Gallura, eccezionale ritrovamento: la Polizia di Stato scopre un relitto di epoca imperiale in fondo al mare.

La scoperta è di grande valore didattico e scientifico: la nave romana, lunga 18 metri e larga 7, è adagiata sulla sabbia in uno straordinario stato di conservazione .

Il Mar Mediterraneo non smette di regalarci sorprese. Al largo delle splendide coste della Gallura i sommozzatori della Polizia di Stato hanno rinvenuto i resti di una grande nave romana da carico, che probabilmente trasportava beni verso le coste della Spagna o verso gli approdi occidentali della Sardegna. Il ritrovamento è di grande rilievo scientifico: l’antica imbarcazione, lunga 18 metri e larga 7, appare in perfetto stato di conservazione, tanto che i laterizi da essa trasportati risultano ancora incastrati nella loro posizione originale.

Porto latino di grande importanza, la città di Olbia era il centro di traffici commerciali tra la Sardegna e il Mediterraneo, il “Mare Internum” dell’Impero, un immenso “lago” dominato dalla legge di Roma. A testimonianza di questo glorioso passato, la Gallura ci ha restituito importanti reperti: il Museo Archeologico di Olbia conserva, infatti, le rovine di ben 24 imbarcazioni di epoca romana e medievale.

L’operazione è stata portata a termine dalla Polizia di Sassari in collaborazione con la Soprintendenza archeologica della Sardegna. Il relitto, ritrovato dopo un oblio lungo due millenni a circa 50 metri di profondità dal nucleo sommozzatori, si può considerare come l’antenato delle moderne navi container. Lo straordinario stato di conservazione, secondo gli archeologi, è dovuto a un affondamento anomalo dell’imbarcazione: non sembrano esistere indizi di danneggiamento a causa di tempeste o attacchi pirateschi, la nave si è inabissata con un semplice movimento verticale, dalla superficie fino al fondale. Secondo i primi studi, l’imbarcazione è stata costruita nelle officine nei pressi di Roma, in età imperiale.

La conferenza stampa, tenutasi presso il commissariato di Olbia il 23 giugno, ha chiarito i dettagli dell’operazione. All’evento hanno preso parte: il questore di Sassari Pasquale Errico, il soprintendente ai beni archeologici Rubens D’Oriano, il Tenente di Vascello Gabriele Paparo, e il vice responsabile del gruppo dei sommozzatori della Questura di Sassari sovrintendente Nino Lecca.  Il questore Pasquale Errico non ha nascosto la sua soddisfazione: «I miei complimenti vanno a tutti gli uomini che sono scesi a quelle profondità filmando il relitto. Oggi grazie all’intervento della Marina e del nostro gruppo possiamo arricchire il panorama scientifico degli studiosi».

Com’è facile intuire, non è stata indicata la precisa posizione del relitto, per evitare che malintenzionati possano recarsi e razziare parti del prezioso carico. La nave è adagiata su un fondale sabbioso a cinquanta metri di profondità nelle acque tra Santa Teresa di Gallura e le Bocche di Bonifacio.

Il ritrovamento ha un enorme valore archeologico oltre che didattico: «Si tratta di un vero e proprio tesoro» ha affermato Rubens D’Oriano. Ciò che colpisce maggiormente è lo stato di conservazione dei materiali: «All’interno ci sono pile di tegole e coppi che servivano per la copertura dei tetti. Siamo davvero molto felici di questa scoperta».

Dietro a questa impresa c’è un eroe in carne ed ossa: il Tenente di Vascello Gabriele Paparo, capo del nucleo di sminamento subacqueo in servizio presso il Gruppo Operativo Speciale (GOS) degli Incursori di Marina. L’Ufficiale, stava facendo delle immersioni fuori servizio, quando ha avvistato sul fondo del mare il grande relitto: «L’ho riconosciuta perché qualche tempo fa avevo dato supporto in un’operazione di recupero proprio per una nave romana nelle acque di Terracina. A quel punto ho subito notato i laterizi». La casualità del ritrovamento aggiunge fascino alla vicenda.

I costi per il recupero integrale del relitto sono stati considerati però esorbitanti e il sito è stato dichiarato in assoluta sicurezza. La grande nave da trasporto di epoca imperiale resterà sul fondo del Mediterraneo e non è escluso che in futuro possa diventare meta di visite guidate destinate, data la profondità, a sommozzatori con un certo livello di esperienza.

 

Francesco Consiglio

Related Posts

di
Previous Post Next Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 shares