“PIER PAOLO PASOLINI. TUTTO E’ SANTO. IL CORPO POETICO”. LA MOSTRA DEDICATA ALL’ANNO DEL SUO CENTENARIO A PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI IN ROMA.

“Tutto è santo, tutto è santo. Non c’è niente di naturale nella natura, ragazzo mio, tientelo bene in mente. Quando la natura ti sembrerà naturale, tutto sarà finito. E comincerà qualcos’altro.” (Chirone in Medea). Archivio Tirelli Trappetti

Il titolo della mostra, “Pier Paolo Pasolini. TUTTO E’ SANTO.”, deriva da una frase del saggio Chirone del film Medea, tratto da Euripide, è infatti l’inizio del monologo del centauro Chirone al piccolo Giasone, ed evoca la sacralità del mondo del sottoproletariato, arcaico e religioso, in contrasto con gli eroi del mondo razionale, laico, borghese. Il regista attuò Medea e fece interpretare il film a Maria Callas, con cui strinse una fortissima amicizia.

E’ iniziata la rassegna su Pier Paolo Pasolini, a Roma, il 19 ottobre e aperta al pubblico fino al 26 febbraio 2023, in occasione del centenario dalla sua nascita. Essa è rivota ai processi, alla fuga con la madre a Roma dal Friuli, ai film, ai romanzi, alle poesie, allo scandalo, all’omicidio dell’intellettuale più versatile della storia italiana.

Il progetto è ideato ed è curato collettivamente da Michele Di Monte, Giulia Ferracci, Giuseppe Garrera, Flaminia Gennari Santori, Hou Hanru, Cesare Pietroiusti, Bartolomeo Pietromarchi, e Clara Tosi Pamphili.

Nel percorso sono molteplici le tematiche, dal volto di Pasolini nelle sue totali espressioni, come corpo, dalla poesia, ai procedimenti giudiziari e alla giornaliera azione di dileggio e derisione, sui giornali, riviste, cinegiornali, volantini. Dalle periferie romane, che diventano il luogo in cui praticare la propria libertà sessuale, fino a giungere alle donne e ai personaggi femminili per lui primari, considerati occasione di libertà.

Ma in nessun momento, un poeta, uno scrittore, un’intellettuale, un autore cinematografico è stato così corpo e personificazione della parola.

In tale esposizione, Pier Paolo Pasolini è rappresentato in una condizione radicale di autore , di continuo vissuta in una situazione di fisicità, come appagamento, magnificenza, tragedia, in un amore completo per l’esistenza e per la realtà e secondo una opposizione irremovibile e premonitore alla subordinazione dei corpi, alle convenzioni e per la normalizzazione delle svariate forme dell’eros.

Le sette sezioni, in cui è articolata la mostra, sono una raccolta di oltre 700 opere originali: fotografie vintage, giornali di quel periodo, prime edizioni di libri, riviste su cui per la prima volta emersero interviste, articoli, interventi e poi costumi, dattiloscritti, ciclostilati, ma anche filmati, dischi, nastri.

Nel concetto di corpo, ideato quale incontro, si sviluppano le sezioni tematiche.

Le sezioni, che partono dallo spazio circolare della Rotonda, tramutato in un’ampia sala-lettura con moltissime edizioni di libri su e di Pier Paolo Pasolini, sono liberamente fruibili dai visitatori.

Nella prima sezione: “Volto – le persone sono santi”, sono presenti alcuni filmati di Pasolini in svariati momenti della sua vita e del suo lavoro. Una rilevante raccolta di un insieme di fotografie legate a differenti tempi e differenti fotografi, ci riconsegna l’immagine dell’intellettuale nei suoi vari linguaggi, nelle sue parti, come una reale raffigurazione della poesia.

La successiva: “Il dileggio – il linguaggio dei padri”, Pasolini e il suo corpo sono presentati come oltraggio al genere maschile e spavento per l’identità sessuale di una collettività. Il regista fu oggetto, a causa della sua omosessualità, di molto scherno e perfidia oltre che dalla magistratura da parte di riviste, cinegiornali e volantini. Una parete riporta sottoforma di istallazione, infatti, i numerosissimi procedimenti giudiziari ai quali fu soggetto per 25 anni, che fecero di Pasolini un ospite regolare delle aule di tribunale. Nel cuore della sala, le Note psichiatriche del professor Aldo Semerari, celebrità di quel periodo, asseriscono che “Pasolini è uno psicopatico dell’istinto”.

