Teatro Quirino. “Sei personaggi in cerca d’autore”. Regia di Michele Placido

UN INNO AL TEATRO,UNA “COMMEDIA DA FARE”!

Terza regia su un testo del Girgentano per Michele Placido, che dopo “Così è se vi pare” e “L’uomo dal fiore in bocca”, porta sul palco del Quirino Sei personaggi in cerca d’autore con la sua meta teatralità tipica di Pirandello, pretesto per una riflessione sulle finzioni della realtà.

Una compagnia teatrale e il suo autore cercano di mettere in scena una drammaticità moderna parlando di femminicidio, morti bianche ,drammi sentimentali. Nel mezzo delle prove, sul palco, si materializzano sei personaggi, usciti dalla penna di un autore che non vuole farli vivere sulla scena teatrale, atterrito dall’idea di alimentari i drammi personali e le vicende scandalose di ogni personaggio.

E’ quasi un secolo, quindi, che questi drammi gridano di essere palesati e attraverso il vivo racconto dei protagonisti cercano di convincere l’autore ad abbandonare il testo che avrebbe voluto mettere in scena per trattare il loro dramma, fatto di persone vere, fatti veri e veri sentimenti.

Il racconto inizia ad essere talmente avvincente che l’autore decide per la messa in scena chiedendo agli attori di interpretare i sei personaggi.

Un racconto che parla di una violenza ambigua del padre verso l’umile moglie che ha amato e che gli ha dato un figlio, ma nulla da condividere sul piano intellettuale tanto che ,a suo dire, per il suo bene decide di farla innamorare del suo contabile dal quale avrà tre figli.Il contabile muore, la famiglia cade in disgrazia e torna in città con i figli. Due morti bianche e una situazione che precipita quando il padre ha un rapporto intimo e molto traumatico con la figliastra in una casa di appuntamenti.

Ma tutto ciò che viene narrato, una volta recitato, appare profondamente diverso, falso: emerge fin da subito quell’impossibilità di far coincidere i soggetti immaginati dall’autore con quelli portati sul palcoscenico dalla compagnia. Sembra esserci una contraddizione e una discordanza tra finzione e realtà, tra attore e personaggio che impedisce di fondere i due in una sola unità.Un ‘opposizione tra forma e vita, un conflitto tra ciò che sembra reale e ciò che pretende di esserlo. Un’ incomunicabilità di fondo trattata dall’autore con una sorta di ironia grottesca che porta a galla quella visione relativa del reale che accompagna tutta l’opera pirandelliana.

Nella lettura di Placido quella “commedia da fare”è un inno al teatro che mai abdica alla propria missione”. Attori spiati da personaggi fantasmi, da presenze che regalano al dramma suggestioni soprannaturali. Una storia che si ambienta tra giardini, fontane, piccole ville, si racconta su un palcoscenico quasi vuoto. Un illusione realmente accaduta oppure è solo l’illusione di poterla mettere in scena?

Domanda alla quale Pirandello avrebbe risposto che il dramma è impossibile da mettere in scena senza tradirne l’originaria natura.L’unica cosa che resta da fare è mettere in scena proprio questa impossibilità di interpretarlo.

Ma Placido è riuscito ad ipnotizzare il pubblico portando in scena una recitazione impeccabile ed una compagnia che ha reso onore ad un dramma senza tempo!

Related Posts

di
Previous Post Next Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 shares