Il 6 novembre, a Capaccio Paestum, il dottor Bruno Golia tornerà a parlare di prevenzione, questa volta al congresso Il cuore, oggi e domani 2026 – Cardionursing. Il programma gli affida una relazione sull’ipertensione arteriosa e sulla valutazione del rischio cardiovascolare alla luce delle linee guida americane del 2025. Di questi temi si occupa anche alla Clinica Ruesch di Napoli, dove dal 2023 è responsabile di Medicina e Cardiologia. Prima dell’incarico attuale, la sua attività si è svolta soprattutto nei reparti ospedalieri, con una lunga esperienza in terapia intensiva coronarica.
La Clinica Mediterranea di Napoli occupa una parte centrale di questa storia. Il dottor Golia comincia a lavorarvi nel 1985, tra Medicina Interna, Cardiologia e Cardiochirurgia. Con il passare degli anni il suo lavoro si concentra nell’Unità di Terapia Intensiva Coronarica, dove nel 1998 assume un incarico dirigenziale. Dal 2002 ne è responsabile e nel 2019 assume anche la guida della Cardiologia. Rimane nella struttura fino al maggio del 2023. Una permanenza così lunga attraversa cambiamenti importanti nelle cure cardiologiche, dalle possibilità diagnostiche alle procedure per trattare le malattie delle coronarie. E attraversa la vita di un reparto in cui l’organizzazione ha conseguenze immediate sul lavoro clinico. L’arrivo di un paziente con un infarto, un’aritmia complessa o uno scompenso cardiaco impone di valutare rapidamente il quadro, stabilire le priorità e coordinare professionalità diverse. La terapia intensiva coronarica richiede anche di seguire ciò che succede dopo la fase più critica, quando la stabilizzazione lascia spazio alla scelta delle terapie e alle indicazioni per il recupero. È un lavoro nel quale la responsabilità del medico comprende il rapporto con la squadra e la continuità dell’assistenza.
La preparazione che porta in reparto ha radici nella scuola medica napoletana. Alla Federico II, il dottor Golia studia con il professor Mario Condorelli e nel 1984 si laurea in Medicina e Chirurgia con il massimo dei voti e la lode. Per la tesi sperimentale sceglie di lavorare sull’elettrocardiografia ad alta risoluzione, un tema che continuerà ad approfondire anche nei primi anni di ricerca. A quella formazione affianca la specializzazione in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare, ottenuta nel 1987 con lode, e, nel 1990, quella in Terapia Fisica e Riabilitazione. La sua formazione comprende anche esperienze fuori Napoli. Nel 1984 trascorre due mesi presso il Brompton Hospital di Londra e nel 1989 raggiunge il centro di riabilitazione cardiovascolare di Veruno, in Piemonte, allora diretto dal professor Luigi Tavazzi. Nel 1999 svolge inoltre un periodo di esperienza in Cardiologia e Cardiochirurgia all’Università di Brescia. Il soggiorno a Veruno, in particolare, si inserisce nel percorso che lo porterà ad approfondire la riabilitazione cardiologica, un campo nel quale il lavoro del
medico prosegue anche dopo la dimissione, accompagnando il paziente nel recupero delle capacità funzionali e nella ripresa delle attività quotidiane.
Nei primi lavori scientifici compaiono studi sulle aritmie, sulle sindromi di preeccitazione cardiaca e sulle modificazioni del tracciato elettrocardiografico. Nel 1986 e nel 1987 riceve due premi nazionali per contributi presentati ai congressi della Società Italiana di Medicina Interna. In seguito, alle indagini sui tracciati si aggiungono ricerche legate alle procedure cardiologiche e alle loro possibili complicanze. Insieme al dottor Carlo Briguori e ad altri colleghi partecipa, per esempio, a studi su come limitare il danno renale che può comparire dopo l’impiego dei mezzi di contrasto nelle procedure cardiovascolari. Per un paziente con problemi renali già presenti, una procedura necessaria a diagnosticare o curare una malattia del cuore richiede precauzioni particolari. Nel 2010 il gruppo pubblica su Circulation una ricerca dedicata alla cistatina C, un indicatore che può segnalare precocemente le alterazioni della funzione renale. L’anno seguente arriva il trial REMEDIAL II, che esamina una strategia di protezione per i pazienti maggiormente esposti a questo rischio. Il tema viene ripreso nel 2016, quando il dottor Golia partecipa a uno studio pubblicato su EuroIntervention relativo ai pazienti sottoposti all’impianto transcatetere della valvola aortica. La ricerca coinvolge 48 persone con insufficienza renale cronica e confronta differenti modalità di idratazione durante la procedura. I risultati suggeriscono un possibile beneficio del sistema RenalGuard, pur trattandosi di un’indagine preliminare condotta su un campione ancora limitato.
