A Malfa, sul versante settentrionale di Salina, l’Hotel Signum segue il profilo dell’isola con una discrezione che si percepisce già al primo sguardo. Le costruzioni basse, i muri chiari, i pergolati e le terrazze si adagiano sul terreno, mentre il mare compare tra la vegetazione e, nelle giornate più limpide, Panarea e Stromboli restano sospese all’orizzonte. Il profumo degli agrumi, la luce delle Eolie e il silenzio di certi angoli fanno il resto. Più che creare una parentesi separata dal luogo, il Signum invita a entrare lentamente nel ritmo di Salina.
La sua storia comincia nel 1988, quando Clara Rametta e Michele Caruso recuperano alcuni vecchi ruderi e li trasformano nelle prime camere. Da quel nucleo iniziale l’hotel cresce insieme alla famiglia, aggiungendo nuovi spazi e affinando negli anni la propria idea di accoglienza. Oggi sono i figli Luca e Martina Caruso a portare avanti il progetto: Luca segue la direzione dell’albergo, l’ospitalità e la cantina, mentre Martina guida il ristorante. La generazione è cambiata, ma il rapporto con Salina è rimasto il punto da cui partire.
Lo si ritrova anche negli ambienti. Mobili d’epoca, pezzi di design, maioliche, cementine, tessuti e oggetti raccolti nel tempo convivono con una semplicità che restituisce l’impressione di una casa cresciuta stagione dopo stagione. Le camere e le suite sono tutte differenti e portano nomi ispirati alla vegetazione dell’isola, come Acanto, Malva, Ginestra e Assenzio. Una terrazza, un affaccio sul mare, una vasca in ottone o un mobile antico bastano a cambiare completamente il carattere di una stanza. Nelle Suite in Villa, ricavate nell’antico casale, questa atmosfera diventa ancora più raccolta e lascia che interno ed esterno continuino a dialogare.
La giornata al Signum segue lo stesso passo. La piscina a sfioro guarda il mare tra il verde, la biblioteca offre un angolo più appartato e le terrazze cambiano volto con il trascorrere delle ore. Al mattino la colazione porta subito in tavola alcuni dei sapori dell’isola, attraverso prodotti locali, preparazioni dolci e salate e una scelta attenta alla stagione. Da qui il passaggio verso la cucina del ristorante arriva quasi da sé, perché ciò che si assaggia a colazione appartiene allo stesso territorio che Martina Caruso interpreta poi con un linguaggio molto più personale.
Martina è cresciuta dentro l’hotel e la cucina ha fatto parte della sua quotidianità molto prima di diventare una professione. Ha osservato da vicino il lavoro dei genitori e soprattutto quello del padre Michele, imparando a conoscere ingredienti, cotture e sapori che appartenevano alla vita di casa prima ancora che a quella del ristorante. Poi è arrivato il bisogno di uscire dall’isola e confrontarsi con altri mondi. Dopo la scuola alberghiera di Cefalù, il percorso l’ha portata a Roma, al Gambero Rosso, nelle cucine di Antonello Colonna, al Pipero al Rex e successivamente in Campania con Gennaro Esposito. Esperienze diverse, utili a costruire tecnica e disciplina, ma anche a guardare con occhi nuovi ciò che aveva sempre avuto davanti.
Quando torna al Signum, Martina lavora accanto al padre e comincia poco alla volta a costruire il proprio modo di cucinare. La memoria familiare rimane presente, però cambia forma e si apre a nuovi equilibri, nuove consistenze e una maggiore precisione tecnica. Nel 2016 arriva la Stella Michelin, confermata nella Guida 2026 per il decimo anno consecutivo. Nel 2019 riceve il Premio Michelin Chef Donna dell’anno e, negli anni successivi, la Stella Verde riconosce il lavoro portato avanti sul fronte della sostenibilità. Premi importanti, arrivati restando a Salina, proprio nel luogo da cui tutto era cominciato.
