Albergo Centrale, le porte riaperte su un secolo di storia nel cuore di Nicastro

Per oltre vent’anni, gli ambienti nati per accogliere i viaggiatori hanno ospitato il comando dei vigili urbani. La facciata su piazza San Giovanni, nel centro storico di Nicastro, conservava le aperture regolari e i balconcini con ringhiere in ferro, mentre all’interno si svolgeva ormai la vita di un ufficio pubblico. L’Albergo Centrale di Lamezia Terme ha ritrovato la propria destinazione soltanto dopo un lungo periodo di chiusura e un restauro voluto dai discendenti della famiglia che lo aveva aperto nel 1920. La sua storia comincia con Raffaele Cerminara e arriva fino a Barbara e Bruno Bertucci, che hanno scelto di riprendere l’attività avviata dal bisnonno.

Raffaele aveva ottenuto dalla Santa Sede la concessione per costruire l’albergo accanto ai resti dell’antica chiesa di San Giovanni. Insieme alla moglie avviò l’attività in un edificio piuttosto semplice, con un piano terra affacciato su un giardino e poche camere al piano superiore. Col tempo quel giardino divenne anche un luogo di incontro per gli abitanti del quartiere, frequentato al punto da essere ricordato come un salotto cittadino. L’albergo accoglieva intanto chi attraversava la Calabria nei propri viaggi verso il Sud; nel giardino, invece, la presenza degli abitanti di Nicastro dava alla struttura una seconda vita, intrecciata a quella del quartiere.

Dopo la Seconda guerra mondiale fu Gregorio, figlio di Raffaele, a occuparsi dell’impresa. Con la moglie Eva e i loro cinque figli fece ampliare l’edificio di altri due piani, aumentando gli spazi destinati all’accoglienza. La gestione proseguì fino agli anni Settanta, quando la morte di Gregorio portò la famiglia ad affittare l’immobile al Comune. Fino agli anni Novanta vi lavorarono i vigili urbani; terminata quella parentesi, il palazzo rimase inutilizzato e cominciò a deteriorarsi. A riprenderne in mano il destino sono stati Barbara e Bruno Bertucci, nipoti di Gregorio, con la decisione di riportare in funzione un edificio rimasto chiuso per molti anni. Il recupero ha richiesto anni di interventi e si è concluso con la riapertura dell’albergo nel dicembre 2019. La famiglia ha così riportato le camere alla loro funzione originaria, conservando il profilo del palazzo sulla piazza.

Nel progetto ha avuto un ruolo importante anche Roberto Bertucci, padre di Barbara e Bruno e marito di Daniela Cerminara, che ha seguito la trasformazione dell’immobile puntando su un’ospitalità attenta ai consumi e alla qualità degli ambienti. All’architetto Carlo Carlei è stato affidato il compito di conservare l’aspetto storico del palazzo, intervenendo nello stesso tempo sulla sua struttura e sulle prestazioni energetiche. A orientare il cantiere sono stati anche i vincoli di tutela dei prospetti esterni, che richiedevano

di conservare l’immagine dell’edificio pur trasformandone gli spazi interni. Anche per questo l’isolamento è stato realizzato dall’interno e il consolidamento ha richiesto una nuova struttura portante inserita entro le murature esistenti. La scelta degli infissi in legno con doppi vetri ha dovuto rispettare le indicazioni della Soprintendenza, conciliando la conservazione del prospetto con la necessità di migliorare il comfort delle camere. Durante i lavori è emerso anche un capitello legato alla storia dell’antica chiesa, che è stato conservato a vista.

Il restauro ha riguardato anche il comfort delle camere, con interventi pensati per renderle piacevoli da vivere in ogni stagione. L’impiego della fibra di legno e degli intonaci in argilla, insieme ai nuovi infissi, contribuisce a mantenere gli ambienti ben isolati e a ridurre i rumori provenienti dall’esterno. Anche la temperatura e il ricambio dell’aria sono gestiti da impianti studiati per contenere i consumi, grazie a una pompa di calore, al riscaldamento e raffrescamento radianti e alla ventilazione controllata. Particolare cura è stata riservata al tetto, ricostruito in legno con una copertura ventilata che aiuta a proteggere le camere dell’ultimo piano dal caldo estivo. La riduzione dei consumi elettrici e idrici rientra nello stesso lavoro, che ha riguardato anche l’adeguamento antisismico. Il recupero ha raggiunto la classe energetica A e, nel gennaio 2020, l’albergo ha ricevuto la certificazione ClimaHotel dell’Agenzia CasaClima, primo nel Sud Italia a ottenere questo riconoscimento. Il 4 settembre dello stesso anno il progetto ha conquistato uno dei Cubi d’Oro dei CasaClima Awards, assegnati agli interventi che si distinguono per qualità ambientale e risparmio energetico.

