Piuttosto che…

È molto meglio essere belli piuttosto che buoni. Ma è meglio essere buoni piuttosto che brutti” affermava Oscar Wilde (1854 – 1900). Non c’è possibilità di dubitare del “piuttosto che” di un artista che ha fatto della bellezza, nel senso più spregiudicato del termine, la sua ragione di vita. Per il celebre ed elegante uomo di cultura inglese, che viene spesso preso ad esempio anche per il suo abbigliamento finemente ricercato e considerato ancora oggi alla moda, la bellezza supera qualunque moralismo, al punto tale che la bontà, virtù dell’animo, riesce a prevalere solo sulla bruttezza, intesa questa come aspetto meramente esteriore.

A proposito di moda, però, trascurando i principi dogmatici enunciati nel famoso aforisma citato in esordio, pare che questa abbia preso a modello, distorcendolo, l’uso della locuzione “piuttosto che”. Leggendone il significato su un qualunque dizionario, “piuttosto che” trova un suo sinonimo nel termine “anziché”, disgiuntivo nel contesto scritto o parlato. Purtroppo, da più parti gli si attribuisce un valore diverso e cioè aggiuntivo.

Ti condanno alla sedia elettrica piuttosto che all’impiccagione” è un’espressione di un giudice che condanna l’imputato al primo tipo di esecuzione, e non ad ambedue! Del resto sarebbe anche difficile incenerire un galeotto per poi asfissiarlo in piena vita e coscienza, magari pretendendo pure qualche urlo di dolore…

Preferisco affrontare un avventuroso viaggio in Europa piuttosto che in America” non è una affermazione che mi autorizzi a pensare che diventerò l’eroe dei due mondi…

Così come se al ristorante il cameriere ti proponesse “rigatoni alla carbonara piuttosto che bucatini all’amatriciana”, non dovresti pensare che il tuo stomaco abbia la capacità di quello del coccodrillo…

Tant’è, questo uso improprio della lingua italiana sta prendendo piede e infettando i dialoganti quotidiani quasi fosse una nuova pandemia… semantica. Alcuni personaggi pubblici, poi, concorrono alla ulteriore diffusione della distorta perifrasi in questione, ignari dei danni arrecati alla lingua italiana. Mia nonna, quando voleva avvalorare una sua tesi, anche la più inverosimile, mi diceva: “Lo hanno detto alla televisione!”. Oggi le forme comunicative si sono moltiplicate e con esse i social media che sono fuori da qualunque controllo morale e grammaticale. Mi sovvengono i “youtuber”, “blogger”, “influencer” (chiedo venia ai miei tre affezionati lettori per gli anglismi ripetuti come i proiettili sparati da una mitragliatrice in calore), che discettano su Internet di qualunque cosa, dalla politica al calcio, dallo shopping (nel frattempo i miei lettori si sono ridotti a due…) alla scuola, dall’inquinamento al terrorismo… Certo, nel mare magno delle corbellerie da molti di loro espresse, risulta quasi paradossale cogliere errori grammaticali che una volta venivano sanzionati con un graffiante segno di matitona rosso e con un terapeutico scappellotto della maestra. Tapparci occhi e orecchie? Giammai! Piuttosto tappiamo loro la favella…

Piuttosto che” è una locuzione dittatoriale, se vogliamo considerarla dal punto di vista politico. O questo o quello, presuppone una scelta obbligatoria. Non valgono né gli indecisi, né gli astenuti, né gli avidi e neppure i cerchiobottisti.

Aldilà di una semantica, ambigua e istintiva interpretazione dei devoti di Alberto da Giussano, “piuttosto” mi ricorda tanto quando affrontavo, a scuola, la perifrasi di poesie nelle quali, immancabilmente, mi imbattevo nel termine “tosto”, sinonimo di “velocemente” (talora, in sua vece, trovavo un aggettivo altrettanto curioso, “ratto”, forse più rappresentativo…). E velocemente escono dalla boccuccia di tanti disagiati linguistici i “piuttosto che” che aggiungono cose a cose, azioni ad azioni, luoghi a luoghi in un esercizio di ridondanza che sembrerebbe svincolarli da una scelta obbligatoria.

Come risollevare le sorti di una locuzione così bistrattata? Semplice, utilizzandone la seconda parte (che) a mò di sciabola. Infatti come non ricollegare idealmente il “Che” a una rivoluzione in nome di una lingua che è la madre di tutte le lingue? Uniamoci Italiani, sotto l’egida della grammatica, per combattere vigorosamente tutti i “piuttostochettisti”!!!

Roberto Castellucci

(in collaborazione con Nunzia Patrizi)

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