“CARTIER E IL MITO AI MUSEI CAPITOLINI”, UN PERCORSO TRA L’ELEGANZA DELLA MAISON E LA MAESTOSITA’ DELL’ANTICHITA’ CLASSICA.

La mostra: “Cartier e il Mito ai Musei Capitolini” ospita le creazioni della Maison Cartier per lo più giunte dall’Hermitage Cartier Collection.

Esse sono relazionate con le sculture in marmo della collezione del cardinale Alessandro Albani, nucleo originale della raccolta museale di Palazzo Nuovo, una selezione di splendidi reperti antichi della Sovrintendenza Capitolina, di autorevoli istituzioni italiane e internazionali e di raccolte private.

Le collezioni permanenti del Palazzo Nuovo in Campidoglio, inizialmente Museo Capitolino originato nel 1733 da Clemente XII Corsini sono formate quasi totalmente da sculture in marmo, di cui molte hanno rappresentato modelli fondamentali per la formazione del linguaggio artistico europeo.

L’esposizione indaga l’immaginario Cartier, confrontando le realizzazioni della Maison con le mitiche divinità di Palazzo Nuovo: Afrodite e Dioniso, Apollo ed Eracle, Zeus e Demetra.

La rassegna a cura della storica del gioiello Bianca Cappello, dell’archeologo Stéphane Verger e del sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce, è promossa da Roma Capitale in collaborazione con la Maison e visitabile fino al 15 marzo 2026.

Cartier è stata fondata a Parigi nel 1847 da Louis-Francois Cartier, essa diviene celebre nel 1856 quando la principessa Matilde nipote di Napoleone I e cugina dell’imperatore Napoleone III compra nella Maison.

Cartier è reputato uno dei creatori di gioielli più importanti al mondo e ha una storia di vendite ai reali: Edoardo VII di Gran Bretagna lo considerava il “gioielliere del re”, per la sua incoronazione nel 1902 ordinò 27 diademi.

La Cartier Collection nasce nel 1983 e attualmente è costituita da oltre 3500 opere.

Dalla prima mostra nel 1989 al Petit Palais di Parigi le sue realizzazioni sono all’interno di 44 esposizioni monografiche in Musei internazionali celebri.

L’evento è la seconda rassegna monografica del gioielliere in Italia dopo “Il design Cartier visto da Ettore Sottsass” nel Palazzo Reale a Milano (2002).

Come introduzione della rassegna una sorprendente scalinata cinematografica che accompagna il pubblico in un mondo di antichi eroi e divinità attraverso arte e mito, opera del Maestro Dante Ferretti, scenografo premio Oscar.

La mostra presenta oltre 160 pezzi che attraversano più di un secolo di storia della Maison, dal 1860 ad oggi.

“L’esposizione tratta il modo in cui l’antichità classica ha ispirato le sue rappresentazioni più iconiche ricostruendo atmosfere culturali ed evocando l’evoluzione dell’immaginario legato alla Grecia e a Roma nel corso dell’Ottocento e del Novecento. Particolare attenzione è posta sul profondo legame tra Cartier e l’Italia”, ha illustrato la curatrice Bianca Cappello.

Nella metà del XIX secolo, l’Europa fu conquistata dallo stile neo-archeologico prodotto dai Castellani, una famiglia di orafi e collezionisti romani.

La Maison, come citato fornitore della corte di Napoleone III, accolse tale stile. Mostrate la spilla tipo Kul Oba, due collane tipo Melos, una spilla (periodo Rinascenza), un bracciale (Cartier,1850 circa) e atro ancora di provenienza Castellani.

Nel 1898 con l’arrivo di Louis Cartier (1875-1942) alla direzione della Maison francese al fianco di suo padre, la caratterizzazione dell’antico fu all’interno di un lessico moderno.

I loro disegnatori erano invitati a consultare i libri della biblioteca per studiare e copiare le opere d’arte, i decori e le architetture.

