Giuliana Taglieri studiava le nanoparticelle all’Università dell’Aquila già da molti anni quando, nell’ottobre del 2021, ha preso forma Snaptech. Il suo lavoro si era concentrato sui metodi per ottenerle e sulle loro applicazioni nel restauro, in particolare nel consolidamento di malte, intonaci e altre superfici storiche. Con lo spin-off quelle ricerche hanno trovato anche una strada produttiva, e nel tempo l’attività si è allargata ad altri materiali destinati all’industria.
Prima delle nanotecnologie, per Taglieri, c’è stata la ricerca sperimentale. Si è laureata in Fisica all’Università dell’Aquila nel 1992 e nei primi anni di carriera ha lavorato anche a una sorgente a raggi X da plasma presso il centro ENEA di Frascati. Negli anni successivi si è avvicinata alla scienza dei materiali, fino a concentrarsi, dal 2005, sullo studio delle nanoparticelle. Un interesse che ha continuato a coltivare anche nell’attività universitaria, dove oggi è professoressa associata di Scienza e Tecnologia dei Materiali presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale e dell’Informazione e di Economia. Nel 2020 ha conseguito anche l’abilitazione scientifica nazionale alla prima fascia. Con la nascita di Snaptech, all’insegnamento e alla ricerca si è aggiunta la guida dell’azienda, di cui è socia fondatrice e amministratrice unica, continuando a seguire da vicino lo sviluppo dei materiali e le loro applicazioni, anche nel restauro.
In azienda, un punto centrale è riuscire a ripetere la sintesi delle nanoparticelle mantenendo stabili le loro caratteristiche anche quando cambiano i quantitativi. Snaptech dispone della licenza d’uso esclusiva di un brevetto europeo e di due brevetti italiani legati alla preparazione delle nanoparticelle, frutto del lavoro di ricerca al quale Taglieri ha contribuito anche come inventrice. Le procedure utilizzano resine a scambio ionico e, per le sintesi descritte dall’azienda, operano in acqua, a temperatura ambiente e pressione atmosferica. Consentono quindi di limitare il ricorso a trattamenti termici ad alto consumo energetico e, in specifiche formulazioni, di evitare solventi organici. I vantaggi dichiarati riguardano anche l’impatto ambientale della produzione, un aspetto da distinguere dalla valutazione dell’intero ciclo di vita del materiale. Rimane essenziale il controllo della composizione e delle proprietà delle particelle: quando cambiano le quantità o le richieste di utilizzo, il procedimento deve continuare a dare risultati affidabili.
Nel restauro queste ricerche hanno trovato una delle prime applicazioni. NANOLAQ è una sospensione acquosa di nanoparticelle di idrossido di calcio, note come nanocalci, sviluppata per consolidare superfici minerali e materiali storici che hanno perso parte della
loro coesione. La scelta della calce deriva dalla sua affinità chimica con molti materiali della costruzione tradizionale, come pietre, malte e intonaci. Le dimensioni ridotte delle particelle possono favorirne la penetrazione nei substrati porosi, ma il risultato dipende dalle condizioni della superficie e dal modo in cui viene applicato il prodotto. Il gruppo di ricerca ha approfondito nel tempo anche altri ambiti conservativi, dalla deacidificazione della carta antica al trattamento di manufatti lignei. Il punto di partenza rimane il materiale originale: uno stucco, una parete dipinta e un foglio antico richiedono valutazioni diverse prima di decidere se e come intervenire.
Un esempio significativo arriva dal Colosseo. Nel 2023 il Dipartimento aquilano ha sottoscritto con il Parco archeologico un accordo per studiare le superfici antiche emerse dagli scavi degli ambulacri meridionali e valutare l’efficacia di nuovi trattamenti consolidanti. Per l’Università dell’Aquila, è stata proprio Giuliana Taglieri a seguire la collaborazione, assumendone la responsabilità scientifica. Il percorso ha avuto anche uno sviluppo applicativo: nel 2026 Snaptech ha comunicato che, per il restauro delle malte antiche rinvenute nell’area, è stata utilizzata una formulazione di NANOLAQ preparata appositamente dal suo gruppo. Il restauro degli ambulacri, presentato al pubblico nel marzo dello stesso anno, è stato condotto sotto la direzione tecnico-scientifica del Parco archeologico del Colosseo. Fra gli altri cantieri in cui l’azienda documenta l’impiego della propria nanocalce figurano la Colonna Traiana a Roma e le Cappelle Medicee a Firenze. Luoghi molto diversi, nei quali la compatibilità del trattamento con le superfici originali rimane una verifica indispensabile.
Nel frattempo, il lavoro si è esteso ben oltre la nanocalce. Snaptech produce nanoparticelle di idrossido e ossido di magnesio, ossido di zinco e ossidi di ferro, mentre le tecnologie sviluppate comprendono anche composti di stronzio e bario e altri ossidi metallici. La varietà dei materiali corrisponde a proprietà differenti. L’idrossido di magnesio, per esempio, può essere impiegato come additivo ritardante di fiamma in alcune formulazioni polimeriche; l’ossido di magnesio interessa applicazioni in ceramiche, materiali refrattari e rivestimenti tecnici. Per l’ossido di zinco sono rilevanti anche la capacità di schermare i raggi ultravioletti e le proprietà antibatteriche, mentre alcuni ossidi di ferro sono studiati per il loro comportamento magnetico. Dal restauro ai materiali industriali cambiano dunque le richieste, e con esse la composizione, la forma e le caratteristiche da ottenere. Anche quando la tecnologia di partenza è comune, la destinazione finale orienta la preparazione.
