Il Timorasso e la rivincita dei bianchi piemontesi

Con oltre 48.000 ettari di vitigni lavorabili e una produzione che si aggira fra i due e i tre milioni di ettolitri di vino ogni anno, il Piemonte è da tempo senza dubbio una delle realtà enologiche italiane di maggior rilevanza. Quasi superfluo citare gli ormai celeberrimi Barolo, Barbaresco e Nebbiolo cui prestigio si estende ben oltre i confini del nostro paese.
Tuttavia in passato è sempre stata data poca importanza alla produzione di vino bianco, fattore incisivo anche la famosa invasione della fillossera nella seconda metà del 1800 che ne ha ridotto drasticamente le potenzialità.
Il Timorasso è un vitigno bianco autoctono della provincia di Alessandria; l’uva si presenta con dimensioni medie, abbastanza compatta e dal colore giallo verdolino. Morto e risorto verso gli anni ’80 è tornato senza dubbio con prepotenza nella produzione piemontese di vino di qualità. Una sperimentazione decennale ed un meticoloso studio dei grappoli ha fatto sì che questa vecchia fiamma dell’enologia nostrana imboccasse un tempestivo percorso di recupero fino a fornirci, ai nostri giorni, uno dei più apprezzati e promettenti vini del nostro panorama.
Il prodotto che ne deriva, cui da disciplinare può essere affidato il nome di Derthona (nome antico della città di Tortona) è un vino bianco asciutto e corposo, con una spiccata complessità ed una buona struttura, molto predisposto all’affinamento che ne valorizza sapori e unicità.
Impossibile infine segnalarne la propensione all’abbinamento con piatti anche molto strutturati, citando in primis fra tutti un buon risotto piemontese allo zenzero e prezzemolo, binomio in grado di far vivere al consumatore l’anima del Piemonte senza essere costretti a scomodarne le colonne portanti del vino rosso.

 

Christian Fortuzzi

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