Oggetto di tale elaborazione è la spilla il cui modello iconografico è il mosaico delle colombe di Plinio riprodotto in molteplici copie. Il mosaico presente fu ritrovato nella Villa Adriana a Tivoli e successivamente nelle collezioni capitoline nel 1764.

Un gioiello della cultura greco romana è la corona a ghirlanda con rami di piante intrecciati, ogni pianta era associata ad una specifica divinità.

Nella seconda metà dell’Ottocento le donne indossavano corone a ghirlanda in oro giallo derivanti dai modelli archeologici e nei primi anni del XX secolo Cartier ripropose esse e gioielli come le tiare.

Tali tiare ebbero molta risonanza nei confronti di una nuova élite che, tra il XIX e il XX secolo, aspirava a consolidare la propria condizione sociale ricalcando la storica aristocrazia europea.

Esposta la magnifica Tiara di Cartier in platino e diamanti, eseguita su commissione nel 1911 e montata sulla Testa femminile di terracotta policroma del IV secolo a.C., (Taranto).

Dal 1899, lo stile ghirlanda della Maison era caratterizzato da eleganti motivi ispirati alle volute vegetali stilizzate. Il disegno degli elementi vegetali esprime il tempo ciclico, generativo e armonico della natura derivante dall’antico culto della Dea Madre.

Tali pezzi sono ripresi dall’estetica del XVII e XVIII secolo e dalle stampe delle incisioni dei monumenti romani compiuti dall’architetto Giovan Battista Piranesi (1720-1778).

Nell’antica Grecia il mito di Afrodite fu generato dalla spuma del mare dopo la mutilazione di Urano da parte del figlio Crono. Afrodite venerata nell’Urbe come Venere, è una dea legata all’amore, alla grazia, alla bellezza e alla fertilità.

La perla è pertanto associata al femminino e al suo potere generativo arcaico. Numerosi i gioielli con perle in rassegna, pendenti per orecchini, spille, anelli.

Nella Belle Epoque le attrici Sarah Bernhardt ed Eleonora Duse venivano definite “divine”, la danzatrice Isadora Duncan volle essere rappresentata mentre ballava sulla riva del mare come le danzatrici ritratte nelle ville di Pompei.

Vestiti d’imitazione greca furono attuati dallo scenografo e costumista Léon Bakst per i Balletti Russi e nel 1909 lo stilista Mariano Fortuny propose l’abito Delphos, rifacendosi alla statua bronzea dell’auriga di Delfi (V secolo a.C.).

Anche le riviste femminili di tale periodo rapportavano le donne moderne alle matrone romane. Famoso l’articolo “These are My Jewels” (1916), un riferimento alle parole di Cornelia figlia di Scipione l’Africano che riteneva i propri figli come i suoi gioielli più preziosi.

Le creazioni Cartier degli anni Novanta sono quindi influenzate dai gioielli caratterizzati da sfere d’oro e dagli abiti delle matrone romane. Bella la tunica Delphos di seta plissettata (Mariano Fortuny y Madrazo, 1920 circa).

Come punizione per essere stati elusi gli dei inviarono all’umanità un regalo eccezionale e pericoloso, kakon, il “male bello”. Parliamo di Pandora, la prima delle

donne. Fu plasmata dall’arte (la technè) di Efesto, dotata dell’astuzia (la mètis) di Atena e della grazia (la charis) di Afrodite.

Tre qualità divine che sono esplicate nella corona d’oro donata, un vero e proprio kosmos, vocabolo che è identificato sia come un ornamento di enorme attrattiva sia come simbologia del mondo.

Questo doppio significato del gioiello lo ritroviamo anche nelle opere più recenti di Cartier che con le loro forme moderne manifestano l’ordine armonioso del cosmo.

All’inizio del XX secolo lo stile della Maison fu determinato da linee pure, simmetria e proporzioni ideali. I filosofi greci infatti come Euclide, Pitagora e Platone considerano la sezione aurea, chiamata anche “proporzione divina”, la struttura sostanziale dell’armonia del mondo.

Ciò fu ripreso nel Rinascimento nel progetto della piazza del Campidoglio di Michelangelo il cui ornamento pavimentale è eseguito in due gioielli Cartier del primo ventennio sempre del XX secolo.

