LA CHIESA DI SANTA MARIA DEL PRIORATO E LA PIAZZA DEI CAVALIERI DI MALTA IN ROMA.

La Villa del Gran Priorato di Roma dei Cavalieri di Malta nacque nel 939 come Convento Benedettino, passando nella metà del XII secolo in mano ai Templari monaci guerrieri che avevano combattuto i Mussulmani a difesa della Cristianità e nel 1312, con la soppressione dell’Ordine dei Templari , passò nella proprietà dei Cavalieri di Rodi, la confraternita religiosa istituita in Terra Santa dal monaco amalfitano Gerardo per dare assistenza ospedaliera e alberghiera ai pellegrini in visita al Santo Sepolcro. L’Arciconfraternita dei Cavalieri di Rodi, nel 1522 cambiò nome per assumere quello dei Cavalieri dell’Ordine di Malta. A lungo la piccola chiesa sull’Aventino, che guardava lungo la foce del Tevere, rimase dimenticata. Se ne ricordò Papa Pio V, nella seconda metà del 500, donandola al Priorato Romano dei Cavalieri di Malta che fino a quel momento aveva avuto la loro sede dentro il Foro di Augusto. L’attenzione su Santa Maria del Priorato si riaccese nuovamente nel 700 con il Cardinale Giovanni Battista Rezzonico, Gran Priore di Roma e nipote di Papa Clemente XIII, che scelse un architetto, Giovanni Battista Piranesi che ristrutturò in forme barocche la chiesa e la piazza vicina. La fase iniziale (1764-1765) dei lavori fu costituita da uno scavo in corrispondenza appunto dell’attuale piazza dei Cavalieri di Malta, che riportò alla luce i resti del romano Vicus Armilustri, dal quale secondo Livio e Varrone, i Salii, sacerdoti consacrati a Marte e a Quirinus, accedevano al sacro recinto dell’Armilustrum dove, il 19 ottobre di ogni anno, erano purificate le armi degli eserciti romani. Il ritrovamento del recinto dell’Armilustrum indusse Giovanni Battista Piranesi a pensare la piazza come un recinto chiuso su se stesso su cui si appoggiavano le Steli e gli Obelischi che richiamano la spina del Circo Massimo poco distante. Nella piazza dei Cavalieri il richiamo delle armi e alla tradizione romana trovano la loro giusta fusione con la tradizione guerresca dei Cavalieri che è perciò narrata sull’intera piazza, dove si fondono la gloria del passato romano con la realtà concreta e presente del 700. Nelle Steli si mescolano elementi decorativi desunti dallo stemma del Rezzonico, come la torre, iconografia navale e militare dei Cavalieri e il repertorio Etrusco e Romano. Il portone monumentale che da’ accesso alla villa dei Cavalieri dell’Ordine di Malta ed alla chiesa di Santa Maria del Priorato permette di osservare dal famoso e citato buco della serratura la splendida cornice prospettica del giardino del Priorato, un viale di piante sapientemente tagliate a formare una galleria, alla fine della quale si vede, come da esse incorniciato, la cupola della basilica di San Pietro in Vaticano. E’ un mirabile effetto ottico: il taglio prospettico del viale fa sì che la cupola appaia molto più vicina di quanto realmente sia. Ma anche i giardini della Villa del Priorato sono un capolavoro di maestria. Nella selva di siepi conformate a labirinto (un noto simbolo del cammino iniziatico interiore) troviamo ancora una volta l’emblema della Croce di Malta, scolpita nella forma dei cespugli. Continuando il nostro itinerario incontriamo la chiesa di Santa Maria del Priorato, opera unica di Giovanni Battista Piranesi, restaurata fra il 1764-1765. Piranesi infatti non intervenne sulla sua volumetria che dopo i lavori del 700 rimase sostanzialmente uguale alla stessa chiesa del 500, ma l’intervento si tradusse con una nuova distribuzione degli spazi interni con alcuni espedienti, per cui la chiesa, alla fine dei lavori, apparve profondamente mutata rispetto a quella originaria. La chiesa a navata centrale con cappelle laterali, si compone di una facciata quasi a picco sull’attuale via Marmorata, per via dello stretto sagrato. Sulla facciata due coppie di lesene scanalate sostengono figurativamente la trabeazione e il timpano verso la sommità, ognuna di esse reca un anello in bassorilievo con una spada corta (gladio) e terminano in un capitello costituito da una coppia di Sfingi alate contrapposte, fra le quali si interpone una torre quadrata. L’aula della chiesa è caratterizzata dalla piena e concreta costruzione di uno spazio totale il cui magistero di Giovanni Battista Piranesi si esprime nell’unicum delle decorazioni stuccate barocche. Splendida anche la controfacciata, nella quale è presente la grande finestra termale che fa da contrappunto all’oculo del timpano. La pavimentazione, con essenziali campiture centrali in marmo, è incorniciata da una leggera variazione cromatica della pietra, ribaltata sulle facciate murarie dallo zoccolo dello stesso materiale che pareggia il pavimento dell’abside attraverso un’inclinata, straordinario

accorgimento prospettico, che avvicina l’assemblea alla cattedra di San Basilio. Nell’aula situato nella seconda nicchia di destra della navata è posto il monumento funebre del Piranesi, realizzato nel 1780 dallo scultore Angelini dove il celebre architetto viene rappresentato a figura intera, togato, con in mano alcuni fogli di disegni, appoggiato ad un’erma che reca rappresentati gli attrezzi dell’incisore. Completa l’impatto scenografico dell’aula l’altare di Tommaso Righi, allievo di Giovanni Battista Piranesi, su disegno del maestro. La composizione presenta tre sarcofagi, del quale il primo costituisce la mensa, sopra di esso s’innalza la statua di San Basilio in Gloria, circondato dagli angeli. Il luogo sintetizza la storia dei Cavalieri che dal 1834 a tutt’oggi sono a Roma come Stato Estero con diritto di extraterritorialità nel loro palazzo Magistrale di via Condotti e nella Villa Malta dell’ Aventino a Roma. Da allora continuano ad essere al servizio dei sofferenti di tutto il mondo, con: ospedali, ambulatori, centri sociali e consultori, partecipando alle iniziative dei principali enti umanitari internazionali, con rappresentanze diplomatiche in tutti i paesi del mondo e con un seggio permanente all’Onu.

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