Sanremo 2019, il festival delle sorprese e delle polemiche

Tra diatribe e controversie anche la 69esima edizione del Festival di Sanremo si è conclusa ieri sera, ottenendo un ascolto pari al 56,5% con 10.622.000 spettatori. Il dato, in media con gli ascolti degli anni precedenti (l’anno scorso segnò uno share pari al 52.52% sempre sotto la direzione artistica di Claudio Baglioni), conferma l’importanza e la risonanza mediatica della kermesse, che ancora oggi unisce e divide allo stesso tempo l’opinione pubblica italiana.

Come ogni anno le polemiche non sono tardate ad arrivare: partendo dal podio e il vincitore fino ad arrivare alle accuse ad Achille Lauro, reo di aver inneggiato a sostanze stupefacenti nel testo della sua canzone. Le accuse, prontamente smentite, hanno però confermato la scommessa di Baglioni di puntare su artisti giovani e fino ad oggi sconosciuti ai più, dando loro la possibilità di esibirsi sul palco dell’Ariston nella categoria Big. Il direttore artistico ha così dato vita all’edizione più social di sempre, raggiungendo picchi del 60% sul pubblico tra i 15 e i 34 anni, con un’età media dei concorrenti pari a 37 anni e una varietà di generi che riflette in pieno il vasto panorama musicale italiano: dal rap alla trap passando per l’indie, Il risultato è sorprendente: vince Mahmood, artista emergente e vincitore appena un mese fa di Sanremo giovani; vincita che gli è valsa la partecipazione alla kermesse.

E se il pubblico presente in Teatro ha protestato contro l’esclusione dal podio di Loredana Berté, in conferenza stampa Ultimo si ribella ai giornalisti per essere stato accusato di aver sminuito il vincitore Mahmood. Allo stesso modo l’ironia social si scatena puntando il dito contro le origini del vincitore, di padre arabo e mamma sarda, nel contesto politico e sociale attuale.

Ma tra tutte queste polemiche, ciò che salta all’occhio è la composizione del podio: Mahmood, Ultimo e Il Volo. Ben cinque uomini che si sono contesi l’ambito Leone d’oro nella finalissima. E le donne? Già inizialmente tra le 24 canzoni totali presenti in gara, le voci femminili erano solamente sei. Nelle ultime dieci edizioni del Festival otto sono state vinte dagli uomini; troviamo solo due eccezioni nell’anno 2012 con Emma Marrone e nella edizione del 2014 con Arisa. Se Baglioni al Dopofestival risponde che già in partenza vengono statisticamente presentate meno domande da cantanti femminili, dall’altra ci pensa Francesco Renga ad affermare: ‘la voce maschile è una voce più armoniosa, le voci femminili belle, aggraziate, sono meno di quelle maschili. […] le voci femminili hanno delle frequenze diverse, quindi all’udito vengono apprezzate solo quando sono veramente speciali.’ Che avesse ragione o meno, Renga, dopo il polverone sollevato, ha prontamente ritrattato dicendo che le donne sono il centro del suo mondo. E se il pubblico rumoreggia, la conduttrice Anna Foglietta interviene estendendo il problema delle quote rosa anche al cinema, al Parlamento e alla società più in generale. Perché Sanremo è Sanremo, ma forse in questo caso è semplicemente lo specchio delle storie di tutti i giorni.

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