Mandravecchia, il tempo dell’olivo sui Monti Iblei

Giorgio e Rosa Basile si definiscono «dilettanti appassionati». Lui è medico, lei dirigente d’azienda, e il loro percorso nell’olivicoltura è cominciato nel 2003, quando hanno deciso di riportare alla coltivazione il podere di famiglia Mandravecchia, nell’agro di Frigintini, vicino a Modica. Oggi l’azienda si estende per cinque ettari, nei quali crescono Moresca e Verdese, e nelle annate favorevoli produce all’incirca duemila litri di olio. Una piccola realtà familiare che i Basile riassumono con poche parole: «Piccolo è bello. E a volte è anche buono».

Il terreno, ereditato dal padre, alternava allora il pascolo alla coltivazione del grano. Giorgio e Rosa scelsero di dargli una destinazione agricola stabile, impiantando un oliveto moderno con le varietà maggiormente radicate in questa parte della Sicilia sud-orientale. A oggi sono trascorsi ventitré anni dalla nascita del progetto, durante i quali il legame con la terra paterna ha trovato una forma concreta nel lavoro portato avanti nel podere.

 

Mandravecchia si trova a circa trecento metri sul livello del mare, lungo la strada che da Modica conduce verso Noto. I muretti a secco delimitano una campagna nella quale gli impianti più recenti convivono con olivi secolari e carrubi, mentre i venti freschi provenienti dai Monti Iblei incontrano le correnti più miti che risalgono da sud. Queste condizioni accompagnano la coltivazione dell’olivo e la ventilazione contribuisce a contenere la presenza della mosca olearia. Le estati più calde degli ultimi anni hanno però reso ancora più necessarie la cura delle piante e la sorveglianza dell’intero oliveto.

Al lavoro sul campo i due fratelli affiancano lo studio, continuando, come raccontano, a imparare anche per fare i contadini. Una passione per la Natura che, seguendo il richiamo al pensiero di Baruch Spinoza, si lega all’idea della coincidenza fra Dio e Natura. Nel loro modo di guardare il podere, questo riferimento passa attraverso l’osservazione dei colori, degli odori e dei tempi della campagna, indispensabile per comprendere quanto accade tra le piante e regolare di conseguenza il lavoro.

Accanto a Spinoza, i Basile hanno scelto una frase di Columella: Olea prima omnium arborum est, «l’olivo è il primo fra tutti gli alberi». Nel podere questo rispetto per la storia agricola del luogo si riconosce nella presenza degli olivi secolari, conservati accanto agli impianti più recenti. La densità è di circa duecento piante per ettaro, mentre fra gli alberi rimangono i carrubi e i muretti a secco che da tempo segnano il profilo della campagna.

 

Anche la gestione del terreno segue ritmi precisi. Durante l’inverno l’inerbimento spontaneo viene lasciato crescere e, con la successiva trinciatura, diventa nutrimento per il suolo. A questo apporto si aggiunge lo stallatico certificato biologico. I Basile intendono proseguire con questa modalità di coltivazione, accompagnandola con un controllo costante delle piante. L’osservazione dell’oliveto permette infatti di riconoscere per tempo eventuali problemi e di regolare gli interventi secondo le condizioni effettive del campo.

Per questo, nel presentare l’azienda, Giorgio e Rosa invitano anche a visitare il podere. Ogni periodo dell’anno permette di osservare un momento diverso: la ripresa della vegetazione in primavera, la trinciatura dell’inerbimento spontaneo e, all’inizio dell’estate, la crescita dei frutti sugli alberi. È un modo diretto per comprendere quanto lavoro preceda la raccolta e come ogni fase dipenda da quella che l’ha anticipata.

 

Quando comincia l’invaiatura, le differenze fra le cultivar determinano il calendario della raccolta. La Moresca e la Verdese non maturano nello stesso momento e le olive vengono quindi raccolte separatamente, a mano e direttamente dall’albero. Dopo una prima selezione, sono adagiate in piccole cassette forate e trasportate subito al frantoio, comunque entro otto ore. La raccolta in questa fase della maturazione risponde alla volontà di ottenere un olio più vivace e piccante; segue poi l’estrazione a freddo.

 

Le due varietà imprimono caratteristiche differenti all’olio. La Moresca dà generalmente un prodotto più delicato e dolce, con un richiamo al carciofo; la Verdese esprime invece un fruttato più intenso, mediamente amaro e leggermente piccante. Il risultato dipende anche dalle condizioni dell’annata, che incidono sulla maturazione delle olive e sulle quantità disponibili.

Da queste diverse caratteristiche nascono gli oli dell’azienda. Mandravecchia è un monocultivar di Verdese, mentre Pietra Beata è un blend delle varietà presenti nel podere, coltivate anche per favorire l’impollinazione. Pensato inizialmente per il consumo familiare, quest’ultimo prende il nome da Beatrice e Piero, figli rispettivamente di Giorgio e Rosa.

 

Nel corso degli anni, l’azienda e le sue produzioni hanno ricevuto riconoscimenti e segnalazioni da guide e concorsi di settore. Nel 2014 sono arrivate le Tre Foglie nella guida Oli d’Italia del Gambero Rosso, seguite nel 2016 dalla Silver Medal al Domina International Olive Oil Contest. Nel 2023 l’olio ha ottenuto una Foglia ed è stato selezionato per l’Oli d’Italia Tour del Gambero Rosso.

Nel 2025 Mandravecchia ha ricevuto le Quattro Gocce d’Oro e la Menzione di Merito al concorso nazionale L’Oro d’Italia, oltre al Bicchiere d’Argento del Milan International Olive Oil Award. A questi risultati si sono aggiunte la segnalazione dell’azienda nella Guida agli Extravergini 2026 di Slow Food e le Due Foglie assegnate nell’edizione 2026/27 della guida Oli d’Italia del Gambero Rosso.

 

La produzione conserva le dimensioni raccolte di una realtà familiare e rimane legata all’andamento di ogni stagione. La vendita avviene direttamente, scrivendo all’azienda tramite posta elettronica, e le confezioni disponibili sono da sei o dodici bottiglie da mezzo litro.

Per conoscere Mandravecchia, tuttavia, resta anche l’invito a raggiungere il podere e a scoprirlo nei diversi momenti dell’anno. Fra muretti a secco, carrubi e olivi, nella campagna che da Modica conduce verso Noto, continua così la storia di Giorgio e Rosa Basile: una storia familiare che da ventitré anni segue, stagione dopo stagione, il tempo dell’olivo.

Ringraziamo Giovanni Cordileone per il contributo fotografico.

www.mandravecchia.com

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