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Oggi parliamo di una di quelle mete che colpiscono per l’alone di mistero nel quale sono immerse. Il luogo dal fascino misterioso di cui si parla è ubicato nel Lago di Bolsena, il più grande specchio d’acqua vulcanico d’Europa, e pare proprio appartenere ad un’altra dimensione: è l’Isola Martana. Senz’altro di dimensioni più contenute e silenziosa, rispetto alla vicina Isola Bisentina, la Martana assume una forma a mezza luna, di roccia vulcanica, che si trova a due chilometri dalla costa di Marta, borgo viterbese dal quale prende il nome.
L’isola è inaccessibile poiché è di proprietà privata, ma, oltre a ciò, a contribuire ad alimentarne l’alone di mistero nel quale sembra avvolta, è il fatto che si fa custode di millenni di storia, con segreti geologici e leggende di sangue reale. Esercita quindi una magnetica attrattiva, specie se si pensa alle sue leggende, in chi si trovi ad osservarla dalle sponde o la circumnavighi in battello.
Cominciamo col descrivere le origini geologiche dell’isola, congiuntamente col profilo da favola nera che la identifica (tanto da essere ritenuta una “isola fantasma”). La Martana ha preso forma circa 132.000 anni fa, per via dell’esplosione di un conetto eruttivo subacqueo, internamente all’antico bacino dei Monti Volsini.
Si può dire che l’isola sia dotata di una doppia anima. Infatti, se vista da sud, potrebbe apparire anche accogliente, con quella vegetazione lussureggiante di lecci, ulivi, oleandri secolari e fitti arbusti che celano ville private e storici ruderi. Ma, se vista da nord, il paesaggio cambia e di tanto. A quel punto non si nota più una terra generosa dalla vegetazione fitta e rigogliosa che sembra in armonia con il creato, ma un paesaggio contraddistinto dalle pareti rocciose elevate, di roccia vulcanica dalla colorazione nerastra (quel che si nota da questo lato è, insomma, più un’”anima nera”). Pareti che affondano nelle acque profonde e limpide del lago, in forte contrasto visivo ed estetico.
Il fatto che l’isola sia stata protetta in vari decenni perché inaccessibile per via della proprietà privata, è tutt’oggi un vero santuario ecologico, lontano dall’impronta della modernità e dell’inquinamento. Le specie d’uccelli migratori
e stanziali trovano qui dei posti perfetti per nidificare indisturbate nella meravigliosa dotazione boschiva del luogo.
L’isola della Martana resterà indissolubilmente collegata alla tragedia di Amalasunta, un omicidio che fece molto scalpore in Europa. Amalasunta era la regina dei Goti, figlia di Teodorico il Grande, una donna dalla cultura fuori dal comune (basta citare il fatto che deteneva la piena padronanza del greco e del latino, in seguito all’educazione ricevuta alla corte di Ravenna). Amalasunta era stata reggente del regno ostrogoto per il figlio Atalarico, ma quando questi morì prematuramente nel 534, decise di consolidare la propria posizione politica, e per farlo convolò a nozze col cugino Teodato. Divenne così regina. Nel corso della sua reggenza, cercò di mantenere un’alleanza salda con la cultura romana e con l’Impero d’Oriente.
Ma, proprio il cugino, nonché marito, la tradì, poco dopo essere divenuta regina, con quella fazione di nobili a lei ostile. Teodato aveva siglato con lei un accordo in base al quale sarebbe stato re solo nominalmente, in seguito alle nozze, mentre il potere effettivo sarebbe stato esercitato da Amalasunta. Già alleato con i nobili, la fece deporre e imprigionare, e la confinò proprio sull’Isola Martana, dove ne ordì l’uccisione nel 535 d.C. Da come si tramanda, sembra che il delitto avesse avuto luogo fra le mura di una torre di cui si possono ancora vedere i ruderi a dominare il versante nord dell’isola.