La cucina di Martina parte da ingredienti che appartengono profondamente all’isola. Capperi, erbe spontanee, pesce locale, ortaggi, agrumi, olio e produzioni siciliane diventano il punto di partenza di una ricerca che resta sempre leggibile nel piatto. Martina lavora sui sapori eoliani con grande libertà, mantenendone però intatta la riconoscibilità. Una ricetta della memoria può tornare con una veste diversa, un ingrediente apparentemente semplice può acquistare profondità e un gusto molto deciso può essere spinto fino a diventare il centro del piatto.
Il cappero racconta bene questo modo di procedere. A Salina fa parte del paesaggio agricolo, delle abitudini quotidiane e della cucina domestica. Martina lo porta dentro l’alta gastronomia giocando su intensità e consistenze, fino a trasformarlo anche in gelato, una delle preparazioni che meglio sintetizzano il suo rapporto con l’isola. Lo stesso accade con le erbe spontanee, con alcuni pesci meno consueti e con gli ortaggi. La tecnica c’è, è evidente, ma rimane dietro al gusto. Ed è forse proprio questa misura a rendere la sua cucina così riconoscibile.
A decidere molto di quello che arriva in tavola è poi la stagione. Su un’isola i tempi della natura sono ancora ben visibili: cambiano il pescato, l’orto, i profumi, le erbe e la disponibilità delle materie prime. Martina ha trasformato questa variabilità in un metodo di lavoro. I menu seguono ciò che Salina e il territorio siciliano possono offrire in quel momento, mentre il percorso vegetale “Radici” amplia ulteriormente il racconto attraverso ortaggi, legumi, erbe, spezie e fermentazioni. La ricerca rimane sempre ancorata alla materia prima e al suo sapore, che continua a essere il vero centro del piatto.
La sala completa questo lavoro con la stessa attenzione e qui la presenza di Luca Caruso diventa ancora più evidente. Il Signum fa parte della sua vita fin dall’infanzia: era ancora bambino quando i genitori inaugurarono l’hotel e, a ventitré anni, ha iniziato ad assumere responsabilità sempre maggiori nella gestione della struttura. Da allora ha contribuito insieme alla sorella Martina alla crescita del progetto familiare, maturando soprattutto una propria idea di accoglienza, nella quale organizzazione, cura del servizio e rapporto con gli ospiti procedono insieme. Luca segue la direzione dell’albergo, ma continua a essere presente personalmente in sala, dove il contatto diretto con chi arriva al Signum resta una parte importante del suo lavoro.
Una delle passioni che negli anni ha assunto un peso sempre maggiore nel suo percorso è il vino. Luca guida il reparto di sommellerie e ha accompagnato personalmente la crescita della cantina del Signum per circa vent’anni. Oggi vi trovano posto oltre 1.200 etichette, frutto di una selezione maturata nel tempo e aperta a territori e produttori diversi. Il Mediterraneo rimane il punto di riferimento, con Salina, le Eolie e la Sicilia in primo piano, mentre la sua passione per le bollicine porta la carta verso importanti espressioni italiane, Champagne e piccole maison. È un lavoro che dialoga naturalmente con la cucina di Martina, cercando di accompagnarne i piatti senza sovrastarli e lasciando al vino anche la possibilità di raccontare una propria storia. Il suo impegno nel mondo della sala prosegue inoltre nel ruolo di delegato per la Sicilia Nord Orientale dell’associazione Noi di Sala.
Il Bistrot propone una cucina più immediata, mentre la sera può proseguire al Signum Bar, dove Raffaele Caruso, bar manager e mixologist, lavora su una carta che mette insieme grandi classici e creazioni ispirate agli aromi mediterranei. Quando la luce comincia a scendere sul golfo di Malfa e Stromboli resta visibile in lontananza, anche il dopocena finisce per appartenere allo stesso ritmo del soggiorno.
