Roberta Ticchi e Robjoy, dagli eventi al territorio: il lavoro che tiene insieme luoghi, prodotti e persone

Roberta Ticchi lavora sugli eventi partendo da una cosa semplice solo in apparenza: farli reggere. Una cena in Piazza Cavalli, un raduno Ferrari nel Tigullio, una manifestazione enogastronomica a Portofino, una giornata aziendale o un appuntamento pubblico non vivono soltanto di programma; funzionano quando ogni parte trova il proprio posto e il pubblico non avverte lo sforzo che c’è dietro. A Castell’Arquato, borgo in cui è nata e dove Robjoy ha riportato una parte importante del suo lavoro, questa idea di organizzazione prende una forma molto chiara: l’evento diventa un modo per mettere in relazione luoghi, prodotti, persone e istituzioni.

 

Il suo percorso nasce da una conoscenza diretta del territorio piacentino. Le colline, i borghi, la cucina, le aziende, le piazze, le associazioni e le amministrazioni locali non restano elementi di cornice: entrano nel lavoro, con le loro esigenze e i loro tempi. In oltre venticinque anni di attività nell’organizzazione di eventi, Roberta Ticchi ha costruito una competenza che tiene insieme progettazione, comunicazione, logistica, grafica, promozione e gestione delle relazioni. Robjoy, creata nel 2018, raccoglie questa esperienza e la porta dentro una struttura capace di lavorare su eventi pubblici e privati, iniziative aziendali, manifestazioni legate all’automobilismo storico e alle supercar, cene di gala, appuntamenti benefici, matrimoni, compleanni, lauree, team building e progetti di comunicazione.

 

La varietà degli ambiti attraversati spiega bene il suo metodo. Un evento aziendale chiede ordine, tempi precisi, cura dell’immagine e capacità di far sentire gli invitati dentro una giornata pensata per loro. Una manifestazione in piazza ha altre esigenze: permessi, sicurezza, flussi di persone, relazioni con il Comune, visibilità per le realtà coinvolte. Un raduno di auto storiche o di Ferrari impone una logistica diversa, fatta di percorsi, soste, parcheggi, accoglienza, puntualità e attenzione a vetture che hanno un valore tecnico, collezionistico e affettivo. Una degustazione dedicata ai prodotti emiliani vive invece di ritmo, assaggi, racconto, presenza dei produttori, dialogo con chef e pubblico. In mezzo, spesso, resta un lavoro meno visibile: una telefonata da fare, un tavolo da spostare, un ritardo da assorbire, un nome da ricontrollare prima che l’invito vada in stampa.

 

Robjoy si muove anche nel campo della comunicazione aziendale, con servizi che vanno dalla grafica alla stampa, dalla realizzazione di siti web alla gestione dei social, dai contenuti fotografici ai video. È una prosecuzione naturale del lavoro sugli eventi, perché ogni appuntamento, se vuole lasciare traccia, deve essere pensato prima e raccontato dopo. La comunicazione entra nella scelta dell’immagine, nella coerenza dei materiali, nella costruzione del programma, nel modo in cui un progetto viene presentato alle istituzioni, agli ospiti, alle aziende partner e al pubblico. Qui il mestiere diventa meno esposto, ma più decisivo. Un logo posizionato male, una locandina confusa, una scaletta troppo piena o un contenuto social generico possono indebolire anche un’iniziativa preparata con cura.

 

Il ritorno operativo a Castell’Arquato racconta una parte significativa di questa traiettoria. Dopo trent’anni di attività, Roberta Ticchi ha scelto di tornare nel borgo natale aprendo Robjoy in via Gadolini 3, come ufficio di comunicazione e promozione del territorio e dei prodotti tipici. La notizia non interessa soltanto per il ritorno alle origini. Conta perché porta nel borgo una professionalità maturata negli anni e la mette in dialogo con amministrazione, ufficio turistico e associazioni locali. È una scelta che ha un peso pratico: il legame con Castell’Arquato non viene lasciato alla memoria personale, ma diventa presenza quotidiana, contatti, progettazione, lavoro condiviso. Castell’Arquato, con il suo impianto medievale e la forza scenica della sua piazza, non ha bisogno di essere inventato. Ha bisogno semmai di essere inserito in iniziative che ne rispettino il carattere, evitando quell’effetto cartolina che a volte consuma i luoghi invece di valorizzarli. In questo passaggio Robjoy trova una delle sue misure più riconoscibili.

