Spalla congelata e patologie di spalla: l’acqua come soluzione

La spalla è una delle articolazioni più delicate del nostro corpo, se non la più delicata in assoluto. La sua estrema mobilità su tutti gli assi la porta ad essere spesso un’articolazione instabile, lassa, soggetta a sublussazioni o infiammazioni muscolari, tendinee e legamentose. Inoltre la sua complessità è ancora più grande se la si guarda facendo un “passo indietro” e comprendendo nel “sistema spalla” anche le altre articolazioni che le permettono di avere tutta questa libertà di movimento: la sterno-claveare (tra manubrio sternale e clavicola), la acromion-claveare (tra scapola e clavicola), la gleno-omerale (la spalla propriamente detta formata dal rapporto tra scapola e omero) e la scapolo-toracica (quest’ultima è detta articolazione falsa poiché formata dai piani di scorrimento muscolare della scapola sulle coste). Se anche una sola di queste articolazioni va in difficoltà o subisce un trauma tutto questo può facilmente alterare la funzionalità della spalla, creando dolore anche nei movimenti più scontati della vita quotidiana. È bene intervenire fin da subito senza aspettare che “la cosa si risolva da sola”, perché spesso e volentieri questo atteggiamento non fa altro che incrementare compensi che il corpo attua per cercare di ottenere lo stesso movimento, ma effettuandolo nella maniera non corretta, creando così altri problemi e rendendo più complesso l’iter riabilitativo. È anche vero che però alle volte ci si trova di fronte ad una spalla che lentamente perde funzionalità senza una ragione apparente, e nell’arco di pochi giorni ci si ritrova con un braccio praticamente bloccato ed una spalla che non permette quasi nessun movimento. È il caso della capsulite adesiva, comunemente detta spalla congelata, patologia fortemente invalidante che ha un orizzonte temporale di guarigione superiore ai 12 mesi. Intervenendo precocemente con l’Idrokinesiterapia è possibile riacquisire la mobilità dell’arto colpito sfruttando la resistenza dell’acqua, gli ausili galleggianti ed il naturale processo di respirazione al fine di proporre sequenze di esercizi dal dolore limitato, evitando di infiammare le strutture e migliorando il comfort della seduta senza andare ad intaccarne l’efficacia. Lo stesso discorso vale per le spalle lasse o che abbiano già avuto episodi di sublussazione o lussazione, dove sfruttando sempre gli attrezzi in galleggiamento miriamo questa volta al rinforzo muscolare enfatizzando particolarmente l’aspetto propriocettivo. Sequenze di lavoro valide anche in seconda battuta per le spalle già operate, che avranno come primo approccio però un lavoro molto simile a quello della capsulite adesiva, mirato al recupero della piena mobilità articolare, per poi lavorare sul rinforzo e sul controllo. L’acqua ci da infinite possibilità di adattamento, perciò si può “cucire” perfettamente la difficoltà di ogni singolo esercizio addosso al nostro paziente. Questo rende l’idrokinesiterapia assolutamente adatta anche per i trattamenti conservativi di lesioni parziali del tendine del sovraspinato o della muscolatura della cuffia dei rotatori; trattamento che richiede un rinforzo selettivo delle strutture senza però andare a stressarle eccessivamente poiché già danneggiate. Come diceva l’antropologo e filosofo statunitense Loren Eiseley “se vi è una magia su questo pianeta, è contenuta nell’acqua”, possiamo dire che l’idrokinesiterapia nei trattamenti di spalla è, quasi, magia.

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