Fausto Brizzi: l’incubo è il lieto fine

Roma – Quando scoppiò lo scandalo Weinstein e le dichiarazioni shock delle vittime di abusi da parte del produttore cinematografico americano, anche in Italia si è sollevato un polverone: Asia Argento con il movimento MeToo rivendicava le violenze sessuali contro quest’ultimo ed altre tre ragazze, debuttanti nel mondo dello spettacolo accusavano Fausto Brizzi di molestie.

Dopo poco più di un anno, il gip ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata a luglio dalla Procura di Roma per violenza sessuale. L’avvocato di Brizzi, Antonio Marino, commenta: «Si chiude così definitivamente la vicenda relativa allo scandalo delle molestie apertasi con i servizi delle Iene». Gli esposti si riferivano a tre presunti episodi avvenuti tra il 2014 e il 2017 ed erano arrivati in Procura oltre i termini previsti dalla legge.

“Questo giudice, in sintonia con la chiara posizione espressa dall’organo inquirente, non intende relativizzare la gravità di certe condotte in ragione di una peculiare categoria di appartenenza della vittima – si evince dal decreto di archiviazione – bensì soppesare il disvalore di determinati atti, inquadrandoli nell’ambito dello specifico contesto di intimità nel quale sono stati compiuti, indipendentemente dalle modalità e dai passaggi attraverso i quali si è venuta a costituire quella particolare situazione nella quale il palpeggiamento o il gesto ancor più invasivo è oggettivamente privo delle connotazioni di insidiosità e imprevedibilità, ancorché repentino e improvviso e non può essere stigmatizzato al pari delle azioni materiali sottese alle pronunce della giurisprudenza di legittimità citate dalla difesa delle opponenti”.

Ma c’è anche chi non è d’accordo. Davide Parenti, ideatore de “Le Iene”, colui che ha portato avanti il caso narrando 15 storie di ragazze è pronto a farsi querelare e finire in tribunale faccia a faccia col noto regista: «Portateci in Tribunale perché questa cosa merita di essere chiarita fino in fondo. Io trovo che sia tutto surreale. Se abbiamo detto bugie è giusto che si chiarisca, ma quanta ipocrisia c’è da parte delle persone che

domani ci attaccheranno? Ci diranno ‘Iene chiedete scusa’ ma noi non chiediamo scusa, le cose non stanno così. Se Brizzi ci chiamasse in causa noi saremmo pronti a dimostrare la veridicità dei nostri servizi» dichiara Parenti «le ragazze che ci hanno raccontato le loro storie sono tutte persone che non si conoscono tra loro, che non cercavano pubblicità, che non ci hanno messo la faccia perché non potevano mettercela e che hanno cercato una giustizia non nella legge perché quello che avevano passato non lo avevano detto nemmeno ai loro genitori».

A chi credere? Da una parte potrebbero esserci, secondo Brizzi, quindici ragazzine che non passando i provini hanno deciso di vendicarsi con uno “scherzo di pessimo gusto”. Dall’altro, un orco pronto a tutto pur di tenere la faccia pulita e di continuare a lavorare. Comunque, la giustizia ha fatto il suo corso.

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