 

La Vernasca Silver Flag è uno degli esempi più chiari. Nata dalla memoria della Castell’Arquato-Vernasca, gara di velocità in salita disputata dal 1953 al 1972, la manifestazione ha assunto negli anni la forma di un concorso dinamico per auto storiche da competizione. Qui il cronometro lascia spazio alla cultura motoristica, alla qualità delle vetture, alla bellezza del percorso e alla presenza degli appassionati. Il rapporto con il CPAE, Club Piacentino Automoto d’Epoca, rientra in una collaborazione lunga, che comprende eventi come Silver Flag, Grande Fiume, Cultura e Motori e il Circuito di Piacenza. Per un’organizzatrice, lavorare su un appuntamento di questo tipo significa tenere insieme memoria sportiva, gestione tecnica, accoglienza, pubblico internazionale e identità dei luoghi attraversati. Il fascino arriva dalle auto, certo; la riuscita dipende da tutto quello che permette loro di essere viste, ascoltate, accompagnate.

 

Il legame con i motori si ritrova anche nelle collaborazioni con la Scuderia Ferrari Club Piacenza e nella nascita di Robjoy Supercar, avviata nel 2022 insieme ad Andrea Capurri. In questo ambito l’evento diventa esperienza di guida, appartenenza, ospitalità e rappresentanza. Ferrari in Tour, organizzato in occasione della Coppa d’Oro del Consorzio dei Salumi di Piacenza, ha unito la partenza dal Pubblico Passeggio, il richiamo alla storica gara del 1947, un percorso tra Piacenza, Rivergaro, Bobbio e Penice e il ritorno in Piazza Cavalli per il convegno a Palazzo Gotico. Il Tour Tigullio Ferrari 2022 ha invece portato le vetture del Cavallino Rampante tra Paraggi, Portofino, Castello Brown, Santa Margherita, Rapallo e Zoagli, con un programma pensato per un gruppo ristretto e per luoghi in cui ogni dettaglio logistico conta. Muovere auto così riconoscibili in spazi tanto visibili richiede misura: abbastanza presenza da creare attenzione, abbastanza controllo da evitare l’effetto esibizione fine a sé stessa.

 

L’enogastronomia è l’altro fronte su cui il lavoro di Roberta Ticchi ha trovato una forma riconoscibile, soprattutto quando il prodotto diventa occasione di incontro tra territori diversi. Palato Fino in Portofino è il progetto che più di altri chiarisce questa direzione. La manifestazione porta in Piazzetta prodotti, chef, produttori, cantine, caseifici, salumifici, scuole di cucina e realtà emiliane, aprendole al dialogo con la Liguria e con una località dal peso simbolico immediato. Portofino amplifica tutto, anche gli errori. Portarvi i sapori piacentini ed emiliani significa accettare una visibilità alta e costruire un format che non somigli a una fiera qualunque. Degustazioni, cooking show, talk, laboratori, aperitivi tematici e momenti benefici compongono un evento in cui il prodotto viene incontrato da chi lo assaggia, lo racconta, lo cucina, lo riconosce.

 

Nelle diverse edizioni Palato Fino ha coinvolto realtà come ALMA, la Scuola Internazionale di Cucina Italiana, chef e professionisti del settore, produttori emiliani e liguri, ristoratori e ospiti chiamati a dare sostanza a un appuntamento che unisce promozione e solidarietà. Il sostegno a realtà benefiche come l’ospedale Gaslini, Un Dentista per Amico ArKè Onlus e la Pubblica Assistenza Croce Verde di Santa Margherita Ligure aggiunge una finalità precisa alla parte conviviale. Qui Roberta Ticchi sembra lavorare su una domanda concreta: come portare un territorio fuori dai propri confini senza ridurlo a degustazione di passaggio? La risposta sta nella struttura dell’evento, nella durata, nella selezione dei protagonisti, nella presenza di momenti di approfondimento accanto agli assaggi, nella scelta di costruire relazioni tra mondi che non coincidono ma possono parlarsi.

 

Il Festival Grana Padano, realizzato in collaborazione con il Consorzio del Grana Padano e il Comune di Cortemaggiore in occasione della Fiera storica di San Giuseppe, segue una logica diversa ma altrettanto leggibile. Al centro c’è un prodotto fortemente identitario, inserito in un programma che comprende il concorso “Re del Grana”, con forme da 18-24 mesi presentate in forma anonima a una giuria composta da notaio, professori universitari ed esperti ONAF, il concorso per le scuole, il taglio della forma con degustazione insieme alle autorità e la gara del chilo perfetto. Sono dettagli che raccontano bene il metodo: un prodotto agricolo e caseario viene portato in piazza attraverso competizione, didattica, partecipazione popolare e rito collettivo. Il risultato non vive di una formula astratta, ma di gesti riconoscibili: assaggiare, tagliare, votare, disegnare, misurare a coltello il peso esatto.