Da quel restauro sono nate undici sistemazioni, otto camere matrimoniali e tre suite all’ultimo piano. Le Superior occupano il primo e il secondo piano e guardano verso il centro storico. Misurano circa sedici metri quadrati e sono attrezzate per le necessità quotidiane, con connessione Wi-Fi, minibar e la possibilità di richiedere una culla. È previsto anche il servizio di colazione in camera, per chi preferisce iniziare la giornata con tempi propri. Una parte di queste camere è stata organizzata per le persone con disabilità, prevedendo spazi più ampi, docce a filo pavimento e finestre con vetri reclinabili. L’accessibilità è stata considerata anche negli spazi comuni, con l’ascensore e i dispositivi di chiamata d’emergenza nei bagni.

Al terzo piano le Junior Suite e la Family Junior Suite si distinguono per il parquet, le finestre insonorizzate, i balconi e gli arredi Lago. Il tetto in legno resta visibile negli ambienti, mentre i bagni accolgono le ceramiche delle collezioni di Ceramica Cielo, scelte durante l’intervento di ristrutturazione. Le sistemazioni misurano circa diciannove metri quadrati: la Family Junior Suite dispone di un divano letto matrimoniale, mentre nelle Junior Suite una poltrona si trasforma in un letto singolo, permettendo di adattare gli spazi alle esigenze di chi viaggia in famiglia o in piccoli gruppi. Da una delle camere si scorge il Castello Normanno-Svevo, in alto sul colle di San Teodoro.

Il rapporto con il quartiere, del resto, continua soprattutto al piano terra. Al Centrale, la caffetteria con cocktail bar aperta anche a chi non soggiorna in hotel, ha ripreso in una forma

nuova quella consuetudine di incontro che un tempo si concentrava nel giardino. Durante la mattina al banco arrivano cornetti, trecce ai fichi e noci, dolci al cucchiaio e torte preparate in casa. La crema catalana è fra i dessert indicati dalla caffetteria, mentre per una pausa salata compaiono le scrocchiarelle e lo Spizzangolo, una preparazione di pizza ripiena. Verso l’aperitivo la proposta passa ai cocktail, accanto a tè e infusi per chi preferisce fermarsi con qualcosa di diverso.

Il soggiorno assume un ritmo diverso quando a portare a Lamezia sono gli impegni di lavoro. In questi casi, poter organizzare una riunione o un corso di formazione nella sala conferenze dell’albergo e ritrovare la propria camera a pochi passi evita di riempire la giornata di ulteriori spostamenti. Anche l’arrivo può essere gestito con maggiore libertà, fra il self check-in e i trasferimenti dalla stazione o dall’aeroporto disponibili su richiesta, mentre per gli incontri professionali è previsto un servizio di segreteria. Durante una permanenza più lunga possono tornare utili anche il servizio in camera, la lavanderia e la stireria, soprattutto quando gli orari sono scanditi dagli appuntamenti. E se la giornata concede qualche ora libera, l’albergo può aiutare a organizzare una visita dedicata alla cultura locale oppure a raggiungere, attraverso pacchetti specifici, una palestra o un centro benessere nelle vicinanze.

La posizione in piazza San Giovanni permette di conoscere Nicastro a piedi, seguendo le vie che salgono verso San Teodoro oppure raggiungendo la cattedrale. Il castello, con le sue rovine, richiama una storia più antica di quella dell’albergo e continua a segnare il profilo della città. Il rione San Teodoro è uno dei nuclei più antichi di Nicastro e conserva nel suo tracciato il rapporto con la fortificazione che lo sovrasta; la cattedrale, invece, appartiene alla successiva storia urbana e religiosa del centro. Nicastro è stata un comune autonomo fino al 1968, quando l’unione con Sambiase e Sant’Eufemia Lamezia diede vita a Lamezia Terme. I nomi dei vecchi centri continuano a identificare parti diverse della città, ciascuna con la propria storia. La presenza dell’aeroporto e della stazione ferroviaria rende inoltre la città una tappa frequente per chi arriva in Calabria per lavoro o per proseguire il viaggio verso altre località.

Per Barbara e Bruno Bertucci, riportare in attività l’edificio del bisnonno ha significato assumersi un impegno che va oltre il restauro. Il palazzo era rimasto per decenni parte del paesaggio di Nicastro, anche quando le sue stanze avevano smesso di accogliere viaggiatori; recuperarlo voleva dire restituirgli una funzione e, insieme, lasciare che tornasse a partecipare alla vita del quartiere. A più di un secolo dalla prima apertura, i modi di viaggiare e le esigenze degli ospiti sono cambiati, così come è cambiata la città intorno. Dalla piazza si riconoscono ancora i balconcini in ferro, mentre dietro quelle finestre la quotidianità è tornata a essere quella dell’ospitalità.

 

www.albergocentrale.eu

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