NINO RICCI “AL QUADRATO” La geometria è una sua opinione

Il prossimo mercoledì 20 marzo, alle ore 19, presso il laboratorio di cornici Staffolani 1927 di Macerata, il Professor Roberto Cresti (Università di Macerata) inaugurerà, con la conferenza intitolata Geometrie a confronto, il nuovo allestimento della mostra dedicata a Nino Ricci. Tema centrale sarà questa volta la produzione geometrica dell’artista maceratese (anni ’60-’80), riscoperta alla luce del contesto storico-culturale di origine, del quale costituisce una diretta e completa espressione.

Fondamentale punto di partenza per Ricci è il rapporto con la sezione aurea, ovvero il sistema che permette di suddividere un segmento in modo tale che il rapporto fra la sua porzione minore e quella maggiore sia lo stesso di quello che c’è fra quest’ultima e il segmento totale. Tale proporzione è alla base di qualunque opera della natura, dalla spirale di una chiocciola, alla posizione dei semi nella testa del girasole, alla traiettoria di caccia del falco, fino all’espansione delle galassie, ed è per questo considerata da sempre un modello di armonia ed equilibrio valido anche per la creazione di opere dell’ingegno umano. Lo hanno dimostrato nei secoli illustri psicologi come Gustav Fechner (Manuale di estetica, 1879) e numerosi artisti ed architetti, che se ne sono serviti per raffigurare il corpo umano e la natura e per progettare edifici, come hanno fatto babilonesi, egizi, greci, romani, e ancora Giotto, Leonardo, Georges Seurat, Paul Sérusier, Piet Mondrian, Gino Severini, Juan Gris, Le Corbusier, Mario Merz e lo stesso Nino Ricci, che conferma: «La sezione aurea è l’unico mezzo di cui dispone un artista per comprendere le leggi che governano lo spazio».

In questa fase della sua attività, l’artista ha prestato una particolare attenzione alla reversibilità del rapporto tra primo piano e sfondo nelle figure ambivalenti, prendendo spunto anche dalla teoria della percezione elaborata, durante la prima metà del Novecento, dalla Psicologia della Gestalt. Secondo tale scuola di pensiero, infatti, la forma che percepiamo di un’immagine è il risultato della combinazione di diversi fattori, ma soprattutto della sua disposizione nello spazio.

Fatto tesoro di tale scoperta, Ricci è poi andato oltre, indagando sul ruolo del colore nella percezione ottica della forma, mediante serigrafie e oli dedicati ai medesimi motivi riproposti in colori e tonalità differenti, stimolato dagli studi condotti dal pittore tedesco Josef Albers (Bottrop, 1888 – New Heaven, 1976), a livello teorico, con la pubblicazione del saggio Interaction of color (1963), e pratico, con le serie di dipinti a tema geometrico, la più nota delle quali è Omaggio al quadrato (1949).

Tuttavia, non bisogna dimenticare che il linguaggio elaborato dall’artista nel ventennio ’60-’80 è anche il riflesso del fruttuoso dialogo tra arte e vita, bellezza e funzionalità, che, negli stessi anni (quelli del boom economico, dello sviluppo tecnologico e del consumismo di massa), anima il mondo della moda e del design italiani, caratterizzato da una ininterrotta compenetrazione fra tutte le forme espressive. In questo senso, l’evoluzione stilistica di Ricci può e deve essere intesa anche come un tentativo di aderire ai gusti e alle esigenze del proprio tempo.

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