“L’arte è un’astrazione: spremetela dalla natura sognando di fronte ad essa e preoccupatevi più della creazione che del risultato”. Paul Gauguin
L’esposizione: “Gauguin. Il diario di Noa Noa e altre avventure”, allestita nelle sale del Museo Storico Nazionale della Fanteria dell’Esercito Italiano a Roma è visitabile fino al 25 gennaio 2026, essa è formata da 165 opere giunte da collezioni private italiane, francesi e belghe e da alcune raccolte museali francesi e italiane.
La rassegna è prodotta da Navigare srl da una iniziativa del Ministero della Difesa- Servizi S.p. A., curata da Vincenzo Sanfo e patrocinata dalla Regione Lazio e dal Comune di Roma-Assessorato alla Cultura.
“Questa su Paul Gauguin è una mostra particolare incentrata sui tre libri che egli ha scritto nel periodo del suo viaggio tahitiano e quindi le composizioni che l’artista inserì nei tre volumi che descrivono la sua esistenza. Le emozioni, le vicende personali, le sue passioni, i timori, gli amori e ovviamente le avventure vissute a Tahiti. L’itinerario espositivo non presenta solo la narrazione artistica del Maestro ma è anche, e soprattutto un percorso verso un mondo differente che racchiude la gioia, la purezza e la libertà di quei luoghi che molti di noi hanno perso”. Il curatore Vincenzo Sanfo, presidente del Centro Italiano delle Arti e la Cultura di Torino.
Nel 1903, quando Paul Gauguin muore a 53 anni in Polinesia, a Parigi divenne un mito, uno dei capisaldi del Novecento.
L’artista ha infatti lasciato tracce indelebili nel corso della storia, tracce che avrebbero influenzato Pablo Picasso, Henri Matisse, gli espressionisti. Ribelle, ostinato, inquieto, ha contribuito a cambiare lo stile pittorico.
Esplode la carica rivoluzionaria del suo linguaggio, un codice alternativo al naturalismo, preludio di una nuova e radicale espressività, dai fauves ai cubisti fino a Kandisky, verso cui rende equivalenti i segni della realtà con quelli creati in arte.
La sua consapevolezza, il suo maturo grado di elaborazione nonostante gli ostacoli, le lotte, le malattie, la costante mancanza di mezzi economici determinano in lui una rara profondità e lucidità sempre con l’esigenza di ricerca.
La prima sala è determinata da colori spenti, grigi e quasi bui. Sottolineiamo il momento di disagio e inquietudine che Gauguin avvertiva in tale fase della sua vita.
In essa sono presenti fotografie del pittore ritratto in compagnia della moglie Mette e dei suoi cinque figli, accanto ad esse una serie di opere di artisti a cui si ispirava nei suoi anni di avvicinamento nel mondo dell’arte.
I cimeli che riconducono a Buffalo Bill e delle fotografie lo raffigurano nella casa studio di Mucha, il grande disegnatore dell’Art Decò, in cui dimorò al rientro del suo primo viaggio a Tahiti in compagnia di Annah La giavanese.
Scrisse il Maestro: “Ho deciso di andare a Tahiti per finire là la mia esistenza. Credo che la mia arte, che voi ammirate tanto, non sia un germoglio, e spero di poterla coltivare laggiù per me stesso allo stato primitivo e selvaggio”.
Gauguin fu incantato dalla primordialità di tali luoghi abitandovi negli ultimi dieci anni della sua vita.
La retrospettiva è incentrata su tre testi che l’artista eseguì nell’isola.
Ancien Culte Mahorie, 1892, con 16 litografie a colori.
Il Diario di Noa Noa,1893-1894, impreziosito da due illustrazioni realizzate con l’antica tecnica dell’incisione su legno stampate da Daniel de Monfreid, nucleo più considerevole della esposizione con 23 xilografie rivolte al primo periodo passato nella Polinesia francese.
Nella retrospettiva anche due composizioni a lui attribuite: l’olio su tela Femme de Tahiti, 1891, e l’acquerello Paysage Tahitien che furono quasi certamente attuate per essere parte del diario Avant et Après pubblicato poco prima della sua scomparsa.
Il diario comprende stampe litografiche.
Entrambe le rappresentazioni giungono dalla autorevole collezione del famoso critico d’arte Giovanni Testori e di Alain Toubas della Compagnia del Disegno di Milano, opere già mostrate in rassegne sia in Italia che all’estero.
Le 16 litografie a colori della serie Ancien Culte Mahorie, 1892, e le 2 sculture del 1893: Vase aux dieux tahitiens, con la copia in terracotta e la successiva Idole à la coquille sono presenti con un esemplare in bronzo e conchiglia in madreperla.
Ancora la preziosa Maschera di donna tahitiana “Tehura”, (Tehura era la compagna del pittore), in bronzo patinato proveniente dal Musée Despiau-Wlérick in Francia.
Il carnet di 38 disegni con bozzetti raffiguranti studi su ritratti, dettagli del corpo umano e del mondo animale.
Poi oltre 40 lavori costituiti da 12 artisti che con lui ebbero relazioni di amicizia o di collaborazione come Vincent van Gogh, sue 12 litografie a colori.
Loro erano Jean-Francois Millet, Adolphe Beaufrère e Louis Anquetin e gli altri del gruppo Nabis di Pont-Aven, in Bretagna, altro territorio basilare per Gauguin: Maurice Denis, Emile Bernard, Paul Sérusier.
Mostrati una serie di appunti per una tela creata da Paul Gauguin rappresentante il pittore olandese mentre dipingeva i suoi girasoli tanto amati che purtroppo fu la causa del loro litigio.
Van Gogh appena vista la composizione finita disse: “Si ….. sono proprio io ma mi hai ritratto come se fossi divenuto folle”.
La medesima sera i due discussero, Vincent gettò un bicchiere di assenzio sul volto di Gauguin e dopo la sua fuga si tagliò un orecchio che portò come regalo ad una cortigiana.
Nell’evento vi è una sezione specifica sulla Polinesia formata dalla mostra fotografica “Le Isole di Tahiti, l’anima primordiale”, realizzata da Tahiti Tourisme in collaborazione con Leica Camera Italia.
La raccolta vuole divulgare le bellezze meno note di alcuni splendidi arcipelaghi della Polinesia tramite scatti di fotografi e videomarker Luigi Chiurchi e Pietro Ienca, immortalati con14 immagini durante un viaggio tra le isole della Società e le isole Marchesi, inserite lo scorso anno tra i patrimoni dell’Unesco per le loro caratteristiche naturalistiche e culturali.
La retrospettiva sarà pertanto arricchita da fotografie, libri e documenti tra cui i facsimili dei delicati acquerelli che Gauguin attuò per il libro Anciem Culte Mahorie con la copertina originale stampata da Ferdinand Mourlot.
La magnificenza dei paesaggi e l’universo creativo della cultura polinesiana del pittore ha influenzato i suoi contemporanei e continua a ispirare le nuove generazioni di artisti.