “che sono luoghi di umanità, di vita vissuta vera (Pasolini diceva che le periferie sono tutte uguali), dove le persone la mattina si alzano presto, lavorano, fanno sacrifici, non per forza in condizioni brutte; c’è tanta umanità e ci sono persone oneste e genuine, di cui mi piacerebbe raccontare le vicende. Questo primo libro è stato per me uno stimolo creativo importante, che mi ha aperto lo sguardo anche oltre il giornalismo”.

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