Alla Clinica Mediterranea il cardiologo prende parte anche a una ricerca sulla scelta dei farmaci anticoagulanti utilizzati durante gli interventi coronarici. Lo studio NAPLES III, pubblicato nel 2015 sul JACC: Cardiovascular Interventions, coinvolge 837 pazienti considerati a maggiore rischio di sanguinamento e confronta la bivalirudina con l’eparina non frazionata. Entrambi i farmaci vengono impiegati per contrastare la formazione di coaguli, ma la loro somministrazione richiede di valutare anche il pericolo di complicanze emorragiche. Nei pazienti esaminati, il confronto non rileva differenze statisticamente significative nell’incidenza dei sanguinamenti maggiori. Un risultato che contribuisce alla conoscenza delle due strategie terapeutiche, soprattutto nelle situazioni in cui il rischio emorragico richiede particolare cautela.
Le pubblicazioni sul Journal of the American College of Cardiology, su Circulation e sull’European Heart Journal danno conto di un lavoro condotto spesso insieme a gruppi di ricerca e centri diversi. Il dottor Golia è Fellow dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri e partecipa alle attività di società scientifiche italiane ed europee. Negli anni il suo contributo si estende alle terapie antitrombotiche impiegate nelle sindromi coronariche acute e ai registri dedicati alla malattia coronarica stabile, che permettono di osservare i trattamenti e il decorso clinico dei pazienti anche a distanza di tempo. Anche nel 2026 prosegue il rapporto con la comunità scientifica. Il suo nome compare infatti tra i revisori dei contributi presentati al 57° Congresso nazionale dell’ANMCO, svoltosi a Rimini dal 7 al 9 maggio. È un lavoro meno visibile rispetto agli interventi congressuali, ma importante nella
preparazione di questi appuntamenti, perché comporta la valutazione dei contenuti scientifici proposti prima della loro discussione pubblica.
Nel marzo del 2020, mentre gli ospedali affrontano i primi effetti della pandemia, i ricoveri per infarto calano in modo preoccupante. Il dottor Golia prende parte a uno studio nazionale pubblicato sull’European Heart Journal, che misura quella diminuzione confrontando i dati dal 12 al 19 marzo con quelli della stessa settimana del 2019. Nei 54 centri coinvolti il calo è del 48,4%. Per gli infarti più gravi si osserva, contemporaneamente, un aumento della mortalità e delle complicanze tra le persone ricoverate. Si allungano anche i tempi necessari per arrivare alla coronarografia e agli interventi di rivascolarizzazione, un ritardo particolarmente delicato quando il muscolo cardiaco sta già soffrendo per la riduzione dell’afflusso di sangue. Lo studio non può raccontare la storia di ciascun paziente rimasto lontano dall’ospedale, ma rende evidente il rischio di ritardare le cure durante un’emergenza sanitaria. Per un professionista che ha diretto per anni una terapia intensiva coronarica, quella ricerca tocca il nucleo stesso del lavoro clinico: il tempo impiegato per arrivare a una diagnosi e ricevere il trattamento adeguato può cambiare il decorso della malattia.
Sempre nel 2020, il nome del dottor Golia compare tra gli autori di un’altra ricerca, questa volta dedicata alle conseguenze delle malattie polmonari interstiziali fibrotiche sulla funzionalità cardiaca. Lo studio, pubblicato sul Journal of Clinical Medicine, nasce dalla collaborazione tra cardiologi e pneumologi e prende in esame pazienti affetti da differenti forme di fibrosi polmonare. Utilizzando metodiche ecocardiografiche avanzate, i ricercatori individuano alcune alterazioni della funzione dei ventricoli che possono sfuggire alle valutazioni tradizionali. Il coinvolgimento del cuore in queste patologie è un aspetto clinico importante, perché una malattia che interessa principalmente i polmoni può avere conseguenze anche sulla circolazione e sul lavoro cardiaco. La ricerca approfondisce proprio la possibilità di riconoscere precocemente tali modificazioni, prima che il quadro clinico diventi più complesso.
