Per anni, dietro gli intonaci di un antico edificio di via delle Coppelle, sono rimaste nascoste finestre, decorazioni e tracce di una storia che sembrava essersi interrotta. Recuperarle avrebbe richiesto tempo, pazienza e la disponibilità a modificare i propri progetti davanti a ogni nuova scoperta. Palazzo delle Pietre, a pochi passi dal Pantheon, porta oggi i segni di quel lungo lavoro, nato dalla decisione di Carlo Mazzi di acquistare un palazzo quattrocentesco nel centro di Roma e trasformarlo in una residenza capace di accogliere viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo.
All’inizio, però, Mazzi cercava semplicemente una casa a Roma. La proposta riguardava un immobile nel centro storico, appartenente a tredici eredi e segnato da decenni di trasformazioni e incuria. La trattativa fu complessa, ma la famiglia decise di affrontarla e di intraprendere un recupero destinato a durare anni. A poco a poco l’idea di una residenza privata si allargò fino a comprendere un progetto di ospitalità, con appartamenti da mettere a disposizione dei viaggiatori e il desiderio di conservare il carattere domestico dell’edificio. Mazzi ha scelto infatti di abitare a sua volta nel Palazzo, condividendo con gli ospiti qualcosa di molto personale.
La sua biografia professionale sembra appartenere a un mondo lontano da quello dei cantieri storici. Ingegnere, con una lunga esperienza manageriale maturata nell’industria, nella finanza e nella moda, Carlo Mazzi è stato presidente esecutivo di Prada. Ha attraversato ambienti nei quali programmare, coordinare e decidere è parte del lavoro quotidiano. Il recupero di via delle Coppelle gli ha chiesto anche una qualità diversa: accettare che il progetto mutasse davanti alle scoperte. Nell’intervista pubblicata sul sito della residenza ricorda il desiderio di lasciare qualcosa di tangibile alle generazioni successive e alla città, insieme al piacere di conoscere persone provenienti da ogni parte del mondo. Due aspirazioni che hanno finito per incontrarsi in un edificio destinato ad accogliere molte storie diverse dalla sua.
Il Palazzo sorge nell’area del Campo Marzio, lungo una strada importante già nella Roma imperiale, in prossimità delle antiche Terme Alessandrine. Risalente agli inizi del XV secolo, fece parte delle proprietà dell’Arciconfraternita della Santissima Annunziata, ricordata ancora dalle epigrafi sulla facciata. Le modifiche accumulate nel tempo ne avevano alterato l’assetto, nascondendo materiali e dettagli architettonici sotto intonaci e pareti costruite successivamente. Durante il restauro, condotto in collaborazione con la Soprintendenza, tornarono alla luce soffitti dipinti, antichi portali, epigrafi e persino due finestre circolari al centro della facciata, rimaste murate per secoli. Anche il celeste polvere originario fu individuato sotto gli strati di pittura più recente e restituito all’esterno dell’edificio. Ogni scoperta contribuiva a ricostruire la storia del Palazzo, mentre i lavori procedevano tra interventi strutturali e nuove esigenze di conservazione.
Mazzi ha seguito da vicino la concezione degli appartamenti, dell’atrio e delle aree comuni. La distribuzione degli spazi andava continuamente confrontata con quanto affiorava dal passato: conservare un soffitto dipinto o riportare in vista un portale poteva richiedere di ripensare l’ambiente che lo circondava. I lavori si protrassero per sei anni, assorbendo tempo e risorse ben oltre quanto inizialmente prevedibile. La possibilità di modificare il progetto, anziché imporre all’edificio una distribuzione prestabilita, ha permesso di conservare molti elementi della sua fisionomia originaria, mentre gli ambienti venivano adattati a una funzione nuova.
A rendere ancora più personale la residenza contribuisce una storia familiare cominciata molto prima dell’acquisto. Alla fine dell’Ottocento un antenato dei Mazzi iniziò a raccogliere frammenti scultorei antichi; Carlo ha proseguito la collezione, cercando reperti presso antiquari italiani e svizzeri. Marmi, sculture e decorazioni di età romana, medievale e rinascimentale sono oggi distribuiti negli appartamenti e negli ambienti comuni. Alcuni conservano figure incomplete, altri soltanto tracce di un disegno o di una lavorazione: pezzi che appartengono a epoche diverse e lasciano intuire quanto è andato perduto prima di arrivare fino a noi. Da questa raccolta deriva il nome Palazzo delle Pietre, scelto per rendere omaggio alla storia artistica di Roma.
Mazzi attribuisce a quei frammenti la capacità di custodire, attraverso i secoli, la testimonianza del lavoro umano e della ricerca della bellezza. Nella sua residenza hanno trovato una collocazione piuttosto insolita per una collezione privata. Un ospite può incontrare un marmo antico mentre attraversa un corridoio, oppure ritrovarselo accanto durante il soggiorno. Gli oggetti partecipano alla vita degli ambienti, con una familiarità che difficilmente avrebbero dietro la vetrina di un museo. E forse anche per questo conservano una presenza così particolare: nessuno ha cercato di completare ciò che il tempo ha lasciato incompiuto.
Negli interni, le testimonianze del passato convivono con arredi italiani contemporanei, tessuti, legni e accostamenti cromatici che cambiano da un appartamento all’altro. Porte antiche, fregi e soffitti decorati incontrano cucine attrezzate, illuminazione moderna e ambienti pensati per essere abitati con comodità. Le sistemazioni presentano caratteristiche differenti, anche perché ciascuna ha dovuto adattarsi alla struttura dell’edificio. Il gusto della famiglia emerge nella scelta degli oggetti, nei materiali e nei dettagli, senza cercare di ricostruire artificialmente un’abitazione d’epoca.
