Le Nuvole di Aristofane in scena al Teatro Arcobaleno

<<Voi stessi avete visto […] la commedia di Aristofane: un certo Socrate che andava su e giù per la scena dicendo di camminare per aria e spacciando altre simili stupidaggini, a proposito delle quali io non ho proprio nulla da spartire, né poco né tanto>>.
(Platone, Apologia di Socrate, 19c)

 

La rappresentazione delle Nuvole di Aristofane al teatro Arcobaleno, con la sapiente regia di Vincenzo Zingaro, regala allo spettatore un’occasione per immergersi nel mondo della commedia attica antica, di cui il regista ha recuperato lo spirito più veritiero grazie all’uso delle maschere, create dal famoso Riccardo Carboni.

L’attività teatrale di Aristofane coincide con il drammatico svolgimento della guerra del Peloponneso, intorno al 460 a.C., che vide la fine della grandezza ateniese e la corrosione degli ideali che l’avevano promossa. E’ proprio in questa chiave che risiede la chiave politica della sua commedia, mentre la chiava culturale è rappresentata dall’eversione delle convinzioni tradizionali, prodotta da un lato dai sofisti e dall’altro dalla critica euripidea, attiva nel versante teatrale.

Nello specifico la rappresentazione teatrale è fedele allo scritto; la scena si apre con l’avaro contadino Strepsiade (interpretato magistralmente da Fabrizio Passerini) oppresso dai debiti che il figlio Fidippide (Piero Sarpa, nello stesso modo lodevole) ha contratto alle corse dei cavalli.

Pensa allora di mandare il figlio al pensatoio delle anime sapienti, dove Socrate (Ugo Cardinali, altrettanto encomiabile), insegna ad avere ragione negli scontri dialettici, anche se in posizione di evidente torto. In questo modo Stripsiade pensa che il figlio sarà in grado di vincere qualsiasi causa che i creditori gli intenteranno.

In un primo momento Fidippide non vuole andare al Pensatoio del filosofo e così il padre, disperato e perseguitato dagli strozzini, decide di recarvisi lui stesso, seppur vecchio. Appena giunto assiste ad una diatriba in forma di agone tra il Discorso Giusto, che elogia l’educazione austera del passato e il Discorso Ingiusto, che esalta la spregiudicata capacità di sovvertire ogni norma e di godersi la vita, di cui fanno sfogio gli uomini nuovi.

Entusiasto di quello che ha appreso convince il figlio Fidippide a recarsi al pensatoio e così Socrate decide di impegnarsi ad istruirlo: gli mette indosso un mantello e una corona ed invoca l’arrivo delle Nuvole, (Laura De Angelis, Erika Puddu e Carmen Landolfi, tre talentuose attrici) le divinità da lui adorate, che si presentano puntuali sulla scena.

Fidippide è scaltro ed apprende subito gli insegnamenti di Socrate riuscendo così a  scacciare i creditori, il  padre è finalmente soddisfatto, ma la situazione gli sfugge di mano: Fidippide comincia infatti a picchiarlo, e di fronte alle sue proteste il figlio gli dimostra di avere tutto il diritto di farlo.  

[FIDIPPIDE: Ti farò una domanda: quand’ero bambino, mi picchiavi?
STREPSIADE: Certo, lo facevo per te, per il tuo bene.
FIDIPPIDE: Dimmi, allora: non è giusto che anch’io ti voglia bene allo stesso modo, e ti picchi, visto che picchiare vuol dire voler bene? » ]

Esasperato e furioso, Strepsiade dà allora alle fiamme il Pensatoio di Socrate, tra le grida spaventate dei discepoli.

Le Nuvole sono una delle commedie che ci hanno regalato i greci, ad essere estremamente attuale, la decadenza morale e politica del tempo, l’ignoranza dei due personaggi che, quando vengono in contatto con un po’ di cultura, tentano di piegarla ai loro bassi fini e la disperante limitatezza di chi usa le parole, le regole e le leggi solo per i propri esclusivi interessi hanno ancora molto di (tristemente) attuale.

 

Giorgia Troiani1111

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