Kosmos è un vocabolo utilizzato per descrivere i gioielli soprattutto le collane. Le corone di foglie in quercia in oro, i ciondoli a forma di ghirlanda sono idiomi che evocano Zeus e in generale la regalità.

L’ambra è nota fin dalla preistoria, la corniola, la sardonica e l’onice furono adoperate per sigilli e intagli provenienti dall’Oriente e rapidamente diffuse nella Grecia antica, smeraldi e diamanti giunti da territori lontani, come l’India e utilizzati nell’oreficeria romana.

I seguenti materiali caratterizzano il dipartimento di glittica degli Atelier Cartier, l’arte dell’intaglio di gemme e pietre dure fu dunque integrato nel 2010 con la sua collezione sempre crescente di splendori naturali.

La spada mostrata fu costituita per il poeta e regista Jean Cocteau per la sua elezione all’Académie Francaise nel 1956 e ornata con il profilo di Orfeo, la lira di Apollo e una colonna in stile antico riproponendo la sua fascinazione per il mito.

I suoi film su Orfeo evidenziano l’eroe poetico moderno secondo una visione filosofica e artistica, la spilla a forma di occhio d’oro (Cartier Londra,1970), celebra l’interprete Jean Marais ne il testamento di Orfeo.

Medea è la nipote di Elio, il dio del sole, una potente maga, risiedeva nella Colchide in cui è conservato il vello d’oro. Tramite la sua articolata e mitica storia ammiriamo il pendente “Vello d’oro” con collana a catena (Cartier Parigi, 1970), in oro giallo e rosa e diamante.

Il motivo della pantera che si rivela nelle creazioni Cartier nel 1914, è celebre sotto l’impulso di Jeanne Toussaint, direttrice dal 1933 al 1970.

Nella mitologia si riferisce direttamente all’universo immaginifico di Dionisio, dio del vino, dell’ebbrezza e dell’alterità. La pantera con il dio, sua moglie Arianna e spesso i satiri e le menadi che bevono e danzano con loro, è anche metafora della forza trascinante dell’attrazione.

E’ un felino il cui amabile profumo naturale attira le sue prede in trappola. L’universo olfattivo della Panthère è il profumo allegorico della Maison Cartier.

Il felino è attuato con pelliccia maculata o nera ed è divenuto simbolo della Maison. I gioielli di maggior rilievo sono: un bracciale rigido Panthère (Cartier Parigi, 1958), una spilla a scatto Panthère (Cartier Parigi, 1958), una collona Panthère (Cartier 1935).

Evidenziamo la collana di Armonia, un gioiello stupefacente quanto malvagio, con terribili serpenti incastonati con pietre dai potenti poteri magici. Presenti collane, orecchini e spille a forma di serpente.

Il corallo spesso usato nelle realizzazioni Cartier, ha origini mitiche straordinarie.

Secondo Ovidio nelle Metamorfosi (8 d.C.), l’eroe Perseo uccidendo la gorgone Medusa la adagiò sulla spiaggia su un letto di alghe marine, esse a contatto con il sangue del mostro acquisirono il colore rosso e il suo potere pietrificante.

Il corallo è una rappresentazione simbolica dell’universo, in rassegna l’eccelso pendente Testa di Medusa (Cartier Parigi, 1906).

La mostra eseguita come una esperienza immersiva è impreziosita da elementi audiovisivi con istallazioni olfattive presenti nella sala del Fauno, create dalla profumiera della Maison Mathilde Laurent, mentre nella sala di Afrodite si percepisce un intenso profumo di tuberose.

Il progetto di allestimento è di Sylvain Roca con il contributo di Dante Ferretti. Esso pur essendo armonico e accurato ha un problema di sopraelevazione pavimentale, i bordi non sono agevolmente percorribili.

L’evento rivisita l’antichità classica attraverso la modernità,L’evento rivisita l’antichità classica attraverso la modernità, un viaggio nella bellezza e nella eleganza esplicato dalla Maison Cartier.

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