“Era un uomo braccato, respinto, schedato dalle destre e dalle sinistre come diverso”. In questo modo lo definisce la sua grande amica Laura Betti.

Nella sezione: “Femminile – Il sacro che ci è tolto”, la donna si identifica ad una specie “sacra”, quale la madre Susanna, Giovanna Bemporad, Laura Betti, Anna Magnani, Silvana Mangano, Maria Callas. In questo spazio vi è un originale del Manifesto femminista, e il testo di Carla Lonzi relativo al Maestro, “fratello proibito”.

La quarta sezione: “Abiti – I costumi del corpo”, ospita da un lato i vestiti creati da Danilo Donati e ubicati nei magazzini della sartoria Farani che si rivelano come veri e propri testi da consultare, come composizioni concettuali, che in una immagine condivisa favoriscono la creazione del personaggio nella storia ideata dal regista. Dall’altra, posti sul manichino, due costumi di Piero Tosi, realizzati dalla sartoria Tirelli per i personaggi di Medea e Chirone che si mostrano come sculture da contemplare da lontano per commemorare il mistero del mito. Gli abiti sono considerati come documenti, sollecitando il pubblico quasi alla consultazione, ad osservare la sperimentazione di materiali, tinture, e forme. Ciò rappresenta l’idioma di bellezza di Donati, distante dal consumismo borghese della produzione industriale, in cui ogni pezzo diviene un esemplare unico. Le fogge delle teste in legno, che concludono l’allestimento come oggetti scultorei, attestano l’esecuzione di cappelli e copricapo del laboratorio Pieroni.

“Il costume per Pasolini era uno strumento, un potente mezzo di narrazione del personaggio oltre che della storia: portatore di un messaggio culturale e politico”, spiega la curatrice Clara Tosi Pamphili che con lo storico della moda francese Olivier Saillard ha realizzato tale sezione.

Nella sezione: “Voci – Di popolo e di poeta”, incisioni discografiche di canti popolari, dei canti dei lavoratori, dei canti dialettali, dei canti rivoluzionari e di protesta, registrati e messi insieme negli anni Sessanta e Settanta, testimoniano una ricchezza infinita ormai andata a fondo. Qui vi è la totale produzione sonora e musicale dell’artista; le incisioni discografiche in 33 e 45 giri della sua voce e delle sue canzoni e musiche, oltre ai libretti di sala e alle immagini degli spettacoli di Laura Betti, Sergio Endrigo, Domenico Modugno, Gabriella Ferri ecc.. Pier Paolo Pasolini adorava la musica popolare; aveva un rapporto così profondo con essa che ha colmato di note le sue opere, divenendo autore di brani ora nell’immaginario comune.

Evidenziamo tra i progetti speciali, in esposizione, un vinile prodotto da Bomba Dischi, in collaborazione con Gucci, sponsor del progetto, con Ariete, Franco126, CLAUDIO, Giorgio Poi, POP X & Giacomo Laser, che celebrano le “canzonette” scritte e amate da Pasolini, e che si potranno ascoltare per l’intero decorso della esposizione.

La sezione seguente: “la Partitella – La vera Italia, fuori dalle tenebre”, è riferita a questa partitella, nella borgata del Trullo, e tutto si sublima in un sogno d’amicizia, a giocare e ad osservare sono i suoi amici, critici narratori, poeti della Roma degli anni Cinquanta e Sessanta. Il tutto è esaltato nella sala con le foto di

Pasolini giocatore, e la squadra completa, da Moravia a Bertolucci, da Dacia Maraini a Ungaretti, da Fabio Mauri a Laura Betti, da Roberto Longhi a Ingeborg Bachmann, sognata.

