Di Fetta in Fetta, tra cucina siciliana, vino e il piacere di accogliere

Nel 1999, in piazza Europa a Palermo, Di Fetta in Fetta aveva il ritmo di una gastronomia: banco, salumeria, rosticceria e un rapporto molto diretto con chi entrava. Da allora il locale è cambiato parecchio. Oggi ci si ferma a pranzo o a cena, la cucina ha preso spazio, la cantina è cresciuta e alle serate abituali si affiancano degustazioni ed eventi. Eppure, qualcosa degli inizi è rimasto, soprattutto nella familiarità con i prodotti e in quel modo semplice di stare al tavolo con le persone.

 

Il cambiamento è arrivato negli anni, seguendo il lavoro e anche le abitudini di chi frequentava il locale. Alla gastronomia, alla salumeria e alla rosticceria si sono aggiunti i tavoli, una cucina più articolata e un interesse per il vino diventato via via più importante. Nessuna svolta da fissare con una data precisa: Di Fetta in Fetta ha allargato il proprio raggio senza perdere quella confidenza con la materia prima che appartiene alla sua storia. La bottega degli inizi non è rimasta come una fotografia appesa al muro; ha lasciato piuttosto un modo di scegliere, consigliare e costruire la proposta giorno dopo giorno.

 

Claudio Lo Voi, palermitano classe 1970, accompagna questo percorso fin dall’inizio. Nel tempo il vino è diventato una parte sempre più presente del suo lavoro e intorno alla cantina si è formato un pubblico curioso, composto da appassionati ma anche da persone che preferiscono semplicemente lasciarsi guidare. Le degustazioni organizzate durante l’anno raccontano bene questa inclinazione: produttori, nuove etichette, incontri che nascono dalla voglia di condividere una scoperta e che mantengono un tono vicino, poco cerimonioso. La competenza rimane, naturalmente, ma trova la sua misura migliore quando diventa conversazione.

 

Oggi il menu si muove tra tradizione siciliana e una cucina più libera. Pasta fresca fatta in casa, piatti di pesce e di carne e ingredienti freschi e selezionati compongono una proposta ampia, capace di lasciare spazio a preparazioni diverse senza chiudersi dentro un repertorio regionale. La Sicilia rimane vicina, nei sapori e nella scelta delle materie prime, senza bisogno di essere richiamata continuamente. Il passato da gastronomia riaffiora piuttosto nella confidenza con prodotti differenti, nel piacere di riconoscerli e nel portarli a tavola con una cucina che preferisce essere leggibile senza diventare prevedibile.

 

Durante il servizio il locale conserva un tono informale e rilassato. Si può arrivare per un pranzo, fermarsi a cena oppure partecipare a uno degli appuntamenti dedicati al vino. In quelle occasioni il tempo cambia leggermente: ci si sofferma su un calice, si ascolta chi quella bottiglia l’ha prodotta, si fanno domande e magari si torna ad assaggiare dopo qualche minuto. Nella quotidianità, invece, tutto resta più immediato. Le due anime convivono bene proprio perché non cercano di assomigliarsi a tutti i costi.

 

Il vino ha ormai un posto preciso nella storia di Di Fetta in Fetta. La carta supera le novecento etichette tra referenze italiane e internazionali, con una presenza importante della Sicilia accanto alle principali aree vinicole italiane e straniere; la selezione comprende inoltre liquori e distillati. A orientare gli ospiti intervengono i sommelier, soprattutto quando la scelta si fa più ampia o quando nasce la curiosità di provare qualcosa di diverso. Una cantina di queste dimensioni richiede ricerca, aggiornamento e una certa pazienza. Alcune bottiglie entrano rapidamente nella vita del ristorante, altre restano in attesa dell’occasione adatta.

 

Gli incontri con i produttori fanno parte di questo percorso. Nel novembre 2024 Nino Caravaglio arrivò a Palermo per presentare le nuove annate della sua cantina di Salina, in una serata legata a un rapporto già consolidato con Lo Voi e alla presenza dei vini eoliani nella selezione del ristorante. Il produttore era tra gli ospiti, disponibile a parlare delle bottiglie e dell’isola da cui provengono. È una formula che restituisce al vino qualcosa di molto semplice: dietro l’etichetta tornano una persona, un territorio, una vendemmia, e la degustazione perde quella distanza che a volte rischia di renderla troppo formale.