Fra i filoni di ricerca più recenti compare quello ambientale. In uno studio pubblicato nel 2026 sulla rivista scientifica Nanoscale Advances, Giuliana Taglieri, Valentina Maurizio, Matteo Cofini, Valeria Daniele, Claudia Mondelli e Orazio Spadaro hanno esaminato un metodo di sintesi di nanoparticelle di ossido e idrossido di zinco e ne hanno studiato l’efficacia nella degradazione del blu di metilene, un colorante utilizzato come sostanza modello negli esperimenti di trattamento delle acque. In determinate condizioni sperimentali, sotto la luce naturale del sole, è stata osservata una degradazione superiore al 99,2 per cento in 150 minuti. Il risultato riguarda una prova di laboratorio e indica una possibile direzione per le ricerche sulla depurazione; per arrivare a un’applicazione
industriale serviranno ulteriori verifiche. È anche un esempio di come le competenze maturate nella produzione delle nanoparticelle possano alimentare studi lontani dal campo del restauro dal quale è partita l’attività dell’azienda.
Il trasferimento di queste conoscenze nella produzione richiede competenze che si incontrano ogni giorno. Accanto a Taglieri operano Orazio Spadaro, responsabile della produzione, Valentina Maurizio, ingegnere di processo, e Michele Spadaro, ingegnere gestionale. La preparazione di una formulazione, il controllo dei risultati e l’organizzazione delle lavorazioni sono passaggi strettamente legati. A NanoInnovation 2026, a Roma, Valentina Maurizio ha illustrato proprio l’ampliamento del processo produttivo, dal recipiente di laboratorio all’impianto pilota. Cambiare scala significa ripetere le prove, controllare le proprietà dei materiali e modificare, quando necessario, le condizioni operative. Una parte importante del lavoro si svolge qui, fra misurazioni e aggiustamenti che precedono la disponibilità del prodotto finito.
Ai risultati scientifici si sono affiancati alcuni riconoscimenti. Nel 2021 Snaptech ha ottenuto il primo premio StartCup Abruzzo per la migliore idea d’impresa innovativa e nel 2023 si è classificata prima nella sezione startup dei ME Awards di MADE Expo, a Milano. Nel 2024 è arrivato il Premio America Innovazione della Fondazione Italia USA, ritirato da Giuliana Taglieri alla Camera dei Deputati durante la cerimonia del 14 marzo. Nel 2026 l’azienda ha annunciato di aver ricevuto nuovamente lo stesso riconoscimento. Le premiazioni accompagnano una storia ancora giovane, mentre la continuità del lavoro si misura soprattutto nella possibilità di produrre materiali con caratteristiche controllate e adattarli a richieste differenti.
Fra gli ambiti che l’azienda intende esplorare figurano anche l’agroalimentare e il packaging. Le nanoparticelle potrebbero contribuire allo sviluppo di nuove formulazioni, ma in questi settori sarà necessario valutare con particolare rigore la sicurezza e il rispetto delle norme applicabili, soprattutto per i materiali destinati al contatto con gli alimenti. Si tratta di prospettive e possibili collaborazioni, non di prodotti alimentari già sviluppati da Snaptech. A orientare i prossimi studi saranno anche le esigenze delle imprese e degli altri interlocutori: un materiale destinato a un rivestimento industriale richiede verifiche diverse da quelle previste per una superficie antica o per un esperimento di fotocatalisi.
Il rapporto con l’Università dell’Aquila trova un’ulteriore espressione in MATERIAE 2026, il convegno in programma il 3 e 4 dicembre all’Auditorium ANCE della città, in via Alcide De Gasperi, nell’anno in cui L’Aquila è Capitale italiana della Cultura. Snaptech figura fra gli organizzatori insieme al Dipartimento di Ingegneria Industriale e dell’Informazione e di Economia dell’ateneo, al progetto PRIN nanoHERCULES e all’Ordine degli Ingegneri della Provincia dell’Aquila. Le due giornate riuniranno ricercatori, istituzioni di tutela, professionisti del restauro e imprese per discutere di materiali tradizionali e nuove tecnologie applicate alla conservazione del patrimonio storico. Sono annunciati, fra gli altri, Mauro Matteini, già direttore del Laboratorio Scientifico dell’Opificio delle Pietre Dure, e specialisti dei Parchi archeologici del Colosseo e di Pompei. Il programma comprende anche
un workshop dedicato al progetto nanoHERCULES, incentrato sui materiali per il consolidamento e la protezione del patrimonio architettonico. Per un’azienda nata dalla ricerca universitaria, è un’occasione di confronto diretto con chi quei materiali li studia, li sceglie e li utilizza nei cantieri.
Il percorso di Snaptech continua fra queste due esigenze: sviluppare nuovi composti e capire come potranno essere impiegati. Giuliana Taglieri e il gruppo che lavora con lei hanno già portato alcune formulazioni fuori dai laboratori, mentre altre sono ancora oggetto di studio. Le richieste che arriveranno da restauratori e imprese contribuiranno a decidere quali materiali preparare, quali prove eseguire e quali passaggi affrontare prima della produzione.