L’ultima sezione: “Roma – La città in strada e Roma – Complice Sodoma”, la città di Roma e la gente che vi abita, è per l’intellettuale la rivelazione della periferia intensa e vera, considerata come un ambiente nomade in opposizione a quello intrappolato nella griglia del controllo sociale e politico dei rioni borghesi, fino ad arrivare all’esplorazione dei luoghi della Roma – Sodoma. Dopo gli avvenimenti di Ramuscello del 1949, l’imputazione di atti osceni in luogo pubblico e di corruzione di minore e l’espulsione per indegnità morale dal PCI, nella pena della fuga, dello spostamento frettoloso a Roma, e del conseguente danno economico, ci sarà, ineliminabile, la felicità e lo sbalordimento di Roma come posto di libertà sessuale e di trasgressione.

Impreziosisce la rassegna, il ciclo di proiezioni Pasolini prossimo nostro, a cura dell’Azienda Speciale Palaexpo e del Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale, che dà la possibilità dal 20 ottobre all’8 dicembre, di riguardare le pellicole ispirate all’eredità pasoliniana e create da autori del livello di Bolognini, Scola, Citti, Garrone, Cipri, Maresco, ecc..

La rassegna è il primo capitolo di un grande progetto, coordinato e condiviso fra l’Azienda Speciale Palaexpo di Roma, le Gallerie Nazionali di Arte Antica e il Maxxi, che commemorano appunto il regista, scrittore e artista nelle rispettive sedi museali.

Tre esposizioni diverse: Il corpo poetico, il corpo veggente, il corpo politico, che iniziando dalla corporeità intrecciano discipline, media, opere, originali e documenti d’archivio in relazione a tre direttrici autonome, distinte peculiari per sede, ma originate per potersi inserire e meditare sul lavoro pasoliniano, sull’ascendente culturale che ha esercitato e ancora attualmente esercita.

Dal 28 ottobre al 12 febbraio, Palazzo Barberini, sede della Galleria Nazionale d’Arte Antica, accoglie appunto la sezione della mostra rivolta al corpo veggente, basata sulla posizione del cinema nell’immaginario dell’intellettuale dell’artista e organizzata come un montaggio, dal quale si evidenziano i richiami alle “fonti” visive del regista, dai Primitivi al Barocco a Caravaggio.

Il Maxxi, invece, dal 16 novembre al 12 marzo 2023, ospiterà la riflessione sul corpo politico: a interpretare il lavoro di Pasolini sono 18 artisti contemporanei, confrontandosi con uno dei simboli della cultura italiana.

I tre volumi delle rassegne nelle tre diverse sedi, sono stati creati da 5 Continents Editions, e saranno in ogni libreria italiana e internazionale oltre che nei bookshop museali.

Ricordiamo anche alcune delle numerosissime denuncie e processi (33), che Pier Paolo Pasolini subì nella sua vita.

Il 29 agosto del 1949, alla sagra di Santa Sabina a Ramuscello, Pasolini pagò tre minori per dei rapporti di masturbazione. L’imputazione fu quella di atti osceni in luogo pubblico e di corruzione di minore, uno dei ragazzi aveva meno di 16 anni. Nel finale processo di appello tutti gli imputati furono assolti, mentre i dirigenti del PCI di Udine, come già citato, il 26 ottobre del 1952 decisero di escluderlo dal partito “per indegnità morale e politica”. Fu anche rimosso dall’insegnamento.

Il suo romanzo “Ragazzi di Vita”, uscì nel 1955, ma il suo contenuto immorale quello della prostituzione omosessuale maschile, portò a Pier Paolo Pasolini imputazioni di oscenità. Malgrado l’intervento terribile della critica, tra cui Emilio Cecchi, Asor Rosa e Carlo Salinari, e l’esclusione dal premio Strega e dal premio

Viareggio, il libro ebbe molto successo da parte del pubblico. A luglio si tenne il processo contro il romanzo che si concluderà con una sentenza di assoluzione con “formula piena”, in virtù anche delle dichiarazioni di Pietro Bianchi e di Carlo Bo, i quali avevano sottolineato come il volume fosse ricco di valori religiosi: “perché spinge alla pietà verso i poveri e i diseredati”. Al di là della testimonianza di Giuseppe Ungaretti, che mandò una lettera firmata ai magistrati, affermando che il romanzo era semplicemente la cosa più bella che si poteva leggere in quel periodo.