 

Anche Estate con Noi, organizzato con il Comune di Piacenza, mostra la capacità di costruire un programma urbano articolato. Cinque serate per animare il centro storico durante la pausa estiva, con appuntamenti diversi per pubblico e contenuto: The Cocktail Race – Memorial Medardo, con quaranta baristi in gara nel ricordo di Medardo Casella; il centesimo anniversario della Moto Guzzi, con un tour nelle frazioni e il ritorno in piazza; Aperidoc e Aperidop, dedicati ai vini e ai salumi piacentini; la cena di gala in Piazza Cavalli con la premiazione della chef Isa Mazzocchi. In questi progetti la città diventa il piano operativo su cui collocare memoria, commercio, ristorazione, prodotti locali, istituzioni e partecipazione.

 

La Cena di Gala in Piazza Cavalli dedicata a Isa Mazzocchi, chef stellata del ristorante La Palta, concentra in un’unica immagine molte linee del percorso di Robjoy: la piazza simbolo di Piacenza, la cucina d’autore, il riconoscimento pubblico, la costruzione di un momento elegante ma radicato. Un gala in una piazza deve risolvere questioni pratiche prima ancora di diventare atmosfera: sedute, servizio, tempi di cucina, arrivi degli ospiti, relazione con lo spazio aperto, gestione del pubblico attorno, imprevisti meteorologici. Quando tutto funziona, sembra naturale. Ed è proprio questa naturalezza apparente a indicare il lavoro precedente.

 

Accanto agli eventi pubblici, il portfolio di Robjoy comprende iniziative aziendali come Valcolatte Family Day e collaborazioni con realtà strutturate come Sivam, azienda storica fondata nel 1932 e legata al settore agricolo. Sono lavori meno immediatamente visibili rispetto a Portofino o Piazza Cavalli, ma aiutano a leggere la duttilità professionale di Roberta Ticchi. Un family day aziendale richiede un tono diverso da una manifestazione cittadina: deve parlare ai dipendenti, alle famiglie, ai bambini, alla comunità interna dell’impresa. La collaborazione con un’azienda agricola e industriale di lunga storia richiede invece una comunicazione coerente con identità, prodotti, ricerca, partner e responsabilità. Qui l’evento entra dentro la vita dell’azienda e deve rispettarne il passo.

 

La collaborazione con la Polizia di Stato e la Questura di Piacenza per appuntamenti come Police Day, il Giuramento 2018 e la Festa della Polizia a Palazzo Farnese aggiunge un’altra sfumatura. Gli eventi istituzionali hanno regole, protocolli, sensibilità e tempi che non coincidono con quelli dell’intrattenimento o della promozione commerciale. Richiedono sobrietà, precisione e capacità di far convivere la parte formale con la partecipazione del pubblico. Anche questo rientra nel mestiere, forse nella sua parte più delicata: capire quando l’organizzazione deve emergere e quando deve restare un passo indietro.

 

La varietà del portfolio potrebbe far pensare a un percorso molto ramificato. In realtà, il filo si riconosce nel modo in cui ogni appuntamento crea una relazione: tra un prodotto e il luogo in cui viene raccontato, tra un’azienda e la sua comunità, tra un borgo e la sua capacità di ospitare, tra un club automobilistico e il paesaggio che attraversa, tra una piazza e chi la vive. Questa continuità spiega anche perché il territorio piacentino resti così presente, pure quando il progetto si sposta altrove. Portofino, il Tigullio, la Riviera ligure non cancellano Piacenza: la mettono alla prova fuori casa.

 

La parola evento, usata troppo spesso, rischia di diventare un contenitore indistinto. Dentro può finirci tutto: una cena, una cerimonia, un raduno, una degustazione, una fiera, un’inaugurazione. Nel lavoro di Robjoy, però, la parola ritrova peso quando viene riportata ai suoi elementi essenziali: persone da far arrivare, luoghi da preparare, aziende da rappresentare, prodotti da rendere comprensibili, istituzioni da coinvolgere, tempi da rispettare, immagini da lasciare. Roberta Ticchi si muove in questa zona concreta, dove la bellezza dell’appuntamento arriva dopo la disciplina dell’organizzazione. Il resto, quello che il pubblico ricorda, dipende anche da ciò che non ha dovuto vedere.

 

La creatività, nel suo lavoro, ha valore quando trova una forma praticabile: un programma sostenibile, una piazza gestita, una collaborazione che dura, un evento che può tornare l’anno successivo con più struttura, un prodotto locale capace di viaggiare senza perdere identità. Castell’Arquato rimane il punto da cui leggere questa direzione: un borgo che appartiene alla sua storia personale e che, attraverso Robjoy, diventa anche un luogo di lavoro, relazioni e progettazione. Da lì partono percorsi diversi, verso Piacenza, Portofino, il Tigullio, le aziende, le istituzioni, i club motoristici, le tavole imbandite e le piazze già pronte ad accogliere qualcosa prima ancora che qualcuno si sieda.

 

 

https://www.robertaticchi.it/

 

 

 

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