Oggi Palazzo delle Pietre comprende dieci appartamenti serviti, distribuiti tra l’edificio storico e la vicina Corte. Si passa dagli Studio, di circa quaranta metri quadrati, alle residenze più ampie con due camere da letto, fino ai Penthouse, alcuni dotati di terrazza. Tutti dispongono di una cucina completa e di spazi dedicati alla vita quotidiana. Sono abitazioni adatte tanto a un breve soggiorno quanto a una permanenza più lunga, nelle quali la possibilità di organizzare liberamente le proprie giornate diventa parte dell’esperienza. Tornare con qualcosa acquistato in una bottega del quartiere, preparare una cena o fermarsi a leggere in soggiorno sono gesti semplici, ma restituiscono una misura diversa del tempo trascorso in viaggio.
Nel 2022 il progetto si è ampliato con il recupero della Corte, un piccolo edificio dei primi del Novecento affacciato su piazza delle Coppelle. La sua pianta affusolata ricorda, in miniatura, quella del Flatiron Building di New York. Per gli interventi la famiglia ha coinvolto artigiani specializzati, tra cui falegnami, intagliatori e fabbri, proseguendo il lavoro sui materiali e sugli arredi già intrapreso nel Palazzo principale. Anche qui sono arrivati frammenti della collezione di Mazzi, insieme a marmi antichi e pezzi selezionati per i nuovi ambienti. La Corte Family dispone di spazi adatti a famiglie e piccoli gruppi, mentre la Rooftop Terrace si sviluppa su due livelli, con una terrazza panoramica e un hammam privato. L’ampliamento ha portato nuove possibilità di soggiorno, mantenendo riconoscibile la sensibilità che aveva guidato il primo recupero.
Alla libertà di vivere gli appartamenti secondo le proprie abitudini si accompagna un’organizzazione attenta alle necessità degli ospiti. Il concierge è disponibile ventiquattr’ore su ventiquattro, gli ambienti vengono puliti quotidianamente e al mattino arrivano pane fresco e croissant. È possibile organizzare trasferimenti, prenotazioni, visite private con guide specializzate, acquisti o una cena preparata da uno chef. La presenza di questi servizi permette di scegliere, giorno per giorno, quanto affidarsi all’assistenza e quanto muoversi in autonomia, conservando quella riservatezza che spesso si cerca quando si preferisce un appartamento alla sistemazione alberghiera tradizionale.
Una parte importante dell’accoglienza è affidata al FraMmenti Club, partner della struttura, al quale gli ospiti accedono durante il soggiorno. Gli spazi comprendono una palestra attrezzata, un hammam, ambienti dedicati al benessere e una terrazza dove trascorrere qualche momento di tranquillità. Per raggiungere la fitness room si attraversa la Galleria Marilyn, un breve corridoio in cui sono esposti ritratti della diva realizzati da Andy Warhol. Poco più avanti, una porta toscana settecentesca intagliata con gigli introduce all’hammam rivestito di mosaici verdi. Il percorso passa così da un’immagine diventata simbolo della cultura pop a un manufatto antico, per arrivare a uno spazio contemporaneo. Accostamenti che raccontano anche il piacere di Mazzi per oggetti e testimonianze appartenenti a epoche lontane fra loro.
FraMmenti dispone inoltre di una sala attrezzata per riunioni ed eventi, collegata a una cucina professionale utilizzabile per incontri gastronomici e lezioni di cucina. Il Club ha sviluppato anche un’attività culturale, ospitando conversazioni con studiosi, artisti e professionisti su argomenti che spaziano dall’arte alla scienza e alla società. Nel 2025, per esempio, un ciclo di appuntamenti è stato dedicato all’acqua, osservata da prospettive differenti. L’ospitalità trova così un’altra occasione di incontro, che si aggiunge a quelle più spontanee offerte dalla vita quotidiana del Palazzo.
Fuori dal portone, il quartiere accompagna naturalmente questa esperienza. Il Pantheon e piazza Navona sono a breve distanza, ma via delle Coppelle conserva anche un carattere più raccolto, tra botteghe, piccoli negozi e strade che si intrecciano nel tessuto del centro storico. È una parte di Roma che permette di alternare la visita ai monumenti con il piacere di camminare senza una destinazione precisa. La scelta di soggiornare in una residenza privata acquista qui un significato concreto, grazie alla possibilità di entrare per qualche giorno nelle abitudini della città, pur rimanendo in un ambiente pensato per accogliere chi arriva da lontano.
Accanto a Carlo, sua moglie Patrizia e i figli Barbara e Luca hanno accompagnato la realizzazione di un progetto che continua a portare l’impronta della famiglia. Lo si riconosce nella scelta degli arredi, nelle opere raccolte nel tempo e nella decisione di conservare una parte dell’edificio come abitazione privata. Il resto appartiene ormai anche a chi arriva a Roma e sceglie di trascorrervi qualche giorno. Fra quelle stanze, i frammenti antichi continuano a occupare il posto che Mazzi ha immaginato per loro, mentre attorno cambiano le persone, le abitudini e le storie. Una convivenza che, dopo tanti anni dedicati a recuperare il passato, è diventata parte della vita quotidiana del Palazzo.