Pasolini nel dicembre del 1958, finì “Una vita violenta”, l’Azione Cattolica lo denuncerà “per oscenità” alla magistratura, denuncia che sarà immediatamente archiviata.

Il film “Mamma Rosa”, presentato alla Mostra del cinema di Venezia il 31 agosto 1962, ebbe un enorme successo e ancora un’altra denuncia per oscenità poi sempre archiviata.

Il cortometraggio di Pasolini “La ricotta” del 1963, verrà sequestrato lo stesso giorno della sua uscita con l’accusa di “vilipendio alla religione di Stato”. Il processo, a Roma, condannò il regista a quattro mesi di reclusione per essere “colpevole del delitto ascrittogli” e il film fu sequestrato fino al dicembre dello stesso anno.

Così scriverà Alberto Moravia sull’Espresso: L’accusa era quella di vilipendio alla religione. Molto più giusto sarebbe stato incolpare il regista di aver vilipeso i valori della piccola e media borghesia italiana”.

Nel 1968, girò il film “Teorema” sempre presentato alla Mostra di Venezia il 4 settembre, vincendo il secondo premio della sua carriera, esattamente il Premio OCIC. Ma il 13 settembre, la procura di Roma ordinò il sequestro del film per oscenità.

All’inizio del 1971, attuò un documentario, chiamato “12 dicembre”, con la collaborazione di alcuni militanti di “Lotta Continua” sulla strage alla Banca dell’Agricoltura a Milano. Ad aprile venne condannato per “istigazione a delinquere e apologia del reato” per un supplemento delle forze armate di Lotta Continua, Proletari in divisa.

Con i racconti di Canterbury, vince l’Orso d’oro al festival di Berlino, ma fu stroncato dalla critica internazionale e molte volte furono sequestrati in Italia.

All’età di 53 anni, Pier Paolo Pasolini venne trovato morto all’idroscalo di Ostia, nel 1975. Una vita scandalosa e controcorrente ebbe così fine. Si pensò immediatamente a una pista omosessuale, con l’imputato Pino Pelosi condannato “in concorso con ignoti” come assassino per ritorsione di alcuni ragazzi o dei loro protettori. Solo oggi, si è aperta un’altra pista più allarmante e complessa, quella di Eugenio Cefis, ex presidente dell’ENI e allora presidente della Montedison, che si suppone essere il mandante per quello che l’intellettuale aveva svelato in “Petrolio”, ossia la realtà sull’attentato aereo per cui aveva perso la vita Enrico Mattei.

Nell’arco di tempo complessivo dell’esposizione, è programmato un intenso programma di eventi e performance coordinati fra le tre sedi, che contemplano la partecipazione delle Accademie straniere a Roma, dell’Archivio Luce/Cinecittà e del Centro Sperimentale di Cinematografia.

L’iniziativa fa parte del programma PPP100-Roma Racconta Pasolini promosso da Roma Capitale Assessorato alla Cultura con il coordinamento del Dipartimento Attività Culturali.

La mostra si identifica con la storia di un anti-borghese, che ha utilizzato il mezzo del cinema per creare un circuito internazionale dando importanza nella sua produzione artistica agli ultimi, ai semplici, agli

emarginati, sfidando ogni borghese sentimento. Nella rassegna, vi è il racconto di un intellettuale impegnato, votato alla verità fino a morirne in un campetto di calcio all’idroscalo di Ostia, fuori Roma.

Nell’ultimo periodo della sua vita, lungo il quale stava lavorando al romanzo non finito “Petrolio”, pubblicato dopo la sua morte nel 1992, Pasolini scriveva, nell’ultimo discorso pubblico della sua esistenza, poi mai pronunciato, durante il congresso del Partito Radicale:

“Contro tutto questo voi non dovete far altro che essere voi stessi: il che significa essere continuamente irriconoscibili. Dimenticare subito i grandi successi: e continuare imperterriti, ostinati, estremamente contrari a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso. A scandalizzare. A bestemmiare”.

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