Nel giugno del 2023, dopo la lunga esperienza alla Mediterranea, il dottor Golia assume la responsabilità di Medicina e Cardiologia alla Clinica Ruesch di Napoli. Porta con sé l’esperienza maturata nella gestione dei reparti e una formazione che comprende anche un master universitario di secondo livello in management delle aziende sanitarie, completato nel 2019. Organizzare l’assistenza cardiologica significa confrontarsi con situazioni molto diverse: persone da seguire dopo un evento acuto, pazienti con malattie croniche, altri che arrivano per un controllo e hanno bisogno di capire quali accertamenti siano davvero indicati. Il cardiologo deve tenere insieme informazioni raccolte in tempi e servizi differenti, dalle condizioni metaboliche alla funzionalità renale, fino agli eventuali precedenti familiari.
I registri ai quali il medico ha collaborato aiutano a comprendere quanto conti questo lavoro di interpretazione. START, uno dei progetti nazionali dedicati alla malattia coronarica stabile, ha permesso di osservare trattamenti e risultati ottenuti nel tempo su ampie
popolazioni di pazienti. Da quei dati nasce anche un’analisi pubblicata nel 2023, relativa ai trigliceridi elevati in persone ad altissimo rischio già trattate con statine. Dei 2.652 pazienti per i quali erano disponibili i valori, circa un quarto presentava livelli elevati di trigliceridi. Nel periodo di osservazione di un anno, tuttavia, questa condizione non è risultata un fattore predittivo indipendente degli eventi cardiovascolari considerati. Gli stessi ricercatori hanno sottolineato la necessità di approfondire il risultato con studi più ampi e un monitoraggio prolungato. Il dato è interessante anche per il modo in cui viene utilizzato nella pratica medica: le analisi condotte su migliaia di pazienti aiutano a comprendere le malattie, mentre durante una visita occorre valutare il singolo caso, conoscendone la storia clinica e le terapie già in corso.
L’incontro del 2025 al CIS-Interporto di Nola riporta queste questioni a una scala quotidiana. La Clinica Ruesch e il Nola Business Park hanno avviato un progetto di prevenzione rivolto ai dipendenti delle oltre cinquecento aziende del complesso e ai loro familiari di primo grado, con visite specialistiche, esami e percorsi di controllo. Al dottor Golia è affidato il tema cardiovascolare della giornata inaugurale. Nella presentazione, accanto ai fattori di rischio non modificabili come l’età e la familiarità, trovano posto quelli su cui si può intervenire: ipertensione, diabete, eccesso di peso, fumo e sedentarietà. Il cardiologo si sofferma anche sui livelli di colesterolo LDL, illustrando come gli obiettivi da raggiungere cambino in relazione al rischio cardiovascolare individuale. Nelle diapositive compaiono valori differenti, da 100 fino a 40 mg/dL, che aiutano a comprendere perché due persone con lo stesso risultato negli esami possano ricevere indicazioni terapeutiche diverse. Un argomento concreto, portato fuori dall’ambulatorio e affrontato davanti a un pubblico di lavoratori e familiari, per i quali la prevenzione passa anche dalla conoscenza delle proprie condizioni di salute.
Sul piano diagnostico la cardiologia dispone intanto di strumenti capaci di osservare le coronarie con un dettaglio impensabile qualche decennio fa. La cardio-TC, che figura anche tra gli accertamenti disponibili alla Clinica Ruesch, consente in pazienti selezionati di studiare le arterie del cuore. A queste possibilità si aggiunge l’evoluzione dei sistemi di elaborazione delle immagini, nei quali l’intelligenza artificiale comincia ad affiancare alcune attività di analisi e interpretazione dei dati diagnostici. Da qui a proporre un esame, però, resta un passaggio delicato: occorre considerare sintomi, anamnesi, probabilità di malattia e utilità effettiva dell’accertamento.
Il dottor Bruno Golia continua oggi a lavorare a Napoli, dopo oltre quarant’anni nei quali sono cambiati strumenti, terapie e organizzazione delle cure. Per molto tempo le sue giornate sono state scandite dalle urgenze di un reparto coronarico; la prevenzione segue invece un ritmo diverso, fatto di esami da interpretare, terapie da rivedere e pazienti da accompagnare anche quando si sentono bene. Può cominciare da un valore pressorio rilevato durante una visita e proseguire per anni, lontano dalle corsie in cui il cardiologo ha trascorso gran parte della propria carriera.