Da quella terrazza è facile capire quanto Salina entri continuamente nella vita del Signum. L’isola ha un’origine vulcanica e una vegetazione sorprendentemente ricca, tanto da essere conosciuta come la più verde delle Eolie. Il paesaggio cambia rapidamente: il mare lascia spazio ai rilievi, le pareti di roccia alle zone coltivate, e nel giro di pochi chilometri si passa da una costa aspra a vigne, orti e cappereti. Questa varietà ha modellato nel tempo anche il modo di vivere e di cucinare degli abitanti.
A Lingua il piccolo lago costiero conserva la memoria dell’antica attività legata al sale, da cui deriva il nome dell’isola. Verso Pollara, invece, la natura vulcanica diventa più evidente e disegna uno dei profili più riconoscibili di Salina. Spostandosi verso l’interno cambiano ancora colori e prospettive, e vigneti e cappereti diventano parte integrante del paesaggio. È qui che si comprende meglio perché certi ingredienti tornino con tanta forza nella cucina del Signum: appartengono alla terra prima ancora che al menu, raccontano una storia agricola e familiare che precede la loro trasformazione gastronomica.
Lo stesso legame arriva fino alla Spa. Il benessere prende ispirazione dalla natura eoliana e dalla vocazione geotermica dell’arcipelago, con ambienti e rituali che richiamano la storia del luogo. Il bagno di vapore ispirato alle antiche stufe termali, le vasche in rame, la thalassoterapia e i trattamenti che utilizzano fico d’India, Malvasia, cappero e agrumi riportano ancora una volta l’isola dentro l’hotel. La Night Spa aggiunge un momento diverso, più raccolto, quando il giardino si fa silenzioso e il cielo delle Eolie diventa parte stessa dell’esperienza.
Fuori dal Signum, Salina continua a cambiare volto. Lo Scario racconta il mare attraverso acque limpide e ciottoli scuri, Rinella mostra il carattere vulcanico dell’isola con la sua spiaggia nera, mentre i sentieri che salgono verso Monte Fossa delle Felci e Monte dei Porri conducono verso una dimensione più verde e silenziosa. Sono modi diversi di conoscere lo stesso territorio e, proprio per questo, vale la pena viverli seguendo il proprio ritmo, senza trasformare il soggiorno in una corsa tra luoghi da vedere.
Anche le cooking class guidate da Martina Caruso nascono da questa vicinanza. Preparare una ricetta eoliana significa entrare in contatto con ingredienti, gesti e abitudini che sull’isola hanno una storia precisa. Dopo averli incontrati in cucina, riconoscerli nei campi, nei giardini e nei piatti diventa quasi spontaneo. Il Signum funziona allora come punto di partenza e di ritorno: ciò che si scopre durante il giorno continua a riapparire a tavola, in cantina, nella Spa e negli spazi dell’hotel.
Nel 2025 è arrivata anche la Chiave Michelin, riconoscimento dedicato alle strutture capaci di offrire un soggiorno di particolare valore. Si aggiunge ai premi conquistati dal ristorante e racconta bene quanto il progetto si sia allargato nel tempo. Cucina, ospitalità, vino, benessere e paesaggio finiscono per sostenersi a vicenda, senza che uno di questi aspetti prenda completamente il sopravvento sugli altri.
La storia iniziata da Clara Rametta e Michele Caruso continua così attraverso una nuova generazione che ha scelto di restare profondamente legata all’isola guardando, allo stesso tempo, oltre i suoi confini. Luca nell’ospitalità e nel vino, Martina in cucina, Raffaele al bar portano avanti ruoli differenti all’interno della stessa casa. Martina Caruso ne è forse l’espressione più evidente: è partita per imparare, è tornata con uno sguardo diverso e ha trasformato i sapori che conosceva fin dall’infanzia in una cucina personale, capace di parlare ben oltre Salina. Intorno, il Signum conserva la misura di un luogo che preferisce lasciarsi scoprire poco alla volta, seguendo il tempo dell’isola, i suoi sapori e quella luce eoliana che, alla fine, resta uno dei ricordi più difficili da dimenticare.
