3 novembre 2026 ore 21.00 – Spazio Rossellini
Compagnia Garbuggino Ventriglia e Attilio Scarpellini
Se salissimo un gradino
da I Fratelli Karamazov di F.M. Dostoevskij
con Silvia Garbuggino e Gaetano Ventriglia drammaturgia e regia Attilio Scarpellini luce Gianni Staropoli suoni Emanuele Pontecorvo con il sostegno di Tuttoteatro.com, Kino-Partizan, Teatri di Vetro
Martedì 3 novembre, alle ore 21.00, lo Spazio Rossellini di Roma ospita Se salissimo un gradino, spettacolo fuori concorso inserito nel programma dei Premi Tuttoteatro.com 2026, nell’ambito della XX edizione del Premio alle arti sceniche “Dante Cappelletti”. La Compagnia Garbuggino Ventriglia e Attilio Scarpellini presenta un lavoro tratto da I fratelli Karamazov di F. M. Dostoevskij, con Silvia Garbuggino e Gaetano Ventriglia. La drammaturgia e la regia sono di Attilio Scarpellini, le luci di Gianni Staropoli e i suoni di Emanuele Pontecorvo. Lo spettacolo è realizzato con il sostegno di Kino-Partizan, Tuttoteatro.com e Teatri di Vetro.
Lo spettacolo parte dal trasalire di una voce nel brusio di una sala. Gradualmente, passo dopo passo, attraverso un’intensificazione del dialogo attoriale, con Gaetano Ventriglia che si ritrova nei panni di Ivan Karamazov e Silvia Garbuggino in quelli del fratello Alesa intenti a discutere in una taverna, il loro confronto slitta in modo inaspettato nel vortice di quella Leggenda che è rimasta conficcata nel tempo come una scheggia profetica che nessuna interpretazione è mai riuscita del tutto a esaurire.
Il tavolo a cui siedono gli attori di Se salissimo un gradino è una proiezione di quello su cui si chiude Mozart e Salieri nella scena finale della taverna. Ma se la prima scena era immersa in un ring onirico, la seconda include la presenza del pubblico (del mondo) che, nel progetto iniziale, avrebbe dovuto sedere sul palco ai tavoli della stessa taverna in cui Ivan e Alesa si incontrano e portano avanti il dialogo che sfocia nella Leggenda del Grande Inquisitore. Anche laddove fosse impossibile praticare questa soluzione conviviale, il pubblico è presente attraverso la sonorizzazione di quel brusio, di un rumore che va e viene e si trasforma attraverso il racconto, producendo uno sdoppiamento della sala che ha l’effetto di allontanare l’immagine degli attori, di stagliarla in una distanza. E’ nel pathos di questa distanza che tutto avviene: gli attori passano dalla conversazione al dialogo, frantumando progressivamente i confini tra il concreto e l’astratto, diventando quello che nominano, incarnando la leggenda, ma secondo due diverse direzioni della loro partitura interpretativa: Gaetano Ventriglia performando la virtù e la parola, Silvia Garbuggino performando l’essere e il silenzio, e questo significa che mentre il primo si sveste fino a scoprire il centro vuoto della figura che interpreta – l’assenza su cui si struttura ogni teo-logia – la seconda si ritira nell’indicibile evanescenza della grazia (e nell’inafferrabilità di qualunque presenza). Giunti al loro unico contatto, lo “spettacolo” cortocircuita nel buio e il “rumore del mondo” riaffiora, ma in forma di musica. (Attilio Scarpellini)
Se salissimo un gradino porta in scena tre capitoli dà I Fratelli Karamazov di Dostoevskij: I fratelli fanno conoscenza, Ribellione e Il Grande Inquisitore che Attilio Scarpellini ha condensato in un’ora e un quarto di spettacolo conservando e distillando la tensione, la dinamica, i temi e le parole del grande scrittore russo.
Attraverso un lavoro d’attore, all’interno di una messinscena essenziale e “caravaggesca”, le parole e i silenzi delle creature dostoevskijane si incarnano nel corpo degli interpreti e prendono vita e sostanza umana: una vita e una sostanza che riguarda attori e spettatori. Crediamo in un teatro in cui il pensiero e l’emozione attraversino tutti coloro che sono insieme, in quello spazio e in quel tempo.
L’attualità di Dostoevskij è sconvolgente, e sembra diventare ogni giorno più evidente e urgente. Il tema della libertà è visto da Dostoevskij in modo radicale e profondo, esistenziale: una libertà che è scelta e rischio, che si contrappone alla delega acritica e alla rinuncia alla vita, spesso in nome di una “libertà” fittizia, di un guscio vuoto. Una libertà congiunta indissolubilmente con il tema della fede: non ci può essere fede senza libertà, senza la consapevolezza in primo luogo del dolore nel mondo, della sofferenza dei bambini.
Il titolo è un verso da Poesia ininterrotta di Paul Eluard. In un nostro spettacolo del 2017 era Don Chisciotte a pronunciare queste parole in un discorso che da allora non si è mai fermato.
I PREMI TUTTOTEATRO.COM 2026 (Premio alle arti sceniche “Dante Cappelletti” – XX edizione, Premio “Renato Nicolini” – XIII edizione, Premio Miglior Teaser – VIII edizione) sono un progetto, promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, è vincitore dell’Avviso Pubblico Roma Creativa 365. Cultura tutto l’anno, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. È realizzato con il contributo della Regione Lazio, con i fondi Otto per mille della Chiesa Valdese e con il sostegno di ATCL/Spazio Rossellini.
Tutti gli appuntamenti dei Premi Tuttoteatro.com sono a ingresso gratuito, a eccezione di Se salissimo un gradino – info e prenotazioni: comunicazione@tuttoteatro.com – +393470444624.
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