L’omicidio consumato su quel fazzoletto di terra diede all’imperatore bizantino Giustiniano il pretesto formale per dare inizio alla guerra gotica, dato che Amalasunta si era rivelata nella reggenza del regno una preziosa alleata di Bisanzio (si era anche ipotizzata una cessione pacifica dell’Italia all’Impero Romano d’Oriente qualora la situazione politica fosse divenuta insostenibile). La guerra si protrasse per quasi vent’anni, dal 535 al 553, e ha posto fine alla presenza degli Ostrogoti in Italia. Con l’avvenimento è stato allora cambiato il corso della storia di tutta la penisola.
Fra le ombre che l’isola custodisce, non c’è soltanto la tragica fine della regina Amalasunta. Sono infatti diverse le memorie mistiche di cui la Martana è protagonista. Fra queste, ricordiamo il mistero di Santa Cristina. Nel 303 d.C., mentre erano in corso le persecuzioni dell’imperatore Diocleziano, Santa Cristina venne confinata in una torre del luogo. Circa un secolo dopo, nel 410 d.C., si volle evitare che le spoglie di quella donna, che poi fu proclamata santa, divenissero
preda delle depredazioni da parte dei barbari. Il nascondiglio per le spoglie venne trovato sempre sull’isola, un nascondiglio che durò diversi secoli, fino all’anno 1084, quando la Contessa Matilde di Canossa li rinvenne e li fece trasferire solennemente a Bolsena.
Sulla Martana c’è anche una galleria segreta che si apre a metà della costa ed è nascosta da una vegetazione fitta. Si tratta d’una cavità naturale che permette l’ingresso ad una galleria scavata da mani umane nella roccia viva. Il percorso dà modo d’attraversare l’isola da un capo all’altro, compiendo due curve. Chi lo attraversa sbuca in un piccolo approdo nascosto, chiamato col nome di Bagno della Regina Amalasunta.
La Martana è anche nota col nome “isola del fantasma”, nella cultura popolare della Tiscia. Sono molti i pescatori del lago che raccontano d’aver udito, al soffio della tramontana, un acuto grido trasportato dal vento, proveniente dalle rocce a settentrione. Grido che viene attribuito alla regina tradita, il cui spirito non avrebbe mai lasciato il suo esilio di pietra.
Certo, sarebbe ingiusto parlare della Martana come di un luogo sinistro e isolato, dato che, nel corso del tempo, vi ha trovato sede una comunità autonoma, e fra questa altresì una piccola comunità monastica, avvenimenti che ne hanno fatto un centro abitato e dalla forte spiritualità.
È stato nel IX secolo che l’isola della Martana ha trovato degli abitanti, quando delle popolazioni vi si rifugiarono per sfuggire alle persecuzioni date dalle invasioni saracene. Si diede vita allora a una piccola comunità autonoma con varie abitazioni, impianti di pesca e due chiese, di cui una dedicata a Santo Stefano e l’altra a San Valentino. E vi sopraggiunsero anche ordini religiosi, non a caso, la stessa chiesa di Santo Stefano era parte di un monastero benedettino, ma vi furono anche Agostiniani, Minimi e Camaldolesi. Ordini che dopo abbandonarono, quando cadde il Ducato di Castro nel 1649.
La Martana è oggi di proprietà privata, nella sua interezza. È stata infatti oggetto di transizioni immobiliari ed è stata aggiudicata da imprenditori del nord Italia. Viene ogni tanto utilizzata come location d’eventi e matrimoni blindatissimi.
Essendo proprietà privata, l’Isola Martana non è liberamente visitabile via terra. Il modo migliore per fare la conoscenza dell’isola è allora quello di circumnavigarla in battello, ammirarla quindi ad una distanza piuttosto ravvicinata dall’acqua.
Le visite organizzate sono molto frequenti col sopraggiungere del clima mite. Infatti, in primavera e in estate partono diverse gite, in battello e altre imbarcazioni, dai porti di Marta e Capodimonte. Di certo navigare attorno all’isola senza potervi fare scalo è qualcosa che fa percepire con ancor più ampiezza quella sensazione di mistero descritta precedentemente e che avvolge l’isola, come se questa fosse schermata agli ingressi. Si possono osservare le pareti di basalto scuro, scorgere i tetti delle ville seminascoste dai rami, e nel contempo ascoltando i racconti delle antiche cronache medievali. Per chi desidera il mistero e la scoperta, l’Isola della Martana è una meta senz’altro da scoprire!