Oggigiorno i giovani hanno accesso a opportunità, strumenti e libertà che le generazioni passate potevano soltanto immaginare. Eppure, mai come oggi sembrano così insoddisfatti del proprio presente e incerti sul proprio futuro. Ormai fanno parte della nostra quotidianità smartphone, internet, informazioni veloci ed accessibili, possibilità di viaggiare, di comunicare con persone dall’altra parte del mondo: in poche parole, abbiamo tutto a portata di mano. I ragazzi di oggi crescono in una società che offre molto più di quanto abbiano avuto i nostri genitori e soprattutto dei nostri nonni.
Le generazioni passate hanno vissuto grandi eventi traumatici che hanno enormemente destabilizzato l’equilibrio: guerre, povertà, deportazione, sacrifici e difficoltà economiche nettamente superiori a quelle attuali. Molti di loro si sono trovati a dover lavorare fin dalla minore età per aiutare le proprie famiglie e costruirsi un futuro dignitoso. Molti giovani di oggi lamentano continuamente ciò che manca senza accorgersi di ciò che già possiedono. Considerando che in passato gli obiettivi erano più semplici e chiari da capire, come trovare un lavoro, costruire una famiglia, migliorare la propria condizione economica, è chiaro che la vastità delle opportunità che i giovani hanno oggi si riflette anche sull’indecisione che possono sviluppare nel costruire un futuro.
In questo contesto cresce il conflitto tra i giovani e le istituzioni. Molti ritengono che la responsabilità dei problemi sociali ed economici dipenda esclusivamente dallo Stato, ma questa visione rischia di trasformarsi in una giustificazione che evita di riconoscere le responsabilità individuali. Ancora più grave è quando il disagio sfocia in atti di vandalismo e violenza, che non danneggiano solo le istituzioni, ma l’intera comunità e i cittadini che contribuiscono ogni giorno al funzionamento della società stessa. Una protesta priva di obiettivi chiari e proposte concrete perde il suo valore, trasformandosi talvolta in una semplice sfida all’autorità piuttosto che in una reale richiesta di cambiamento.
Questo non significa che tutti i giovani siano uguali. Esistono migliaia di ragazzi che studiano con impegno, lavorano, fanno volontariato e cercano di costruire il proprio futuro con determinazione. Sono loro la dimostrazione che le opportunità esistono e che possono essere trasformate in risultati concreti. La società non ha bisogno di una generazione che protesta soltanto per fare rumore, ma di giovani capaci di trasformare le proprie idee in azioni concrete e il proprio malcontento in un aiuto concreto per il bene comune.
Da studentessa universitaria di 20 anni, sento spesso di appartenere a una generazione che dà troppa importanza all’apparenza e ai beni materiali, trascurando valori come il rispetto, l’amicizia, la solidarietà e l’empatia. Molti giovani sembrano vivere per ottenere l’approvazione degli altri, giudicando e venendo giudicati in base all’aspetto fisico, ai vestiti o agli oggetti posseduti, invece che per ciò che sono realmente. Un altro problema è la tendenza a seguire mode e comportamenti senza riflettere spesso prendendo come esempio influencer o persone più grandi e rischiando così di perdere la propria autenticità. In questo contesto l’educazione familiare assume un ruolo fondamentale, perché insegna il valore del sacrificio, dell’impegno e della responsabilità.
Riconosco però che non tutti i giovani sono uguali: molti cercano rapporti autentici e danno importanza ai valori, ma spesso si sentono esclusi in una società che privilegia l’apparenza. La continua abitudine di giudicare gli altri rende più difficili le relazioni sincere e aumentano le insicurezze e la solitudine. Infine penso che il rapporto sempre più stretto con la tecnologia e i social
network rischiano di allontanare le persone e ridurre il dialogo autentico. Per questo motivo, la generazione attuale dovrebbe riscoprire il valore delle relazioni umane, dell’ascolto e dell’autenticità, ricordando che il vero valore di una persona non dipende da ciò che possiede, ma da ciò che è