 

Un anno dopo, nel novembre 2025, una wine dinner riservata a dodici persone ha riunito etichette francesi di Louis Roederer, Albert Pic, Domaine de la Romanée-Conti e Château Les Justices. Il percorso, in quel caso, prendeva forma proprio dalle bottiglie scelte, con la cucina chiamata a seguirne carattere e successione. I clienti abituali furono contattati direttamente e, quando l’appuntamento arrivò sui social, i posti erano già terminati. Una circostanza piccola, ma eloquente: intorno a queste serate si è formato nel tempo un gruppo di persone che segue le proposte, torna e spesso scopre gli appuntamenti attraverso il passaparola.

 

Nel maggio 2026 è stata la volta della maison Tarlant. Mélanie Tarlant e Daniel Romano hanno accompagnato una degustazione di cinque Champagne, entrando nel merito di vitigni, parcelle, suoli e lunghi affinamenti. La sala, per qualche ora, ha seguito il passo delle bottiglie. Un assaggio, una spiegazione, il ritorno sul bicchiere dopo qualche minuto; la cucina ad accompagnare senza occupare tutto lo spazio. È un ritmo diverso dalla cena di tutti i giorni e proprio per questo trova un suo senso, perché consente al vino di essere bevuto con attenzione senza appesantire il piacere della tavola.

 

La Sicilia torna con altrettanta naturalezza negli appuntamenti dedicati alle produzioni dell’isola. Nel gennaio 2026 Di Fetta in Fetta ha ospitato una cena organizzata con Slow Food Palermo sulla biodiversità siciliana, sui Presìdi e sulle piccole produzioni locali, accompagnata dai vini dell’azienda Tonnino. In una serata del genere il territorio entra nel racconto attraverso le materie prime, le provenienze e il lavoro di chi continua a custodirle. È un linguaggio particolarmente vicino alla storia del locale, nato proprio dalla familiarità con il prodotto e con la scelta quotidiana di ciò che vale la pena portare al banco e, oggi, in sala.

 

La stessa semplicità accompagna il rapporto con chi arriva in piazza Europa. Qualcuno conosce già ciò che vuole bere, qualcun altro preferisce chiedere un suggerimento; c’è chi viene attirato da una particolare bottiglia e chi si concentra sulla cucina. L’ampiezza della cantina potrebbe facilmente diventare un elemento di distanza, mentre qui rimane inserita nella normale esperienza della tavola. Il vino può essere approfondito, raccontato, confrontato, oppure semplicemente bevuto con piacere. Non tutte le cene devono trasformarsi in una degustazione, e anche questo contribuisce a mantenere il locale accessibile nel tono.

 

Accanto al lavoro quotidiano ci sono il catering e gli eventi per matrimoni, battesimi, comunioni e altre occasioni private. Negli ultimi anni sono entrati nell’attività anche appuntamenti di taglio culturale, capaci di portare l’ospitalità fuori dalle consuetudini del ristorante. Nel giugno 2026 Claudio Lo Voi ed Elisa Gatto hanno organizzato a Villa Magnisi il “Convito dello Stupor Mundi”, legato al progetto cinematografico La Meraviglia del Mondo dedicato a Federico II, con il regista Francesco Lopez, Riccardo Scamarcio e lo studioso Giuseppe Salerno. La tavola accompagnava così una conversazione più ampia, in uno spazio diverso da quello di piazza Europa e con un pubblico riunito anche intorno a un interesse culturale.

 

Sono esperienze che allargano l’attività, ma la misura di Di Fetta in Fetta continua a ritrovarsi soprattutto nella quotidianità. Un pranzo, una cena, qualcuno che apre una bottiglia nuova, una serata preparata da settimane e, il giorno dopo, di nuovo il servizio abituale. Più di venticinque anni hanno cambiato la forma del locale senza cancellare del tutto la vecchia gastronomia. Quel passato riappare nella familiarità con i prodotti, nella continuità con alcuni clienti, nella curiosità verso ciò che arriva in cantina e in una crescita avvenuta aggiungendo possibilità piuttosto che sostituendo ogni volta ciò che esisteva già.

 

Anche il nome conserva qualcosa di quella storia. Di Fetta in Fetta suona ancora come il nome di una bottega, mentre dietro quella insegna oggi convivono cucina, vino, degustazioni, catering e appuntamenti costruiti in luoghi diversi. Il contrasto è rimasto, e forse è giusto così. In piazza Europa il banco degli inizi ha lasciato spazio a molto altro senza scomparire completamente dalla memoria del posto. Claudio Lo Voi continua intanto a cercare bottiglie, immaginare incontri e aggiungere nuovi capitoli a un’attività cresciuta nel tempo, senza la necessità di dichiararsi arrivata.

 

 

www.difettainfetta.com

 

 

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